
Premiato più che meritatamente al 76° Festival di Cannes 2023 per la sceneggiatura originale di Sakamoto Yûji, il nuovo splendido film di Kore-eda Hirokazu sarà nelle sale italiane dal prossimo 22 agosto grazie a Bim Distribuzione con il titolo L’innocenza.
Una sera gli abitanti di Kagoshima, estremo sud del Giappone, assistono allo spettacolo offerto dalle fiamme che avvolgono un intero palazzo illuminando l’oscurità. Nel suo appartamento la vedova Saori Mugino osserva il divampare dell’incendio dal balcone, insieme al figlio Minato segue l’intervento dei pompieri e rimane colpita dalla domanda del bambino: “se a un essere umano viene trapiantato il cervello di un maiale, poi è un essere umano o un maiale?”
Il dodicenne, alunno della quinta elementare alla scuola municipale di Suwa Johoku, inizia a mostrare comportamenti incongruenti che la madre, sempre più preoccupata, non sa codificare: l’improvviso tagliarsi i capelli da solo, la sparizione di una scarpa e perfino lo scendere dall’auto mentre è in movimento sulla strada. Dicerie dei clienti alla lavanderia in cui lavora Saori dicono che la sera dell’incendio il professor Hori, insegnante del figlio, era tra i frequentatori di un equivoco locale con hostess al terzo piano dell’edificio bruciato, così la donna inizia ad avere sospetti sulla condotta dell’insegnante, fino a credere che abbia adottato comportamenti crudeli e violenti nei confronti di Minato. Va dalla preside della scuola a denunciare le azioni messe in atto contro il suo bambino, ma si scontra con una strana reticenza da parte dei vertici scolastici e, nonostante le ammissioni e le esasperanti scuse formali ricevute, percepisce uno strano clima di distacco, come una rimozione totale dei sentimenti da parte dei suoi interlocutori.

Strutturato in tre parti, a mostrare gli eventi da punti di vista diversi – prevalenti quello della madre, dell’insegnante e del bambino con il compagno di classe Hoshikawa Yori – il film, che in originale si intitola Kaibutsu [mostro] procede per stratificazioni, aggiungendo sempre nuovi tasselli al mosaico narrativo che, di volta in volta, dipinge alternativamente i personaggi come dei mostri, nei loro comportamenti, restituendo il quadro completo di azioni e moventi soltanto alla fine.

Interessante struttura narrativa che sembra un’evoluzione moderna del classico Rashomon, ma priva di confessioni difformi, mostrando intenzioni nascoste e fragilità taciute a gettare nuova luce sui fatti, dove il nostro sguardo sostituisce il giudice del film di Akira Kurosawa, il film abdica a priori alla ricerca di una Verità comunque sfuggente, priva di oggettività, che pare non esistere mai affatto già nelle parole della preside: “quello che è realmente accaduto non ha importanza!”

Ne scaturisce un ritratto della contemporaneità avvelenata dall’ideologia e dal politicamente corretto, con genitori problematici sempre schierati comunque in difesa dei figli, creando così ego ingombranti e mostruosi, contrapposti a istituzioni pronte a mistificare la realtà per piegarla alla narrazione desiderata. In questo panorama desolante spicca lucente la purezza dei bambini protagonisti, Minato e Yori, interpretati rispettivamente con toccante poesia dai giovanissimi Kurokawa Soya e Hiiragi Hinata.

Nell’estremo tentativo di difendere la scuola, sempre e in ogni caso, la preside interpretata da Tanaka Yûko fa sfoggio di aberrante cinismo, mentre Andô Sakura e Nagayama Eita nei panni di Saori e del professor Hori, alternativamente mostrano determinazione e fragilità. L’innocenza è dedicato alla memoria del grande Ryuichi Sakamoto, scomparso l’anno scorso, che per questo film ha composto l’ultima colonna sonora, per un lungometraggio, della sua prestigiosa carriera.

Ricco di continui capovolgimenti, che impongono via via di riconsiderare i personaggi alla luce di sempre nuovi elementi, L’innocenza di Kore-eda Hirokazu è un’opera di vibrante sentimento, il cui tema portante risulta chiaro del tutto soltanto alla fine. Per questo forse sarebbe stato più corretto intitolarlo alla “sensibilità”, vero tarlo incomprensibile alla maggioranza della collettività. Un’opera intensa, coinvolgente, vicina al capolavoro.