Giulio, diciassette anni, orfano di padre con una madre che, avendo preso le redini dell’azienda di famiglia, è spesso in giro per il mondo con qualche affare da concludere, viene portato in un esclusivo collegio di lusso, isolato in mezzo alle Alpi, per un periodo previsto di alcuni mesi.
La rigidità delle regole all’interno dell’istituto trasforma nei fatti i ricchi rampolli in reclusi, lontani da ogni contatto esterno alla scuola, con fasce orarie estremamente ridotte in cui l’uso del cellulare è possibile, sottoposti a continue analisi delle urine. Le famiglie hanno delegato, per incuranza o semplice disinteresse, l’educazione dei loro figli a una classe di insegnanti, spesso formati in quello stesso luogo come Mathias, che amano definirsi ‘angeli custodi’ ma somigliano di più a una schiera di ambigui sorveglianti.
Molti i ragazzi ognuno con la sua storia, diversi i motivi che li hanno portati in quel luogo remoto: per lo più fughe da casa e intemperanze, ma c’è anche chi è stato segregato per sparire agli occhi del mondo, perché sovrappeso non è conforme all’immagine del vincente né in linea con le aspettative paterne.
Tra tutti i compagni Giulio instaura un rapporto quasi esclusivo con Edoardo, spavaldo e sicuro di sé, con cui scopre l’esistenza di un piano nascosto dell’edificio e misteriosi movimenti notturni verso il bosco.
Possibile che queste attività occulte sfuggano l’ossessiva sorveglianza dell’istituto scolastico?

Dopo essere stato assistente alla regia per nomi importanti del nostro cinema – Bernardo Bertolucci, Ferzan Ozpetek, Daniele Vicari tra gli altri – Andrea De Sica, nipote di Vittorio De Sica, già autore di cortometraggi e documentari esordisce nel lungometraggio di finzione con I figli della notte, coproduzione italo belga selezionata nel 2015 dalla Biennale di Venezia nell’ambito di un programma di supporto per progetti di giovani cineasti.
Scritto dallo stesso regista, con Mariano Di Nardo e la collaborazione di Gloria Malatesta, la storia nasce da ricordi del suo personale percorso scolastico e da vicende incontrate nelle vite reali di alcuni compagni, che hanno ispirato personaggi e azioni.

Adottando forme e canoni del genere horror – evidenti i rimandi al cinema di David Lynch e a Shining di Stanley Kubrick, ma anche a Suspiria di Dario Argento – I figli della notte gioca con le paure dell’inconscio in situazioni allegoriche, come una porta sul buio o la foresta notturna così fitta di ombre; la musica originale firmata dallo stesso Andrea De Sica, con due brani di Leonardo Rosi, contribuisce a non mollare mai la presa emotiva sullo spettatore, nemmeno in quei momenti narrativi apparentemente solo di passaggio. Il film è dedicato alla memoria di Manuel De Sica, compositore padre del regista, che avrebbe dovuto musicarlo; l’insostituibile perdita ha spinto il figlio a cimentarsi lui stesso anche nella realizzazione della colonna sonora.

Ma se la forma è thriller il contenuto è assai più profondo e va ben oltre il film di genere. Intento dichiarato dell’autore era quello di rappresentare un disagio giovanile slegato dall’emarginazione sociale, i ragazzi protagonisti sono appartenenti a un ceto elevato che è classe dominante, ma il film può essere letto anche come un ritratto della genesi del potere nella società occidentale. L’istituto luogo dell’azione forma la classe dirigente del futuro, insegnando competizione esasperata e sacrificando l’innocenza a un uso cinico e utilitaristico di persone e situazioni, contemplando persino nell’offerta formativa una sorta di educazione al baccanale. Nel finale, durissimo, il riferimento a Il laureato di Mike Nichols sancisce un mutamento ormai irreversibile.

Gli attori Vincenzo Crea e Ludovico Succio, rispettivamente Giulio ed Edoardo, sono impegnati per la prima volta in ruoli da protagonista, affiancati da Fabrizio Rongione – nato in Belgio da genitori italiani – nei panni dell’insegnante Mathias, presenza ricorrente nei film dei fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne.
Vero e proprio personaggio di rilievo, l’istituto è ‘interpretato’ dal Grand Hotel Dobbiaco, un grande edificio in stile asburgico nato come albergo nel 1878 diventato oggi importante centro culturale dell’Alto Adige, sede tra l’altro di una manifestazione musicale dedicata all’opera di Gustav Mahler che qui ebbe occasione di soggiornare e di comporre le ultime sinfonie.

I figli della notte è un’opera interessante lontana da percorsi convenzionali del nostro Cinema, che non teme posizioni poco conciliatorie, ottimo esordio di un giovane cineasta da tenere d’occhio.