Se ci soffermiamo sul nostro rapporto con la natura, nella mostra “The Mountain Touch. Un viaggio nella natura che cura” scienza e arte si incontrano per ripensare il benessere delle persone e dell’ambiente. Al Muse, Museo delle Scienze di Trento, il progetto prodotto dal Museo Nazionale della Montagna di Torino, a cura di Andrea Lerda, nell’edizione trentina si è arricchito di nuove opere d’arte e contenuti scientifici.

La mostra ha origine da una serie di evidenze emerse in relazione alla crisi climatica in corso e al periodo pandemico: in risposta alla perdita di biodiversità e al progressivo degrado degli ambienti naturali, si va infatti affermando una crescente consapevolezza che il nostro benessere fisico e mentale è strettamente legato a quello del nostro pianeta.

L’esposizione prova a offrire una panoramica dei principali temi di ricerca e apre a una serie di interrogativi come, ad esempio, quale impatto potrà avere la devastazione ambientale in corso sulla nostra salute o come ricorrere all’eco terapia per far fronte all’eco alienazione.

Diciassette artiste e artisti (Paola Anziché, Zheng Bo, Ruben Brulat, Alberto Di Fabio, Michael Fliri, Christian Fogarolli, Lucas Foglia, Fernando García-Dory, Nona Inescu, Zora Kreuzer, Bianca Lee Vasquez, Marzia Migliora, Caterina Morigi, Andrea Nacciarriti, Vera Portatadino, George Steinmann, Peter Stridsberg) le cui opere sono state realizzate in dialogo con contenuti scientifici, offrono stimoli visivi di carattere artistico e al contempo introducono una serie di temi e di ricerche scientifiche attuali, relative alle implicazioni positive e negative nella relazione tra umano, montagna e natura in senso più ampio.

Tutte le opere sono legate alla montagna e, più in generale, alla natura, alcune in modo più diretto e su un piano iconografico, altre in maniera indiretta, ma pur sempre strettamente puntuale rispetto al tema che l’esposizione esplora e approfondisce.

La mostra è arricchita da ulteriori opere e temi connessi al territorio e agli ambienti montani per sottolineare l’urgenza di adottare un nuovo paradigma, che rovesci l’attuale tendenza negativa di cambiamenti nell’ecosistema e nel clima, le sue ripercussioni sulla salute delle persone e sullo stato dei sistemi naturali, da cui essa dipende.