Questa è la storia di una piccola tavola (il dipinto misura cm. 38 x 44,5) risalente alla fine del Quindicesimo secolo rimasta nei depositi del Museo Civico Correr di Venezia, coperta in massima parte da ridipinture e alterata da interventi posteriori, quindi pressoché non giudicabile fino a quando, il conservatore del museo ha colto, dalla offuscata, quanto malandata superficie, deboli ma significativi ‘indizi di valore’ sulle qualità pittoriche e compositive con dettagli di raffinatissima qualità esecutiva.

Hanno così avuto inizio i lunghi lavori di restauro (Milena Dean) e ricerca (anche con avanzate tecnologie di analisi) sostenuti dalla Fondazione G.E. Ghirardi Onlus e conclusi lo scorso dicembre.
Il dipinto ha subito mostrato una altissima, raffinata qualità pittorica manifestando forte, chiara e inequivocabile ‘impronta’ creativa di un grandissimo artista del Rinascimento: Andrea Mantegna e raffigura una Madonna col Bambino, San Giovannino e sei sante.
Proprio per le contenute dimensioni e il soggetto religioso, è quasi certo come, in origine, abbia avuto destinazione devozionale privata: una raffinata immagine per le orazioni personali. Non però un semplice quadretto devoto ‘da camera’: infatti, alcuni elementi inerenti sia alla raffigurazione, sia alla struttura e alla qualità materiale ed esecutiva del dipinto, propongono una serie veramente insolita di quesiti in gran parte ancora da sciogliere.

Il tema rappresentato è la Sacra Conversazione: la Vergine col Bambino, in muto dialogo spirituale con vari santi. Dunque, la Madonna, Gesù Bambino, San Giovanni Battista fanciullo e sei sante. Le figure – tutte e solo donne, ad eccezione dei due fanciulli – sono disposte a semicerchio, alcune sedute, altre inginocchiate su di un chiaro terreno, al limitare di un retrostante prato e con un profondo paesaggio aperto alle loro spalle, riapparso sotto una posteriore ridipintura tolta dall’odierno restauro.
Una scoscesa quinta rocciosa bruno-scura è sulla sinistra, mentre al centro e verso destra serpeggia un largo fiume, oltre al quale più lontane e chiare quinte montuose fiancheggiano un dosso collinare punteggiato di piccoli alberi frondosi, sopra al quale si apre l’unico limitato spazio di cielo.
Minuscole figure popolano il paesaggio: sulla cima del rilievo roccioso a sinistra si scorge San Girolamo eremita penitente con il leone; il fiume è guadato da San Cristoforo col piccolo Gesù sulle spalle; sulla opposta riva del fiume San Giorgio a cavallo combatte il drago; non lontane, pure sulla riva, vi sono minuscole figurine di uomini.

Delle sei sante – tutte hanno un’aura di pulviscolo d’oro attorno testa – formanti l’insolito sacro gineceo, sono chiaramente identificate solo le prime due a sinistra della Madonna: Elisabetta, anziana e ammantata, e Maria Maddalena, coi lunghi capelli biondi e nella mano il minuscolo vasetto degli oli profumati. Esse, come la ignota santa a destra della Vergine, portano i panni all’antica della secolare tradizione figurativa cristiana.
Invece, le altre tre sconosciute figure – una all’estrema destra con le mani giunte protese in avanti, le altre due verso il margine sinistro – vestono in ricchi ed elaborati abiti contemporanei e hanno ricercate acconciature, secondo la moda delle corti rinascimentali italiane databile piuttosto precisamente intorno al 1490.

Tutte queste particolarità e presenze, ordinate dalla mente dell’artista e attualmente non motivabili con certezza, saranno state una precisa richiesta o, quantomeno, una grata aspettativa della committenza, interpretata creativamente dal pittore.
Con questi molteplici e concatenati ‘segreti’ fanno supporre a committenza d’origine indubbiamente ‘alte’ e non comuni. Tra l’altro, la stessa, singolare, scena sacra tutta “al femminile” è pressoché identica a quella visibile in un dipinto – conservato nell’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston – da sempre attribuito ad Andrea Mantegna (ne reca la firma, anche se ritenuta non originale da alcuni studiosi) e già presente nelle celebri collezioni mantovane dei Gonzaga.

Di tale somiglianza le indagini radiologiche e riflettografiche effettuate hanno fornito chiara spiegazione “tecnica”, assolutamente inaspettata e sorprendente: il disegno, rilevato strumentalmente sotto al colore, delinea un tracciato pressoché perfettamente coincidente con il dipinto della capitale dello Stato del Massachusetts. Dunque, entrambi sembrerebbero essere stati realizzati a partire dallo stesso cartone, forato per trasferire a spolvero i punti guida del disegno sulle due tavole.
Ne consegue ritenere come le due opere possano essere state realizzate dal medesimo atelier – quello mantovano – a breve distanza di tempo, se non in contemporanea: due dipinti quasi del tutto identici, solo con qualche piccola, ma significativa variante di dettaglio e colore.

Ad aumentare il fascino del dipinto riscoperto è un altro dato emerso da analisi e restauro – ad aumentare ulteriormente il fascino del dipinto veneziano riscoperto – è che si tratta di un’opera incompiuta; ossia, dopo un accuratissimo processo creativo, certo lungo e faticoso, per una incognita ragione il pittore ha abbandonato l’opera a un passo dal termine.
I misteri non finiscono e le domande aperte riguardano anche chi ne fu il committente o, più verosimilmente, “la” committente (forse una illustre dama Gonzaga) e per quale contingente motivo avrebbe richiesto due dipinti uguali, per quali destinatari, quali significati celano l’attorniarsi alla Vergine e al Bambino Gesù di tante sante donne, alcune identificabili chiaramente, altre invece apparentemente anonime, ma vestite elegantemente alla moda di corte coeva al dipinto.
Ancora: quale viaggio può aver fatto per giungere in laguna, quali e quanti passaggi per finire nelle mani dell’insaziabile collezionista Teodoro Correr tra Sette e Ottocento?

Il nostro “piccoletto” è in bella mostra e ammirabile fino a domenica 27 ottobre a Villa Contarini di Piazzola sul Brenta, protagonista della mostra “L’impronta di Andrea Mantegna” contornato da un ricco apparato didascalico, su pannelli e multimediale con monitor touch-screen per illustrare al pubblico i dati più interessanti emersi dalle indagini e dal restauro, guidandolo nelle profondità della pittura.
Il visitatore potrà così addentrarsi nelle ipotesi interpretative dei molteplici significati delle raffigurazioni attorno alla corte mantovana dei Gonzaga e alcune tra le più celebri figure del Rinascimento. Tra queste Isabella d’Este, in momento storico – quello di fine Quattrocento – tra i più complessi e, nel contempo, luminosi della storia d’Italia.

Dettagli

Didascalie immagini

(courtesy Ufficio stampa Studio ESSECI)

  1. Madonna col Bambino, San Giovannino e sei sante
    al momento del ritrovamento
  2. Madonna col Bambino, San Giovannino e sei sante
    dopo la prima pulitura
  3. Madonna col Bambino, San Giovannino e sei sante
    un particolare analisi rx
  4. Madonna col Bambino, San Giovannino e sei sante
    particolare centrale dopo l’utimo restauro
  5. Madonna col Bambino, San Giovannino e sei sante
    dopo l’ultimo restauro
    foto © Matteo De Fina
  6. il quadro di Andrea Mantegna a Boston di proprietà
    dell’Isabella Stewart Gardner Museum
  7. Madonna col Bambino, San Giovannino e sei sante
    incorniciato in mostra a Villa Contarini

 

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Villa Contarini - Fondazione G. E. Ghirardi - Piazzola sul Brenta
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Fino al: 27 Ottobre, 2024