Cinquemila chilometri al secondo è una struggente passeggiata tra i sentimenti e le memorie d’una coppia d’amanti. Senza mai essere stucchevole o banale, Manuele Fior mette in mostra, con parole e disegni, la storia di formazione di due giovani italiani e della loro storia d’amore. Ma l’aspetto sentimentale è solo una parte della narrazione. L’autore sviluppa una profonda riflessione sul significato delle partenze e dei ritorni, delle responsabilità della vita e di come quest’ultima interferisce sui desideri e le identità delle persone.

Gli elementi del romanzo di formazione e della storia sentimentale s’intrecciano sin dall’inizio della narrazione: una calda estate in un indefinito paese di provincia italiano coglie due amici adolescenti, Piero e Nicola, nell’atto di spiare la vicina, Lucia, dirimpettaia da poco trasferitasi nel loro quartiere. Piero è più studioso ed introverso mentre Nicola è il classico esempio del ragazzo ribelle. Da subito nasce un’attrazione tra Piero e Lucia che sboccia poi in una passionale relazione, sotto gli sguardi gelosi di Nicola. Da questo momento in poi la narrazione procede per balzi temporali che colgono i due protagonisti su strade completamente diverse.

Fior è abilissimo nello sviluppare le vite parallele dei due personaggi dando spazio alle loro rispettive aspirazioni di vita e professionali mantenendo, allo stesso tempo, la connessione tra i due (fatta di memorie, sogni e sentimenti contrastanti). Da un lato Piero, che all’inizio non voleva partire per il Cairo, riesce infine a costruirsi un’ottima carriera in Egitto dove porta moglie e figlio. Ma sembra non riuscire a trovare pace, a sentirsi a casa. La sua nuova famiglia non viene mai rappresentata ed i rapporti che Piero ha con essa sono spesso tesi e forse secondari alle sue ambizioni lavorative. Una nostalgia strisciante non gli lascia abbandonare la memoria di Lucia (che più volte emerge nei suoi sogni erotici) e del suo paese natio. Infine, in questa nuova vita le uniche cose che sembrano davvero contare per Piero sono i legami materiali che lo legano al passato (viaggi, trasporti, vacanze, etc.)

Dall’altro lato invece Lucia era felicemente partita per la Norvegia, sentendosi forse troppo oppressa dalla relazione con Piero. Finalmente entusiasta e libera, ella sviluppa una nuova vita mettendo su famiglia: ma una certa nostalgia del passato la coglie spingendola al ritorno. Quest’ultimo si rivela alquanto problematico e forse non proprio come lei se l’era immaginato. Anche se gli ambienti di casa sono rimasti non molto dissimili dal passato esso resta pur sempre irraggiungibile: è Lucia ad essere oramai cambiata.

Lo scontro tra vita e desideri è favorito da una idealizzazione del passato, che emerge come possibile ultima panacea, come rifugio personale immaginario al quale attingere nei momenti di tristezza. Ma esso si rivela un’illusione, una costruzione mentale che si sfalda nella concretezza del presente. Ciò è delicatamente rappresentato nell’incontro finale tra Piero e Lucia, che passano ore spensierate  rievocando ilari ricordi d’infanzia mentre la vecchia passione si riaccende. Ma all’atto concreto, la voglia carnale si spenge negli orribili ostacoli psicologici che la vita e l’età hanno creato (ad esempio, la vergogna per il proprio corpo, percepito come meno attraente, o non sessualmente attivo come prima).

La narrazione di base è sorretta dagli acquerelli che animano le pagine. La trasposizione temporale fisica e mentale tra i posti visitati da Piero e quelli visitati da Lucia è efficacemente resa dalla scelta di usare variazioni cromatiche tra due dei colori primari per ciascuna unità narrativa. Ed ecco che nel capitolo dedicato a Lucia, da poco arrivata in Norvegia, sono prevalentemente usate le variazioni di blu con alcune tinte verde acqua e giallo chiaro, mentre il mondo di Piero è pieno di tinte gialle, arancione e rosse. Nel tempo dell’incontro iniziale, della fase adolescenziale, la commistione delle tonalità è maggiore, infatti prevalgono il giallo ed il verde chiaro: scelta efficace nel costruire un alone di nostalgico passato. Diametralmente opposto l’incontro finale è tinto dalle tonalità più scure del blu, e del viola. L’uso di componenti grafici per segnalare passaggi narrativi è delicato e carico di significati: le gocce stilizzate di pioggia su pagina bianca che separano differenti capitoli rappresentano l’introduzione di un nuovo colore ed i sentimenti via via più nostalgici dei personaggi. Infine la scelta delle forme delle vignette, più large ed alte all’inizio dei capitoli, favorisce un’immersione ponderata del lettore, e di conseguenza il ritmo di lettura, nella narrazione.

Cinquemila chilometri al secondo, è una potente narrazione del presente perché usando il motore narrativo del triangolo amoroso espone con delicatezza ed intensità molti dei problemi che i giovani dell’oggi si trovano spesso ad affrontare: come si possono costruire delle radici spostandosi da un posto all’altro? Cosa si perde nel partire e cosa non ritroviamo nel ritorno? Qual è la giusta bilancia tra aspirazioni individuali ed affetti personali? La forza di queste pagine non risiede nel donare risposte, ma nel formulare queste domande. Cinquemila chilometri al secondo non è solo una elegante e delicata narrazione, essa è una efficace testimonianza storica dell’immaginario presente.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Manuele Fior, Cinquemila chilometri al secondo, copertina
  2. Lucia
  3. L'inizio
  4. Il paese
  5. Egitto
  6. L'incontro finale

IN COPERTINA:
Manuele Fior, Cinquemila chilometri al secondo
[particolare di copertina]

SCHEDA

Titolo: Cinquemila chilometri al secondo
Autore: Manuele Fior
Editore: Coconino Press, 2010
ISBN: 8876181717, 9788876181719
143 pagine