A Stra, lungo la Riviera del Brenta, villa Pisani affrescata da Tiepolo, con il suo celebre labirinto e il magnifico parco, ospita fino a domenica 27 ottobre – all’interno delle scuderie – uno spaccato della nostra società, nel secondo dopoguerra, attraverso la sensibilità di Federico Garolla. Anni di ripartenza, ma ancora carichi di difficoltà come rappresentato dalla difficile quotidianità di vita nei paesi.

Il reportage del 1956, riprodotto in grandi immagini, coglie efficacemente la sopravvivenza proprio nei luoghi attigui al complesso di Villa Pisani e la mostra, curata da Uliano Lucas e Tatiana Agliani, ne presenta un centinaio di anni in cui, con affanno, si cercava di sanare le divisioni e le ferite di una guerra persa e, dalla trascorsa tragedia, si traeva forza e creatività per avviare quello che più tardi sarà riconosciuto come il “Miracolo italiano” testimoniato dall’intera produzione di Federico Garolla.

Il suo obiettivo era spaziare, con prontezza e lucidità, dal luccichio delle prime sfilate di moda, al nascente star system, alla gente comune. Un lavoro che ci rende l’immagine di un popolo bisognoso di ritrovare la consapevolezza di appartenere ad una nazione e di partecipare alla ricostruzione attraverso una storia nuova di ottimismo e modernità.

Con il suo inconfondibile stile osserva questa trasformazione cogliendo la modernità, ma al contempo anche le sue profonde contraddizioni, fotografando la gente, quella che sta insieme, riappacificata e riunita, che partecipa ai riti collettivi del divertimento, della gioia dell’essere sopravvissuti. Il suo lavoro è attento ai fatti e di esso ci consegna l’anima e l’essenza.

Immortala paesaggi, gente comune, personaggi famosi, mode e tradizioni, sempre con un tocco lieve e mai indiscreto. Sono gli anni Cinquanta, con il periodo d’oro delle riviste illustrate, e la diffusione della televisione è ancora un fenomeno lontano. Diventerà principale testimone dell’affermazione delle grandi sartorie dell’alta moda romana, di cui diventerà uno dei protagonisti, rendendo il servizio di posa un reportage inserito all’interno della quotidianità.

Il curatore Uliano Lucas, sottolinea: “Garolla appartiene alla generazione del fotogiornalismo solo perché, nell’epoca in cui si espresse il suo talento, i musei, soprattutto in Italia, non prendevano in considerazione la fotografia come un’espressione artistica. Questa mostra vuole contribuire a collocare nella giusta posizione questo importante nostro fotografo.”

Il suo innovativo lavoro dedicato al mondo della sartoria romana con ritratti di Valentino, Capucci, le Sorelle Fontana e Schuberth, ma anche la passione per gli artisti come Guttuso e De Chirico ripresi nei loro atelier, i musicisti da Stravinsky a Rubinstein, gli scrittori come Elsa Morante e Ungaretti – cui si prestò di fare da autista pur di godere della sua vicinanza – sono solo alcuni dei suoi reportage dedicati all’evolversi della situazione italiana a cavallo fra la spinta a diventare tra i paesi più industrializzati e il profondo legame con la tradizione.