Pistoia rende omaggio al genio di uno dei suoi cittadini più illustri, Giovanni Michelucci, dedicando una bellissima retrospettiva al lavoro del grande architetto.

Inaugurata il 24 Marzo, la mostra Giovanni Michelucci. La costruzione della città fa parte delle iniziative per Pistoia Capitale della Cultura 2017 e sarà visibile al pubblico fino al 21 Maggio presso le Sale affrescate del Palazzo Comunale.

La mostra si snoda in 4 sale e conduce il visitatore alla scoperta della personale concezione di città elaborata da Michelucci nel corso della sua lunghissima carriera. Forte di un corpus documentale consistente – la mostra è a cura della Fondazione Michelucci, che si occupa di custodire e valorizzare l’archivio del maestro – l’esposizione si concentra su alcuni nodi chiave del pensiero Michelucciano, lasciando al visitatore ampio spazio di riflessione.

In effetti la mostra è fatta di suggestioni, e le didascalie sono volutamente pochissime, proprio per permettere la libera associazione di idee e opinioni. Sulle pareti alcuni schermi proiettano rari video d’archivio nei quali lo stesso architetto illustra il suo concetto di architettura. Non una spiegazione didattica dell’opera di Michelucci, ma una mostra che lascia parlare l’opera stessa e il suo artefice.

Radici della città

Così accanto a foto scattate per pura documentazione – Firenze all’indomani dei bombardamenti della II guerra mondiale, ma anche alberi fotografati durante una passeggiata – troviamo le immagini di alcune delle più celebri costruzioni del grande architetto, e poco più in là schizzi, idee e modelli di altre possibili forme e sviluppi degli stessi progetti. 

Sì perché il lavoro di Michelucci era sempre un work in progress, un flusso di creatività in costante movimento, concentrato sulle necessità dell’uomo presente ma sempre proiettato al futuro.

Le sale della mostra si articolano attorno a due concetti chiave: l’arca e la piazza.

L’Arca incagliata nella roccia

L’arca è raffigurata nella bellissima serigrafia scelta per il manifesto della mostra. È un’immagine potente: l’imbarcazione di biblica memoria, naufragata e incagliata nella roccia diventa l’occasione per una rinascita o una rifondazine – infatti dal relitto si diramano ponti e passerelle che lo collegano alla roccia, una sorta di embrione di città veramente nuova. Al di sotto dell’arca una grande radice sotterranea suggerisce il radicamento nella natura circostante. Temi che ritornano fino alla fine nell’opera di Michelucci, e che ritroviamo persino nel progetto del Giardino degli Incontri per il carcere di Sollicciano nei pressi di Firenze, realizzato postumo. La nuova città – questo anche il titolo della storica rivista fondata dall’architetto – è un centro che varia con il variare dell’uomo, che non si limita a riproporre schemi antichi ma ne elabora di nuovi. Il che non significa radere al suolo il passato – l’arca è comunque il punto di partenza – ma di rielaborarlo alla luce delle esigenze presenti e future.

Da questa metafora nascono con tutta probabilità non solo elementi ispirati alle vele delle navi – a cominciare dalla celebre copertura della Chiesa dell’Autostrada – ma anche edifici come la chiesa della Beata Vergine (Pistoia), che ricorda una basilica romanica, o i pilastri ispirati agli alberi che si ritrovano in vari edifici. 

La piazza è invece intesa nella sua doppia accezione: come spazio aperto di incontro e confronto, ma anche “teatro” di rappresentazioni pubbliche. Anche l’idea di piazza è ricorrente nell’opera di Michelucci, e si ritrova in alcuni dei suoi edifici più celebri, dall’anfiteatro della Chiesa di Longarone, concepito proprio in questo senso, al già citato Giardino degli Incontri.

Chiesa dell'Immacolata Concezione della Vergine

Infine nell’ultima sala trovano spazio oggetti di varia natura, raccolti da Michelucci nelle occasioni più disparate: conchiglie e fossili ritrovati durante una delle sue passeggiata, ma anche teschi di animale i cui schemi ricordano da vicino alcuni degli schizzi di edifici presenti in mostra. Una sorta di campionario di oggetti che furono a vario titolo usati come modelli per la progettazione di alcuni degli elementi architettonici michelucciani, spesso esplicitamente ispirati alla natura. Al visitatore il compito – ma in realtà è più un gioco – di trovare le associazioni tra oggetti, suggestioni ed edifici. 

E così passeggiando tra le belle sale del Palazzo Comunale – in questa occasione è stata allestita una nuova illuminazione che finalmente permette di vedere perfettamente gli affreschi – ci troviamo ad esplorare una città che avrebbe potuto essere; una sorta di “città invisibile”, come quelle descritte da Calvino, che dai progetti di Michelucci sembra molto più organica, in piena sintonia con l’uomo e con la storia ma anche con la natura.

Chiesa delle Sante Maria e Tecla alla Vergine

Quello che emerge prepotentemente dagli schizzi e dai disegni presenti in mostra è uno spazio urbano multiplanare, fatto di livelli tra loro interconnessi. Edifici in cui interno e esterno comunicano tra di loro, in cui si moltiplicano gli spazi di incontro, il tutto integrato in una città dal volto fluido. Città fatte di arche e di agorà, così antiche e al tempo stesso così moderne.

Dettagli

L’Arca incagliata nella roccia (Archivio Giovanni Michelucci) (Archivio Giovanni Michelucci) Radici della città (Archivio Giovanni Michelucci) L’Arca incagliata nella roccia (Archivio Giovanni Michelucci) (Archivio Giovanni Michelucci) (Archivio Giovanni Michelucci) Chiesa dell'Immacolata Concezione della Vergine (Archivio Giovanni Michelucci) (Foto: Ugo Mulas) Chiesa delle Sante Maria e Tecla alla Vergine (Archivio Giovanni Michelucci)

Dove e quando

Evento: Giovanni Michelucci: la costruzione della città

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Fino al: 20170520