Sono stato a lungo nell’incertezza se scrivere o no questo articolo, poi ha prevalso il buon senso.
Lo scorso 10 ottobre ero all’Opéra Bastille per la prima del Don Carlos di Giuseppe Verdi nella rarissima versione francese in cinque atti, con il taglio dei balletti (quella integrale è un altro appuntamento da non perdere la prossima primavera all’Opéra de Lyon). In un teatro esaurito da mesi, si attendeva con trepidazione l’inizio quando il pubblico di Parigi avrebbe potuto finalmente apprezzare quel cast di cantanti che, secondo voci di corridoio, sarebbero occorsi quasi due anni per la sua realizzazione.
Si alza il sipario: le prime note infondono una gioia immensa e Philippe Jordan – direttore musicale dell’Opéra national de Paris – fin da subito fa percepire che condurrà, ed esalterà, l’orchestra in modo prodigioso consentendo di cogliere nettamente ogni sfaccettatura remota di questo capolavoro musicale preciso, sfumato e potente che, quando viene letto come si deve, offre ogni possibile cromia in un equilibrio che lascia attoniti. Per tutta l’opera abbiamo assaporato ogni a solo strumentale come ogni attacco. Se la perfezione non è di questo mondo, a Parigi era netta la convinzione che stavamo ascoltando qualcosa di molto simile.
Eccellente il Coro sapientemente diretto da José Luis Basso (un artista che ho avuto il piacere di ascoltare in tantissime performance quando dirigeva quello del teatro Comunale di Firenze).
Per i cantanti non so da dove iniziare perché capita veramente di rado non riuscire ad affermare chi sia stato il più bravo e, nell’intervallo, francesi puristi affermavano come anche la pronuncia fosse ad alto livello. Inoltre, tutti hanno sfoderato talento teatrale, istrionismo e carisma nonostante una regia penalizzante del pathos verdiano.
Quello dei due bassi è un autentico scontro fra titani: Philippe II (Ildar Abdrazakov) e Le grand inquisiteur (Dmitry Belosselskiy) ci hanno immobilizzato alla poltrona. La sofferenza della solitudine del potere del monarca spagnolo (in particolare nel quarto atto nell’aria “Elle ne m’aime pas“) con voce penetrante e soffocata, offre una risonanza indescrivibile al suo personalissimo tono.
L’Inquisitore, invece, sfodera una grandissima “voix caverneuse” perchè, anche negli alti, è tinta di oscurità con un vibrato da brividi.
Don Carlos (il tenore Jonas Kaufmann) non si è certo sottratto alle difficoltà della parte e, nel duetto con Rodrigue del secondo atto (che è una delle meraviglie dell’opera), ci ha fatto sognare con la ricchezza delle sue armoniche. Altro momento eccezionale, quando rinuncia all’amore per salvare le Fiandre, la voce è in simbiosi con l’orchestra.
Probabilmente, quello che ha fatto breccia come il trionfatore della serata è stato il baritono Ludovic Tézier, straordinario sin dall’inizio e, nella scena della morte del quarto atto, ci ha lasciato in apnea per la sua bravura. Da tempo fra i maggiori interpreti verdiani, non ha rivali in francese per quel fraseggio unito alla dizione e alla varietà di toni che hanno contribuito ad esaltare le qualità vocali.
Elisabeth de Valois (il soprano Sonya Yoncheva) bellissima voce e bel timbro capace di trasferire emozioni in particolare nell’aria iniziale del quinto atto. La ascolteremo con piacere a fine giugno a Milano, alla Scala, nel Pirata di Vincenzo Bellini.
La princesse Eboli (il mezzosoprano Elina Garanca) con voce e timbro che passano dall’energico allo sfumato, dai vocalizzi virtuosi alla morbidezza degli acuti. Se mella “Chanson Du voile” è stata perfetta, nel “O don fatal et deteste” ha mandato in delirio il pubblico.
Thibault (il mezzosoprano Eve-Maud Hubeaux) canta con eleganza e potenza mentre il basso Krzysztof Baczyk (Le moine) è un giovame polacco che avremo modo di riapplaudire perché ha già una voce matura e potente,
Molto bravi anche baritoni Tiago Matos, Michal Partyka, Mikhail Timoshenko, Tomasz Kumiega, Andrei Filonczyk e Daniel Giulianini nei panni dei sei Députés flamands.
Une voix d’en haut (il soprano Silga Tiruma) ci ha piacevolmente stupiti con alti potenti e vibranti… in alcuni momenti sembrava ci chiamasse dal paradiso!
Quasi cinque ore di musica e canto che fanno dire orgogliosamente “io c’ero”, ma come in ogni cosa sublime, esiste il lato oscuro e in questo caso è stata la regia, il motivo per cui questo articolo esce con tanto ritardo (per scelta editoriale non diamo spazio a stroncature anche perché il giudizio è sempre soggettivo), poi abbiamo deciso che per un Don Carlos che resterà negli annali, si può sorvolare sul lavoro di Krzysztof Warlikowski che ha curato anche scenografie e costumi.
Su queste pagine ho palesato più volte apprezzamenti per regie che si prendono alcune libertà con il libretto, ma tutto ha veramente un limite e, comunque, senza mai disturbare musica e cantanti.
Alla fine dello spettacolo applausi a scena aperta e ovazioni per tutti tranne all’uscita del regista accolto con coloriti e fantasiosi dissensi, fischi e buuuuuu che si sono protratti per minuti interminabili anche alla seconda uscita. Mi dicono che alle repliche sia andata meglio (forse perché si sono affannati ad argomentare spiegazioni?) comunque sia… peccato perché il cast è tale da chiedersi quando mai ricapiterà di assistere a uno spettacolo così.
Dettagli
Don Carlos
Opera in cinque atti
Musica di Giuseppe Verdi
Libretto di Joseph Méry e Camille du Locle
Direttore Philippe Jordan
Regia Krzysztof Warlikowski
- Philippe II ldar Abdrazakov
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Don Carlos
Jonas Kaufmann 10 > 28 oct.
Pavel Černoch 31 oct. > 11 nov. - Rodrigue Ludovic Tézier
- Le grand inquisiteur Dmitry Belosselskiy
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Élisabeth de Valois
Sonya Yoncheva 10 > 28 oct.
Hibla Gerzmava 31 oct. > 11 nov. -
La princesse Eboli
Elīna Garanča 10 > 28 oct.
Ekaterina Gubanova 31 oct. > 11 nov. - Thibault Eve-Maud Hubeaux
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Députés flamands
Tiago Matos
Michal Partyka
Mikhail Timoshenko
Tomasz Kumiega
Andrei Filonczyk
Daniel Giulianini - Une voix d'en haut Silga Tīruma
- Le comte de Lerme Julien Dran
- Un héraut royal Hyun-Jong Roh
- Le moine Krzysztof Baczyk
Scenografie Małgorzata Szczęśniak
Luci Felice Ross
Video Denis Guéguin
Coreografie Claude Bardouil
Drammaturgia Christian Longchamp
Maestro del Coro José Luis Basso
(spettacolo con sottotiti in francese e inglese)