“Arriva un governo, dice che cambierà le cose e chiama immediatamente gli stessi bastardi di sempre.” Basterebbe questa lapidaria esternazione fatta dal vecchio avvocato Alberto Muchnik, amico e mentore del protagonista, per dare un’idea dell’estrema attualità di un’opera come Argentina, 1985 di Santiago Mitre che ricostruisce con attenta perizia il processo intentato dalla magistratura civile argentina – dopo che quella militare aveva assolto tutti – contro nove comandanti dell’esercito, ai vertici del regime negli anni oscuri della dittatura di Videla; un processo al terrorismo di Stato messo in atto dalla giunta militare al potere dal 1976 al 1983, mai raccontato prima in un film, entrato non solo nella Storia nazionale del Paese sudamericano, ma anche in quella dell’umanità intera.
Divisibile approssimativamente in tre parti – le fasi preliminari che hanno portato il governo democratico a indire il processo, la costruzione di una squadra legale impegnata a reperire prove accusatorie a carico degli imputati e lo svolgimento del processo stesso con le udienze in aula, fino alla sentenza – il film ha al centro la figura determinante del procuratore Julio César Strassera, affiancato dal suo vice Luis Moreno Ocampo, che in un clima estremamente ostile portarono avanti le indagini per accertare le responsabilità e ripristinare lo Stato di diritto. Una ricerca della giustizia come elemento indispensabile per ricucire il tessuto sociale, ma soprattutto per ridare valore e autorevolezza a istituzioni complici dei crimini contestati, compromesse da una partecipazione attiva alla repressione.
In un momento storico di estrema fragilità per la giovane democrazia argentina, nessuno voleva avere nulla a che fare con l’istruzione di un processo che avrebbe messo sotto accusa il Potere, impiegati dei tribunali poco più che adolescenti senza esperienza, ma con alti ideali ancora intatti, furono quelli che diedero supporto all’ufficio del procuratore viaggiando per tutto il Paese, tenendo la debita distanza dalla polizia che tentava di ostacolarne il lavoro, per raccogliere le settecento testimonianze confluite poi nel fascicolo alla base dell’impianto accusatorio. Come su due binari paralleli Argentina, 1985 mostra Strassera e Ocampo al lavoro in aula, ma anche nel privato alle prese con le dinamiche familiari, con tono di commedia che rende più leggero un racconto intriso di estrema crudeltà.

Ricardo Darín, tra i più grandi attori argentini contemporanei, incarna impegno e paranoie scaturite dal clima intimidatorio, del procuratore Strazzera che andò avanti nonostante le reiterate minacce di cui fu oggetto, che lo costringevano a diffidare di chiunque. Peter Lanzani, già protagonista nell’indimenticato Il clan di Pablo Trapero, dà corpo al conflitto familiare del giovane procuratore aggiunto, rampollo di una dinastia che ha dato il primo comandante generale all’Argentina, con una madre che andava a messa con Videla.

Uno dei passaggi più emozionanti di un film rigoroso costruito su un impianto classico, ma molto efficace, è proprio quello in cui questa madre, rappresentante tutta l’opinione pubblica che in gran parte non voleva sapere delle atrocità compiute, è costretta dall’ascolto quotidiano delle testimonianze diffuse via radio a prendere atto dei fatti. Molti frammenti della requisitoria finale dell’accusa andrebbero stampati nella memoria perché uno dei meriti più alti di Argentina, 1985 è quello di mettere a nudo l’anatomia del regime.

Un’emozione visiva di forte impegno civile, monito per tutti a vigilare che fatti analoghi non accadano mai più. Essenziale perciò prendere atto di meccanismi che sono sempre uguali nel tempo: l’uso di un intento apparente come pretesto per attuare norme liberticide, ad esempio, tipo l’inserimento nel codice penale di un nuovo reato per arginare raduni illegali a base di droga e alcool, redatto in forma volutamente tanto generica da rendere possibile perseguire come illegale e fuori Legge anche la pacifica protesta.

Argentina, 1985 di Santiago Mitre è deliberatamente un’opera didattica, capace di far comprendere tutta la situazione anche a chi ignora completamente la storia di quegli anni, adesso dopo l’esordio in concorso a Venezia 79 è approdato direttamente su Prime senza una distribuzione in sala, che invece avrebbe meritato ampiamente. Un film necessario che ribadisce il valore terapeutico della memoria contro la rimozione.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Locandina originale
  2. L’anziano avvocato Alberto Muchnik e alcuni giovani reclutati in squadra dal procuratore
  3. Ricardo Darín è il procuratore Julio César Strassera, Peter Lanzani il procuratore aggiunto Luis Moreno Ocampo
  4. I giudici, le testimonianze delle vittime e le Madri di Plaza de Majo in aula
  5. Doppio binario narrativo, tra pubblico e privato dei protagonisti
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    © 2022 Amazon Studios

IN COPERTINA

Il procuratore Strazzera e il vice Moreno Ocampo con i loro ragazzi
© 2022 Amazon Studios

courtesy Ufficio stampa Reggi e Spizzichino

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Argentina, 1985
  • Regia: Santiago Mitre
  • Con: Ricardo Darín, Peter Lanzani, Alejandra Flechner, Gina Mastronicola, Santiago Armas, Laura Paredes, Carlos Portaluppi, Susana Pampin, Claudio Da Passano, Héctor Díaz, Gabriel Fernández, Norman Briski, Alejo García Pintos, Mariano Speratti, Pablo Caramelo, Pablo Moseinco, Walter Jakob, Almudena González, Antonia Bengoechea, Félix Santamaría, Santiago Rovito, Manuel Caponi, Leyla Bechara, Brian Sichel, Paula Ransenberg, Guillermo Jacubowicz,
  • Sceneggiatura: Santiago Mitre, Mariano Llinás
  • Fotografia: Javier Juliá
  • Musica: Pedro Osuna
  • Montaggio: Andrés Pepe Estrada
  • Scenografia: Micaela Saiegh
  • Costumi: Mónica Toschi
  • Produzione: Alex Kuschevatzky, Federico Posternak, Agustina Llambi Campbell, Ricardo Darín, Santiago Mitre, Santiago Carabante, Chino Darín e Victoria Alonso per Amazon Studios con La Unión de Los Ríos, Kenya Films e Infinity Hill
  • Genere: Drammatico
  • Origine: Argentina / USA, 2022
  • Durata: 140′ minuti