L’Accademia Filarmonica di Verona, presieduta da Luigi Tuppini, venne fondata nel 1543 ed è la più antica accademia musicale d’Europa, primato testimoniato dal ricco archivio e dalla biblioteca storica, dalla collezione di strumenti originali e dalla Sala Maffeiana, unico straordinario ambiente seicentesco preservatosi miracolosamente dagli incendi (1749) e dai bombardamenti (1945) che hanno invece dilaniato il Teatro, realizzato nel Settecento su progetto del Bibbiena. Ricostruito interamente recuperando gli elementi principali, è stato inaugurato nel 1975, con le sue decorazioni dorate e la sistemazione digradante dei palchi, è la sala musicale più importante di Verona e sede, appunto, del “Settembre dell’Accademia” che, da trentatré anni, porta nella città scaligera prestigiose orchestre e amatissimi solisti internazionali.

La nuova edizione partirà domenica 8 settembre con la Berceuse Elégiaque di Ferruccio Busoni, i Sieben frühe Lieder di Gustav Mahler, trascritti per orchestra e soprano da Eberhard Kloke, e la rivoluzionaria Sinfonia n. 9 in mi minore di Antonín Dvořák “Dal nuovo mondo”: una delle pagine sinfoniche più celebri e sorprendenti dell’ultimo Ottocento con cui il maestro boemo, nella New York di fine secolo, propose l’incontro inedito e fecondo tra civiltà. Musica perfetta per la Mahler Chamber Orchestra – sotto la direzione di Antonello Manacorda – che, con musicisti che rappresentano ventisette nazionalità, residenti in diverse parti del mondo, è da sempre fautrice.

La Cappella di Stato di Dresda (Staatskapelle Dresden), in programma venerdì il 13 settembre, è una delle più antiche orchestre del mondo, fondata nel 1548, quasi contestualmente all’accademia veronese che ora la ospita sulle sponde dell’Adige, e può vantare tra i suoi direttori anche Weber, Wagner e Strauss. Dal 1° agosto di quest’anno e fino al 2030, votato dagli stessi musicisti anche per le sue “seducenti visioni musicali”, il Direttore sarà Daniele Gatti, alle sue primissime apparizioni in Italia nel nuovo incarico, guiderà il complesso di Dresda nell’enigmatico “Verklärte Nacht” (1899), poema sinfonico composto da Arnold Schönberg, appena venticinquenne, ispirato dalla poesia del simbolista Richard Dehmel – una musica visionaria, coinvolgente, carica dell’ansia e delle incertezze del passaggio epocale e, seppur immersa nel contesto culturale tardo romantico, già profondamente innovativa per libertà armonica – cui seguirà la Sinfonia n.1 di Mahler “Il Titano” (1888-1899), musica dai grandi contrasti permeata dalla psiche del compositore, dalle prime suggestioni psicoanalitiche e da un’aura mistica.

Il terzo concerto del Festival – mercoledì 18 settembre – proporrà il ritorno a Verona dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia accompagnata sul podio da Gianandrea Noseda, in un concerto che vedrà la presenza anche di due pianisti solisti: il canadese Jan Lisiecki e lo svizzero-italiano Francesco Piemontesi. In programma, “Con Brio”, un omaggio a Beethoven del compositore contemporaneo Jörg Widmann, il Concerto per due pianoforti e orchestra in mi bemolle maggiore KV 365 di Wolfgang Amadeus Mozart e la Sinfonia n. 5 in do minore Op. 67 di Ludwig van Beethoven, con quello che è forse l’incipit sinfonico più famoso al mondo; drammatica pagina musicale a indicare, secondo le parole dello stesso Beethoven, il “destino che bussa alla porta”.

I Wiener Symphoniker, fondata nel 1900, sono la più attiva orchestra sinfonica di Vienna, ora diretta per la stagione 2024/2025 dal ceco Petr Popelka, che comunque mantiene anche la posizione di direttore principale e direttore artistico della Prague Radio Symphony Orchestra. Per “Il Settembre dell’Accademia” l’orchestra, con solista la pianista russa Anna Vinnitskaya, domenica 22 settembre proporrà due pagine musicali famosissime e in cui è necessario combinare virtuosismo ed espressività: il Concerto per pianoforte e orchestra n.1 in si bemolle minore Op. 23 di Pëtr Il’ič Čajkovskij e il Concerto per orchestra di Béla Bartók, che qui sembra smussare le dissonanze e i tratti più aspramente anticonformisti del proprio scrivere. Composizioni realizzate a distanza di settant’anni l’una dall’altra, ma entrambe eseguite la prima volta a Boston.

Il gran finale del Festival sarà affidato alla Sinfonia n. 8 in do minore di Anton Bruckner, l’ultima completata dal compositore tedesco, da lui stesso definita “un mistero”, secondo altri “apocalittica”, sicuramente una partitura complessa e dall’organico monumentale.
L’Orchestre des Champs-Elysées dedicata all’interpretazione con strumenti d’epoca, eseguirà con il suo storico direttore Philippe Herreweghe La gigantesca sinfonia, una delle creazioni più sorprendenti non solo di Bruckner, ma dell’intera letteratura sinfonica mondiale, viene giustamente definita – nella versione del 1890 presentata per la prima volta nel 1892 – “la corona della musica del XIX secolo”.

Grande attesa per la monumentale coda che chiude la sinfonia, in cui i temi di tutti e quattro i movimenti risuonano insieme sovrapposti l’uno all’altro.