Al Museo di Santa Giulia, nelle Sale dell’Affresco (così denominate per la presenza di un’Ultima Cena tardo quattrocentesca) prosegue, fino a domenica 1° settembre, la mostra sull’’universo visivo di Gabriele Micalizzi (Milano, 1984) tra i maggiori reporter di guerra degli ultimi anni, uno dei fondatori del collettivo Cesura e autore di scatti a tema umanitario, sociale e artistico.

Legacy. Materia-Storia-Identità presenta cinquanta immagini, alcune delle quali inedite, e palesa quel suo particolare linguaggio espressivo, l’interesse per tecniche fotografiche poco convenzionali svelando aspetti sperimentali e meno noti, dichiarando: “Sono molto onorato che Fondazione Brescia Musei mi abbia dato questa opportunità di portare una mia installazione e la mia opera davanti a un affresco dell’Ultima Cena.

È emozionante vedere questa ‘combo’ tra antico e nuovo, con tecniche antiche e contemporanee. La mia necessità era cercare di spiegare il tempo che stiamo vivendo, riguardo il tema dell’immagine. Stiamo vivendo una rivoluzione industriale digitale, siamo in mezzo a uno spaccato della Storia e la Storia è l’argomento principale della mia visione.

Riuscire a fare questa mostra in questo momento rende il mio lavoro davvero contemporaneo. La possibilità di poter condividere il mio lavoro di documentazione, lasciando una testimonianza tangibile di esso è un riconoscimento incredibile, in una cornice che trasuda storia in ogni suo scorcio“.

L’intenzione di questo progetto è una riflessione sul ruolo esercitato dalla fotografia nella società contemporanea messa apparentemente in crisi dall’avvento degli smartphone – capaci di creare un flusso incontrollabile da rendere difficile stimare il valore di uno scatto – come effettiva e attendibile testimonianza storica. Indaga, inoltre, i molteplici significati da assegnare al medium fotografico così da portare alla luce la dicotomia tra virtualità del digitale e matericità dell’analogico.

Il percorso, a ingresso gratuito, è articolato in tre stanze e si apre con quattro gigantografie come narrazione di momenti significativi della storia contemporanea: dalle proteste delle Camicie Rosse in Thailandia allo scoppio della guerra civile in Ucraina, fino ai combattimenti per la liberazione del territorio libico e del Nord Africa. Accanto a essi, i video dei suoi più rilevanti reportage dalle zone di guerra.

Nella seconda stanza, una dozzina di contact sheets – fotografie ottenute direttamente dal negativo attraverso una stampa a contatto – portano il visitatore dentro al processo decisionale dell’artista, dalla selezione dei negativi alla stampa finale.

Alcuni negativi ingranditi e posizionati su lavagne luminose, offrono un ulteriore spaccato del lavoro sulla fotografia analogica. La sezione si completa con una serie di stampe fotografiche ai sali d’argento.

In corrispondenza della porta di accesso alla sala successiva è disposto un polittico fotografico di grandi dimensioni composto da quattro pannelli e dedicato all’arte sacra e ai luoghi nei quali è custodita e vissuta. Nella terza sala si trovano esposte, per la prima volta, le immagini della persecuzione dei cristiani da parte dell’ISIS e quelle raccolte in Iraq durante il viaggio pastorale di Papa Francesco.

Preseguendo, una griglia di sedici fotografie, tra le più iconiche e conosciute di Micalizzi, scattate dal 2009 al 2024 in diverse regioni del mondo e un trittico di stampe analogiche che raccontano avvenimenti particolarmente significativi della storia contemporanea.

In simbiosi con lo spazio che la accoglie, sulla parete di fondo, proprio al di sotto dell’Ultima Cena, è posizionata l’opera più suggestiva dell’intero percorso, “l’affresco fotografico” site-specific che rappresenta il culmine dell’evoluzione artistica di Micalizzi e che si ispira, appunto, all’antica tecnica dell’affresco da lui indagata e attualizzata per creare impressioni fotografiche su pareti, opportunamente preparate con un’emulsione fotosensibile, per ottenere un effetto di tridimensionalità.

La scelta di utilizzare la parete come supporto fisico per i suoi scatti mira a lasciare un segno indelebile nella storia, sfidando l’effimero della fotografia digitale e il deterioramento del supporto cartaceo nel tempo. L’opera è stata donata dall’artista a Fondazione Brescia Musei.

La rassegna bresciana è stata realizzata con la collaborazione di Freccianera Fratelli Berlucchi, main partner dell’iniziativa, che ha messo a disposizione del progetto anche gli spazi espositivi della cantina storica a Borgonato di Corte Franca. Sotto le volte medievali e nella cornice degli affreschi storici risalenti al Trecento, è accolta una side-exhibition del fotografo (visitabile gratuitamente fino al 9 agosto) dal titolo “Legacy 2 i testimoni“.

Venticinque fotografie dedicate a volti di uomini, donne e bambini che vivono la guerra. Conflitti passati e in corso, Micalizzi ha sempre lavorato per la storia, cercando di non dimenticare che sono le persone i veri testimoni dello scorrere del tempo.