Presso il Parco archeologico di Giardini Naxos le sculture di Stefania Pennacchio invitano i visitatori ad affidare i propri sogni ad Ecate, divinità greca. Il progetto, curato da Angelo Crespi, si intitola “Ecate: la via del desiderio” e anima con sei grandi opere vie e incroci della prima colonia greca in Sicilia (734 a.C.).
Ecate era la dea che infondeva i desideri nell’animo umano, che incoraggiava a realizzarli e che oggi invita ancora a farlo parlando a tutti i visitatori del Parco, affinché simbolicamente affidino il proprio volere a lei. La mostra, nata da un’idea della direttrice del Parco e archeologa Gabriella Tigano, si inserisce quindi a pieno titolo negli eventi di arte relazionale, precipui di una contemporaneità in cui arte e vita si legano sempre più inestricabilmente.

A Naxos i visitatori possono inquadrare i QR Code disseminati lungo l’area archeologica e interagire con sei grandi sculture; una di esse ripercorre gli usi religiosi degli antichi abitanti di Naxos, poiché collocata all’incrocio della platèia B della polis, sulle basi quadrangolari in basalto lavico dell’Etna, forse proprio l’area degli altari cui i devoti rivolgevano un tempo le loro offerte votive. Tre punti cardinali rappresenta Ecate trimorfa che insieme a Demetra e Persefone incarna le diverse età della vita; La fiaccola invece rimanda a uno degli epiteti della dea, che tramite la luce della fiaccola è in grado di illuminare ogni luogo oscuro, e i suoi capelli rappresentano le lingue infuocate dell’intelligenza intuitiva ed emotiva attraverso cui intravedere gli “oltre” dell’esistenza umana.

I QR Code danno l’accesso a otto domande, “che aiutano i visitatori a mettersi in contatto con la fonte personale dei propri desideri”, spiega l’artista. Alla fine del percorso infatti la scultura della Grande trottola di Ecate raccoglie i desideri di chiunque voglia lasciarne una traccia. Questo rituale è frutto di un progetto che Stefania Pennacchio ha elaborato con lo psichiatra e psicanalista Andrea Rapisarda.
Ma perché proprio Ecate? Era una divinità arcana, duplice, benigna e al contempo spietata, secondo gli antichi studiosi greci. Quindi per Stefania Pennacchio è una sfida, come ribadisce Angelo Crespi, peraltro sottolineando la natura ambivalente della parola “desiderio”, affine etimologicamente al termine “disastro”, “quasi che la caduta delle stelle fosse nello stesso tempo un momento di anelito ma anche di timore. Ecate è la dea che rappresenta questo duplice sentimento. E non trovo modo migliore perché un’artista contemporanea attenta qual è Stefania, si confronti con l’archeologia, in un misto di riverenza e di complicità”, afferma.

La scultrice ama sperimentare, utilizzando l’argilla con la tecnica giapponese del raku o l’impasto ceramico Semire, o il bronzo, i metalli, le pietre; nelle tecniche di lavorazione si rivela sempre la sua cultura ionica, mediterranea, e il racconto della figura femminile si modella secondo i paradigmi del mondo classico e mitologico occidentale.
Alla mostra è dedicato anche un evento serale, il 10 agosto, intitolato “La Notte di Ecate”, una visita sotto le stelle con la colonna sonora di versi e strumenti dell’antica Grecia a cura della musicologa e lirista Rosa Fragorapti e le installazioni visual di Giuseppe La Spada.