Notoriamente conosciuta come la città della Lanterna, per la prima volta una mostra offre al pubblico la visione storica completa delle rappresentazioni figurative della Lanterna, del porto e di Genova nella sua interezzza. Un percorso che, dalle prime mappe rinascimentali arriva agli scatti fotografici del Novecento, passando dai pittori del Grand Tour e dai paesaggisti del diciannovesimo Secolo. Quel faro medievale – fino al 1902 è stato il più alto del mondo – è l’elemento caratterizzante il paesaggio urbano per la posizione emergente al limite estremo del colle di San Benigno a chiudere l’arco del porto antico a ponente. 

Genova, nel corso del tempo, ha scelto molteplici emblemi e insegne per essere riconosciuta all’esterno: il vessillo di San Giorgio, la Madonna Regina di Genova, i santi patroni, il doge, Giano bifronte, la porta mutuata dal titolo latino Ianua. Nonostante questo, la Lanterna, monumento unico anche nel panorama dei porti del mediterraneo, è sempre riaffiorata prepotente come Imago Urbis, vera e propria Mirabilia Urbis, tanto nelle carte nautiche quanto nei documenti ufficiali, sui frontespizi dei libri e nelle immagini pubbliche, a suggello dell’efficienza e della stabilità del porto, elemento cardine dell’iconografia cittadina. Che il simbolo di Genova fosse un faro, ovvero una svettante torre antica con precisa funzione pratica e intimamente legata alla navigazione, monumento che rimanda alle imprese che resero la Repubblica ricca, temuta e rispettata, rientra nello spirito genovese.

Allestita a Palazzo e curata da Serena Bertolucci e Luca Leoncini, “La città della Lanterna. L’iconografia di Genova e del suo faro tra Medioevo e Presente” propone oltre duecento opere tra incisioni, disegni, dipinti, poster e fotografie provenienti dall’Archivio di Stato di Genova, dalle collezioni del Comune di Genova, dei Musei Reali di Torino, di Ca’ Pesaro di Venezia, della Banca Carige, della Camera di Commercio di Genova, dagli archivi delle soprintendenze liguri, ma anche da numerose collezioni private con esposizione di materiali rari o inediti.
Dalla prima rappresentazione figurata nota, quella che appare sulla copertina di un manuale di conti del 1371, ai rotocalchi moderni; dalle antiche xilografie con le antiche vedute della città, alle locandine con i transatlantici per il turismo moderno; dagli oggetti che ancora oggi ne documentano la primitiva funzionalità (il vaso d’olio utilizzato come combustibile per alimentarne la luminosità), agli oggetti della contemporaneità che ne consacrano il valore simbolico.

E ancora: dai documenti che testimoniano l’assidua cura dei Padri del Comune nelle manutenzioni e negli ammodernamenti, ai simboli di chi nel porto, all’ombra della Lanterna, ha lavorato per generazioni; dalle incisioni che ne hanno fatto elemento imprescindibile della Forma Urbis, ai dipinti che l’hanno ripresa da sola o immersa in un paesaggio di grande bellezza, ecco le sezioni in cui la mostra è suddivisa:

  • XILOGRAFIE – La città trova le sue prime descrizioni visive nelle xilografie di fine Quattrocento, tratte perlopiù da testi storici, ripetono la ripresa dal mare delle carte nautiche della fine del Medioevo (Sercambi, Beccari e De Pareto).
  • STAMPE ANTICHE – Selezione delle più importanti stampe della città pubblicate tra la seconda metà del Cinquecento e la fine dell’Ottocento. Genova è perlopiù inquadrata dal mare con ripresa dall’alto, ripetendo gli elementi di una visione che tenderà a codificarsi: l’arco del porto, le colline turrite, il centro abitato stretto tra le mura medievali, la Lanterna.
  • GIOLFI – Le vedute di Antonio Giolfi (Genova 1721-1796) sono la prima cospicua testimonianza dell’aspetto della città a distanza ravvicinata. Non solo il porto, ma soprattutto palazzi, strade, chiese, piazze, vedute inedite che sembrano far tesoro delle descrizioni dei viaggiatori e di una coscienza illuminista del viaggio e della rappresentazione oggettiva, lenticolare della realtà che si fonda su nitidezza formale e precisione documentaria. Alcuni elementi preannunciano tuttavia la percezione del paesaggio ottocentesca.
  • GARIBBO – Luigi Garibbo (Genova 1782 o 1784 – Firenze 1869) anticipò la percezione del paesaggio antiretorico e realistico del secondo Ottocento. Già nelle sue acquetinte sono evidenti sobrietà, esattezza e comprensione profonda della realtà naturale, della luce e dello spazio. Nelle sue opere si avverte sempre la predilezione per la veduta ampia, aperta, inondata di luce come nella sua celebre ripresa della città dalla salita dei Camaldoli.
  • CAFFI – Ippolito Caffi (Belluno 1809 – Lissa 1866) pittore prospettico, aveva incrociato durante la sua formazione veneziana e soprattutto nel corso dei suoi soggiorni romani, le esperienze pittoriche di artisti europei e pittori fotografi. Ciò si tradusse in nuovi impianti visivi e in una modernizzazione dell’immagine volta a superare la tradizione vedutistica d’ascendenza canalettiana in direzione di un approccio più realista. Come testimoniano le sue celebri vedute genovesi, fu anche un colorista attento alla luce e ai suoi effetti atmosferici, in un progressivo abbandono delle convenzioni rappresentative che avevano segnato le epoche precedenti.
  • PARKE – Henry Parke (Londra 1790-1835) concepì il grande Panorama di Genova (presentato in una versione ingrandita e restaurata virtualmente) come veduta da osservare chiudendola a cilindro. Il bordo destro dove si intravede Capo Mele andrebbe unito al sinistro dove prosegue la riviera di ponente. 
  • TESTIMONE – La Lanterna è stata testimone di grandi eventi storici. Non sono dunque solo i commerci e i traffici a stimolare vedute e celebrazioni, ma, come il visitatore può ammirare in questa sezione, anche le imprese belliche. 
  • SIMBOLO – In questa sezione il visitatore trova una selezione di opere nelle quali è la Lanterna stessa a simboleggiare la città le cui immagini si sovrappongono e si identificano in modo inestricabile.
  • FOTOGRAFIA – Lo stretto rapporto tra i primi fotografi e i pittori di paesaggio a metà Ottocento intrecciarono le loro esperienze condividendo punti di stazione, inquadrature e una percezione nuova, più attenta alla luce e alla realtà quotidiana. In questa sezione una scelta di antiche fotografie di grandi fotografi attivi a Genova e in Liguria, primo fra tutti August Alfred Noack (Dresda 1833 – Genova 1895). Questi scatti, ancora in debito con il vedutismo artistico di primo Ottocento, documentano anche le trasformazioni che la rivoluzione industriale impose al porto di Genova e al suo scenario naturale, fino al taglio del colle di San Benigno nel secondo quarto del Novecento che avrebbe stravolto per sempre il paesaggio del porto e del faro.
  • CARTOLINE – Le antiche cartoline postali ci restituiscono spesso un mondo scomparso. È il caso soprattutto del gruppo di immagini che riprendono la Lanterna da Sampierdarena e mostrano una parte della città che ha subito trasformazioni radicali e che all’osservatore moderno pare irriconoscibile. 
  • MANIFESTI PUBBLICITARI – La vasta produzione di affiche turistiche soprattutto tra fine Otto e prima metà del Novecento ci regala immagini anche del porto di Genova e del suo Faro. Si va dal poster di alberghi di lusso a immagini più tradizionali che promuovono Genova e utilizzano le grandi figure del suo passato come Cristoforo Colombo. 
  • LAVORO – Il porto di Genova è stato anche lo sfondo di un’importante epopea di lavoro manuale e la sezione vuole essere un omaggio agli uomini che spesso lavorarono in condizioni difficilissime. 
  • PRESENTE – L’ultima sezione della mostra dimostra come la Lanterna appaia ancora uno dei monumenti emblematici della città. 
  • MUSEO – Tra il 1995 e il 2004 l’intero complesso del faro è stato restaurato e reso accessibile anche grazie all’Associazione che si occupa dell’apertura al pubblico del faro e del museo, oltre alla manutenzione ordinaria del complesso.
  • PASSEGGIATA – Dopo anni di isolamento, la passeggiata della Lanterna, dal 2001 collega il terminal traghetti al faro rendendolo accessibile e fruibile. Seguendo il tracciato delle mura storiche, si allarga a tratti per creare punti di sosta.

Una volta usciti da Palazzo Reale avrete voglia di camminare per approfondire la conoscenza di una città che non si finisce mai di scoprire.

Dettagli

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Orari
lunedì chiuso
da martedì a venerdì 9.00/19.00 (ultimo ingresso ore 18.30)
sabato, domenica e festivi 13.30/19.00 (ultimo ingresso ore 18.30)
lunedì chiuso
chiuso: 25 Dicembre, 1 Gennaio

Dove e quando

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Fino al: 20180204