
Il cineasta rumeno Bogdan George Apetri con il suo terzo lungometraggio Miracle – storia di destini incrociati racconta un dramma molto terreno, in cui si insinua un elemento trascendente che può essere interpretato anche in un’ottica spirituale per definire l’inspiegabile, quel qualcosa di inafferrabile alla comprensione umana che si pone perciò sotto la definizione di ‘miracolo’.
Nella Romania dei nostri giorni, in un monastero di suore cristiano-ortodosse isolato nelle campagne, la novizia Cristina Tofan si appresta a lasciare furtivamente il convento con la complicità di Sorella Mina; non si tratta di una fuga, la giovane farà ritorno in serata il prima possibile nella speranza che la sua assenza possa passare inosservata.
La ragazza tradisce una certa malcelata agitazione mentre prende in prestito il cellulare della consorella da portare con sé, fuori dall’ingresso posteriore a fianco delle antiche mura, sul limitare del bosco, già un’auto l’attende per portarla in città, dove ha qualcosa di molto grave da risolvere e un uomo da rintracciare che non riesce a raggiungere al telefono.
La sorte è per sua natura imponderabile, eventi imprevedibili porteranno l’ispettore di polizia Marius Preda sulle tracce di Cristina, due destini vincolati dalle forze del cosmo, inevitabilmente legate tra loro anche se distanti, in un racconto teso e dolente, venato d’improvvisi colpi di scena capaci di lasciare attoniti.
Un’opera solo apparentemente scarna – strutturata in una serie di lunghi piani sequenza che rendono tangibile la percezione dello scorrere del tempo, elemento costitutivo e preponderante del flusso narrativo – costruita su una sequenza centrale determinante e perciò destinata a restare a lungo incastonata nella memoria.

A dieci anni dal lungometraggio d’esordio, l’inedito Periferic del 2010, il regista Bogdan George Apetri che vive negli Stati Uniti portando avanti un’intensa attività di produttore indipendente, è tornato dietro la macchina da presa girando in contemporanea il precedente Neidentificat [Non identificato] anch’esso inedito in Italia e questo Miracle – storia di destini incrociati, come primi due capitoli di una trilogia di storie indipendenti che non esigono obbligo di visione l’uno dell’altro.

Con un’identica ambientazione nella stessa città di provincia, l’intento di Apetri – anche autore della sceneggiatura – è quello di dare forma a un universo narrativo complesso, con i personaggi protagonisti di una storia che appaiono di passaggio anche nelle altre, sullo sfondo quasi come comparse, in un’idea ispirata ai romanzi di Honoré de Balzac che ha però un precedente anche in ambito cinematografico nel bellissimo Decalogo del Maestro polacco Krzysztof Kieślowski.

Costruito come un thriller – con un debito strutturale verso un classico, estremamente distante sotto ogni aspetto, come Psyco di Alfred Hitchcock – il film rilascia gradualmente con parsimonia le informazioni su quel che sta accadendo nella vita della protagonista, interpretata da Ioana Bugarin, mantenendo alta la tensione. Una tensione che esplode poi giocando con le possibilità offerte dal mezzo cinematografico, un po’ come ha fatto Michael Haneke nel suo Funny Games.

Insegnante di regia cinematografica alla Columbia University di New York, Bogdan George Apetri nei suoi film da regista cerca sempre di perseguire sentieri meno battuti, l’eleganza formale di Miracle – storia di destini incrociati riesce a unire un forte coinvolgimento emotivo evitando però ogni rischio di morbosità o spettacolarizzazione; la vera potenza del film sta nel coinvolgere senza che lo stile prenda il sopravvento, offrendo spunti profondi a riflessioni senza risposta.

Dopo aver esordito in concorso nella sezione Orizzonti alla 78ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica La Biennale di Venezia, adesso finalmente Miracol di Bogdan George Apetri è disponibile nelle sale italiane distribuito dalla Trent Film di Padova.