Concettualmente siamo favorevoli ai docufilm su grandi pittori del passato in quanto, esperti, critici, studiosi e artisti internazionali evidenziano aspetti dello stile noti agli storici dell’arte, ma, spesso, sconosciuti al fruitore di mostre. Ci riferiamo ai casi in cui il rigore storico supporta lo stesso docufilm il cui valore non può seguire esclusivamente canoni cinematografici, ma anche quelli divulgativi.

La nuova stagione de La Grande Arte al Cinema di Nexo Digital torna nelle sale italiane, da domani a mercoledì 5 ottobre, con “Tiziano. L’impero del colore”, diretto da Laura Chiossone e Giulio Boato e scritto da Lucia Toso e Marco Panichella con la supervisione di Donato Dallavalle – produzione Sky, Kublai Film, Zetagroup, Gebrueder Beetz e Arte ZDF – dedicato a uno dei pittori simbolo di Venezia e del Rinascimento: Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore 1488/1490 – Venezia, 27 agosto 1576).

Un viaggio alla scoperta della vita, il temperamento, le ambizioni del pittore cadorino e la Venezia (alcune riprese dal drone la mostrano in tutta la sua bellezza senza tempo) che, per tutta la sua esistenza, rimarrà la base operativa da cui spostarsi per conquistare e creare un “impero del colore”, una fucina creativa eccezionale capace di accogliere viaggiatori e influenze provenienti da tutto il mondo.

A comporre le vicende dell’artista anche le indagini sui suoi affetti, come quello per l’amatissima figlia Lavinia, e sui rapporti con le grandi personalità del suo tempo: il Duca di Ferrara Alfonso I; il poeta e intellettuale Pietro Aretino, rockstar del Rinascimento; la Marchesa di Mantova, collezionista e mecenate senza eguali, Isabella d’Este; l’imperatore Carlo V; il Papa Paolo III; il re di Spagna Filippo II; il celebre “rivale” Jacopo Tintoretto.

Se per tre secoli la tomba di Tiziano, ucciso dalla peste nel 1576, sarà decorata solo da una lapide, la sua produzione influenzerà i grandi artisti delle epoche successive e continua tuttora a dialogare con i contemporanei come spiega nel docufilm lo stesso Jeff Koons, raccontando la sua assoluta fascinazione per il gesto pittorico e la bottega di Tiziano: elementi che lo avvicinano, a distanza di oltre quattrocento anni, al rivoluzionario pittore veneziano che, più lo si conosce, più riesce a stupire.