A Gorizia, dopo il successo di “Italia Cinquanta. Moda e Design. Nascita di uno stile” dello scorso anno, Palazzo Attems Petzenstein propone, fino al 27 ottobre, un viaggio all’interno del decennio che rappresenta uno dei periodi più iconici della storia recente: “i mitici Anni Sessanta“. Decennio controverso per i complessi mutamenti sociali e politici, certo, ma anche effervescente per originali spinte creative e l’imporsi di nuovi approcci, nuove visioni. A cambiare furono il modo di vivere, di abitare, lavorare, vestire, amare e gestire il tempo libero.

Sono gli anni dell’alluvione di Firenze e Venezia (del ’66), delle contestazioni studentesche (del ’68 e ’69), del primo esprimersi dei successivi Anni di piombo, ma anche quelli in cui ogni sogno sembra poter diventare realtà. A Milano nasce il Salone del Mobile, trionfano le materie plastiche che consentono ulteriore libertà creativa. Gli anni della plastica arancione, del design, delle più incredibili sperimentazioni. Fioriscono oggetti-icona destinati a connotare l’epoca e che, nel loro piccolo, mutano il modo di vivere, basti ricordare il mangiadischi che porta la musica ovunque si voglia: una piccola, enorme rivoluzione.

Accompagnata dal volume edito da Antiga Edizioni, “Italia Sessanta. Arte, moda e design. Dal Boom al Pop” inappuntabile nei contenuti e nell’analisi storico critica, offre un tuffo in quel mondo e i curatori – Carla Cerutti per il design, Enrico Minio Capucci e Raffaella Sgubin per la moda con Lorenzo Michelli per le arti visive – hanno scelto di raccontare il decennio sottolineando le assonanze di generi.

Ad accogliere i visitatori, una sfavillante Ferrari 275 gtb del 1965 simbolo universale del design ma anche dell’imporsi della tecnologia Made in Italy. Un racconto aperto anche all’arte, riconoscendo quanto quel linguaggio espressivo si intrecci con qualsiasi espressione ricordando come, nel ’64, la Biennale di Venezia ufficializzi la Pop Art, che con il Radical Design imporrà il primato della invenzione poetica sulla funzionalità. Le nuove figurazioni e forme, tra Pop e Op, nuovi materiali e nuove tecnologie si irradiano dagli epicentri di Milano e Roma alle periferie, creando modelli originali e avanzate sensibilità.

I creativi meticciamenti tra design, arte, moda, comunicazione, musica, spettacolo producono, e rendono popolari, oggetti come il telefono Grillo e la radio TS 502, entrambi di Zanuso e Sapper, i televisori Brionvega, oggi oggetto del desiderio di ogni collezionista, la macchina da scrivere Valentine di Ettore Sottsass per Olivetti. Il nuovo coinvolge tutte le arti applicate, dai vetri alle ceramiche e, naturalmente, la moda.

In mostra abiti icona come il Pigiama Palazzo imposto da Irene Galitzine accanto agli abiti di Valentino, Capucci, Missoni, Pucci, Balestra, a borse e scarpe di Ferragamo, Gucci, Roberta di Camerino. Si assiste anche all’ingresso della plastica nella moda e l’influenza di Pop e Op, con le creazioni di Getulio Alviani e Germana Marucelli.

Il nuovo in case nuove e nuovi arredi, anch’essi spazi di sperimentazione e visioni firmate da Joe Colombo, De Pas, D’Urbino e Lomazzi, Giancarlo Piretti, Archizoom, Studio 65, Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Vico Magistretti, Elio Martinelli, Umberto Riva, Gae Aulenti, Gino Sarfatti, Gio Ponti, Tobia Scarpa. Tra i tanti, come non ricordare il Sacco di Gatti, Paolini e Teodoro reso celebre dal povero ragionier Ugo Fantozzi.

A mutare forma anche gli strumenti musicali: iconica la chitarra della Eko, Rocket, ideata da Oliviero Pigini per il gruppo musicale inglese The Rokes. Una sezione espositiva è dedicata alla “Britaly”, la British Invasion per ricordare i molti artisti e musicisti britannici che, attratti dal nostro Paese, vi si stabilirono portando con sé la nuova ventata culturale del Regno Unito. Dalla minigonna alla musica, all’arte: novità che l’Italia assorbe e ripropone con buon gusto e genialità.