A Palazzo Loredan – Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti – prosegue fino al 18 febbraio Genesis la nuova serie di dipinti del veneziano Davide Battistin, rivelazione agli inizi del nuovo millennio, oggi interprete di una città evanescente quanto profondamente reale nel sentire dei suoi abitanti. Una mostra suggestiva, accompagnata dalle musiche originali di Alvise Seggi – polistrumentista e compositore per film e documentari – e Michele Bonivento – anch’egli compositore, sound designer ed eclettico arrangiatore – che richiama tutti al tempo della consapevolezza e delle responsabilità.

Nei lavori di Battistin ci si può perdere, e ritrovare, quella realtà onirica, surreale, extra-ordinaria per colori e atmosfere, ma, con quelli di Genesis, l’artista ha fatto un ulteriore passo guardando alle origini, alle acque paludose e agli isolotti a palo d’acqua da cui i veneziani vollero “lanciarsi alla conquista del mondo”, perché è “nella straordinarietà della sua genesi” che risiede la forza immaginifica di questa città.

Luca Zentilini, curatore della mostra, sottolinea. “La laguna, crogiolo del mito, e la luce atmosferica cercata negli specchi d’acqua e riportata con tecnica superba nelle sue tele, preludono alla gestione metafisica delle architetture. L’essenzialità delle pietre, ridotte a sfumature di luce, afferma imperiosamente la profonda non ordinarietà di ciò che coglie il suo sguardo. Battistin è capace di vedere in ogni istante lo straordinario. Il suo animo non si arrende mai all’abitudine, incapace di smettere di sorprendersi”.

L’artista “mai intimorito dal peso potenzialmente opprimente delle infinite descrizioni visive di Venezia” – osservava Ian Warrell – estrae dunque con la sua pittura “l’essenza stessa della materia di cui è fatta Venezia” e mostra nella luce e nel colore la “quintessenza della scintilla creativa di un popolo che illuminò l’umanità per un millennio”.

Inevitabile appare un senso di profonda inquietudine e, se è vero che manifestando nelle sue tele la piena consapevolezza del miracolo veneziano, Battistin riesca a far sentire comunque la presenza costante dell’uomo nella Venezia deserta dei suoi dipinti, altrettanto evidente è la scelta di escludere un’umanità che, oggi più che mai, attanaglia e sopraffà una città divenuta, suo malgrado, paradigma della fragilità del nostro mondo.

Ancora il Curatore: “Battistin dipinge una città virginale, senza tempo, immersa in atmosfere a volte apocalittiche, luci spettrali che ne accentuano la bellezza. I suoi dipinti sono un’ode alla bellezza ma anche un monito a tutti noi su quanto e cosa siamo disposti a fare per tutelare il mondo in cui viviamo”.