Nel Secondo Dopoguerra a Milano, ad opera di Augusto e Francesca Giovanardi, nasceva l’omonima Collezione.
Una raccolta ricca e dedicata all’arte italiana contemporanea che sarebbe stata destinata a documentare lo spirito di un’epoca e lo sguardo, su di alcuni degli artisti più rilevanti del Novecento.

E’ il titolo stesso della mostra, curata da Silvia Evangelisti, che pur senza essere didascalico, introduce il fulcro del percorso espositivo ospitato da Palazzo Fava.
Ad aprire la mostra i lavori di Giorgio Morandi e Osvaldo Licini; se il primo, nella sua città natale dedica spazio alle nature morte e alla paesaggistica, il secondo prende strade differenti, fatte di simbologie e riferimenti alla spiritualità e alla natura.

Morandi, infatti, presso la sua casa-studio di via Fondazza elabora composizioni di oggetti immobili, disposti con minuziosa precisione, che nella loro stabilità subiscono lo scorrere del tempo e mutando il colore che diventa sempre più polveroso, ripreso anche negli scorci e nelle vedute.
Colpisce tra le opere una Natura Morta (1914), lavoro giovanile con riferimenti cezanniani e in cui lo sguardo appare rivolto al cubismo, dal soggetto ai colori e forme.

Differente è il discorso per Licini; la cui produzione artistica subisce cambi di registro, crisi e catarsi. In mostra l’astrattismo geometrico di Castello in Aria (1933- 1936); le linee e la prevalenza del bianco/grigio subiscono successivamente una metamorfosi da cui prende forma la serie delle nove Amalassunte realizzate tra il 1940 e il 1950, in cui la Luna è vista come umana. L’umanizzazione dei personaggi è tipica in Licini e tocca la spiritualità oltre all’iconografia. Ne sono esempio gli Angeli Ribelli, lontani dalla santità e molto più vicini ad una dimensione terrena.

Nella seconda sezione, dedicata alla relazione pittura-architettura sono di grande impatto le tele di Mario Sironi che raffigurano scene urbane o vedute industriali dipinte negli anni Quaranta emblematiche di quello spirito dell’epoca a cui si accennava rivendicando comunque lo sguardo scenografico dell’autore.

Nella stessa sezione, Carlo Carrà più etereo, per certi punti di vista, e vicino alla natura marittima, come nelle Marine, e al piacere della vita di mare; tuttavia in Sironi come in Carrà permangono riflessioni sulla solitudine e malinconia, che sia attraverso la raffigurazione di un uomo solo nel buio o di una barca abbandonata a riva.

Nelle sale anche Massimo Campigli, i suoi lavori vanno dalla fine degli anni Venti agli anni Quaranta ripercorrendo i viaggi del pittore in Romania, come Zingari (1928) o che sottolineano l’interesse dell’autore per l’archeologia e in particolare per la pittura etrusca.

La terza sezione della mostra indaga la dicotomia Sogno/ Terra identificando i lavori di artisti più prossimi alla ricerca del materico attraverso uno stile più palpabile e vibrante e quelli di artisti dalla pittura più sospesa; se tra i primi compaiono Ottone Rosai, Arturo Tosi e Mario Mafai, il cui stile è iegato alla Madre Terra; tra gli altri Cesare Breviglieri, Pio Semeghini e Filippo de Pisis, vicini alla poetica impressionista come soggetti e come approccio al colore o Mauro Reggiani, le cui geometrie policrome delle Composizione 2 (1975) e Composizione 6 (1964) traspongono in pittura l’aspirazione alla perfezione.

In chiusura, tornando al piano terra del palazzo, una sezione dedicata alla scultura con opere della raccolta di Genus Bononiae, a documentare il parallelo contemporaneo alla collezione nelle arti plastiche.

In mostra Lucio Fontana, Giacomo Manzù e Arturo Martini, tra gli altri a documentare quanto in parte, la stessa terrosità della pittura era fulcro della ricerca scultorea.
Dettagli
Catalogo: Edizione Bononia Univercity Press
Osvaldo Licini, Angelo ribelle su fondo canarino, 1951 Osvaldo Licini, Amalasunta su fondo cinabro, 1947 Giorgio Morandi, Natura Morta, 1938 Giorgio Morandi, Cortile di via Fondazza, 1957 Mario Sironi, Composizione con paesaggio urbano, 1947 Carlo Carrà, La barca, 1928 Massimo Campigli, Zingari, 1928 Mario Sironi, Il gasometro, 1943 Mario Mafai, Demolizione dell’Augusteo, 1936 Carlo Carrà, Nuotatori, 1932Dove e quando
Evento: Costruire il Novecento. Capolavori della Collezione Giovanardi
Indirizzo:
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Fino al: 20170625