
Secondo lungometraggio firmato dallo Studio Ponoc, fondato nel 2015 dai cineasti Hiromasa Yonebayashi e Yoshiaki Nishimura fuoriusciti dallo Studio Ghibli, L’immaginario di Yoshiyuki Momose – dopo l’uscita sugli schermi giapponesi dello scorso dicembre – è stato acquisito nel catalogo Netflix, che il 5 luglio scorso lo ha reso disponibile in tutto il mondo.
Protagonista e voce narrante della storia è il biondo Rutger, un bambino che ci informa di essere nato solo tre mesi, tre settimane e tre giorni prima, dall’immaginazione della sua inseparabile amica Amanda Shuffleup. Sì, perché Rutger è un amico immaginario, di quelli che spesso i bambini sanno inventare soprattutto per far fronte a momenti difficili della loro crescita.
La fantasia di Amanda genera creature fantastiche come il Gigante Lavoratore, lo Scoiattolo Chiacchierone o la balena dell’Oceano – un cetaceo gigantesco che contiene l’oceano all’interno del suo corpo – e vive in compagnia di Rutger meravigliose avventure, cavalcando il vento a dorso di una rondine gigante o su slitte volanti trainate da animali magici, ma sa anche immaginare pericoli e mostruose creature capaci di generare situazioni da cui può essere complicato tirarsi fuori.
Ma, finché le avventure si susseguono in dimensioni di fantasia, non v’è dubbio sul lieto fine che verrà a coronare ogni impegno; discorso ben diverso per il mondo reale, in cui Amanda vive con la mamma Lizzie, proprietaria di una libreria che pare vicina a chiudere i battenti. Un giorno poi si verifica un fatto stranissimo che crea una pericolosa connessione tra realtà e mondo fantastico, quando Amanda incontra lo strano Mr Bunting – accompagnato da un’inquietante muta presenza oscura – che non solo riesce a vedere Rutger, ma sembra assaporarne l’odore di fresca creazione e soprattutto sembra deciso, letteralmente, a divorarlo.

Convinto che il cinema d’animazione giapponese ha sempre ottenuto migliori risultati con opere ben radicate nella cultura del Sol Levante – La città incantata come Il mio vicino Totoro o La storia della principessa splendente, ma anche il recente Il ragazzo e l’airone sono lì a dimostrarlo – devo però riconoscere un progresso dello Studio Ponoc, rispetto alla banalità del precedente Mary e il fiore della strega, con un film originale nonostante l’origine anglosassone del testo.

L’idea interessante che gli amici immaginari possano godere di vita propria, andando a creare una sorta di patrimonio collettivo, è in fondo quello che fanno musica, letteratura, cinema e ogni espressione di creatività umana; perché, come dichiara espressamente il film, l’immaginazione è come l’ossigeno per respirare – ha la stessa importanza – e migliora la vita degli esseri umani. L’esistenza di chi non legge, non vede film e non ascolta musica è indubbiamente molto più arida e desolata.

L’immaginario di Yoshiyuki Momose, ben lontano dall’essere un capolavoro, è una visione divertente, con momenti davvero magici e ironici; l’iniziale scaturire del mondo fantastico creato da Amanda, che emerge e si forma da una polvere di luce, ma anche e soprattutto idee originali come il convivere degli invisibili amici immaginari con gli umani dentro lo stesso spazio di una biblioteca, con i primi che fanno chiasso, musica e allegria mentre i secondi studiano in religioso silenzio.

Innumerevoli i tasselli del film che sono molteplici dichiarazioni d’amore alla bellezza italiana: la canzone Voglio una casa – scritta e interpretata da Lucilla Galeazzi – scelta per esprimere la gioia delle creature fantastiche al sicuro nel loro rifugio è in italiano, come la celebre aria Lascia ch’io pianga del tedesco Georg Friedrich Händel del resto, e anche la città degli amici immaginari che ogni notte cambia aspetto, alla prima visita di Rutger ha la forma unica della nostra Venezia.

Perfino nella libreria della madre di Amanda, in bella evidenza, s’intravede il volume degli scritti di Antonio Gramsci. Insomma, l’Italia ha dato tanto al patrimonio dell’umanità e in un contesto come questo, in cui si evoca un ipotetico catalogo delle arti, è giusto abbia un posto di rilievo.