
La 63ª edizione del Festival dei Popoli pur essendo tradizionalmente manifestazione dedicata al cinema documentario, ha dedicato quest’anno una retrospettiva pressoché completa all’opera dei fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne, includendo nel programma anche l’anteprima italiana del loro ultimo lungometraggio Tori e Lokita. Una decisione, quella di rendere omaggio alla coppia di cineasti belgi, più che legittima non solo perché nell’ambito del documentario sono da ricercare le loro origini professionali, ma anche perché l’osservazione della realtà è il fulcro centrale di tutti i capitoli di una filmografia di straordinaria coerenza che, dal 1987 in poi, li ha visti cimentarsi con successo nel cinema di finzione, con storie esemplari destinate ad accendere i riflettori su problemi e realtà invisibili ai più; drammi che si consumano nel silenzio a breve distanza da noi. Considerazione valida più che mai anche per il loro ultimo film, che si apre con un vero e proprio interrogatorio delle autorità all’adolescente Lokita, una giovane africana sprovvista di documenti che ha fatto richiesta per regolarizzare la sua posizione. Gli assistenti sociali vogliono soprattutto essere certi che la ragazza sia davvero sorella del piccolo Tori, a cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato perché nel Benin da cui proviene la superstizione popolare, ritenendolo uno stregone bambino, lo espone al concreto pericolo di essere ucciso.
Tra ricatti dei trafficanti di esseri umani che pretendono il saldo di alte somme per averli portati in Europa, il senso di colpa per non essere in grado di spedire abbastanza soldi in Africa e la rabbia per gli ingiusti rimproveri telefonici della madre, Lokita trova in Tori l’unica presenza affettiva capace di garantire sentimenti di unione e solidarietà disinteressata.

Un articolo di giornale su migranti minori non accompagnati con dati statistici allarmanti sull’alta percentuale di sparizioni, una volta da questa parte del Mediterraneo di molti giovani si perde ogni traccia, è stato lo spunto iniziale da cui sono partiti i fratelli Dardenne, due o tre anni fa, per immaginare i personaggi di Tori e Lokita interpretati, come già altre volte con i personaggi di film precedenti, da attori non professionisti scelti dopo lunghe selezioni.

Il sentimento puro di un’amicizia che non viene mai meno, ancora di salvezza per entrambi i giovani protagonisti, coalizzati contro la crudeltà del mondo, è il mezzo attraverso cui il film si assicura la nostra aderenza emotiva al dramma, raccontato con la consueta asciuttezza dei Dardenne. Dopo l’esordio in concorso a Cannes, dove ha vinto il premio speciale della 75ª edizione, Tori e Lokita sarà nelle sale italiane il prossimo 24 novembre distribuito da Lucky Red.