Incubo metropolitano scaturito dalla paura e dalle insicurezze della segregazione collettiva, che all’insorgere della pandemia il governo ha imposto all’intero Paese, Siccità è il quindicesimo film per il grande schermo firmato da Paolo Virzì che, nonostante una confezione di alto livello sul piano tecnico come su quello artistico, non riesce ad avere l’equilibrio tra dramma e commedia che ha contraddistinto le prove migliori del regista livornese.
Roma, in un futuro prossimo la città è oppressa dalla siccità di trecento e sessantasette giorni senza pioggia, le autorità hanno imposto il razionamento delle risorse idriche e nei supermercati è stato fissato un tetto pro capite all’acquisto di acqua. L’aridità ha completamente prosciugato il Tevere facendo riemergere il Colosso di Nerone che si credeva perduto, mentre negli alberghi di lusso le piscine sono ancora piene in spregio alle proteste di strada che si fanno sempre più accese. Intanto si moltiplicano i casi di una misteriosa malattia indotta dalla gran quantità di blatte, il cui sintomo più evidente è l’insorgere di un persistente stato di sonnolenza; in questo scenario apocalittico si dibattono personaggi inquieti apparentemente distanti tra loro, le cui sorti sono destinate a intrecciarsi rivelando connessioni sconosciute.
L’intento dichiarato di Virzì è stato quello di spingere l’acceleratore sul grottesco e sulla durezza dei conflitti sociali con un occhio al coreano Parasite di Bong Joon-ho, dichiarato con l’omonimia del turista coreano sul taxi; ma mentre funziona in modo egregio l’accento posto sull’egoismo e sulla cattiveria dei personaggi – risposta caustica alla retorica del “ne usciremo migliori” – il fronte del divertimento non può indurre risate, neppure le più amare, perché le imposizioni dal sapore squisitamente totalitario subite in questi anni sono state arbitrarie, illegali e troppo dure, ma soprattutto troppo recenti.

A esempio, nell’arresto del cittadino che contro ogni divieto è sorpreso a lavare l’auto è difficile cogliere l’intento di un’ironica risposta all’assurda realtà del fermo di una persona solitaria a passeggio sulla spiaggia, rivelata da un drone di sorveglianza durante la segregazione collettiva, trasmesso da tutti i telegiornali per esporre il trasgressore al giudizio della pubblica opinione; certo aveva trasgredito la regola vigente, ma senza mettere in pericolo la salute di nessuno.

Si è parlato di ritratto sociale contemporaneo in riferimento a Siccità, ma non è sufficiente creare e portare avanti singoli fili narrativi, anche poetici come quello interpretato da un dolente Silvio Orlando, annodati e congiunti con perizia e mestiere sul finale, per elevare un’opera a cui manca sincerità. Nella contrapposizione sociale che si vuol mettere in scena manca completamente il popolo, i pochi personaggi di bassa estrazione sono figure estreme di ladri, assassini e carcerati.

L’impianto su cui è costruito il film ha un debito verso titoli come Il giudizio universale di Vittorio De Sica, grandi attori nei panni di personaggi allo sbando davanti all’apocalisse che incombe, ma i risultati sono inavvicinabili a certi capolavori della Commedia all’italiana. Davvero tanti gli attori di spicco presenti: ottima prova di Gabriel Montesi, anche se il suo personaggio un po’ al limite è molto simile a quello di Favolacce, ma il migliore del cast questa volta è Valerio Mastandrea.

In tanta ‘siccità’ umana forse il personaggio di Max Tortora è l’unico ancora capace, nonostante il legittimo livore, di coltivare un po’ di umanità in una realtà contemporanea orientata a forgiare individui isolati, che incentivando la competitività alimenta un esasperato egocentrismo; ma anche in questo ritratto si suggeriscono responsabilità legali, causa della rovina del personaggio, senza mettere il dito nella piaga di scelte politiche che stanno distruggendo l’economia italiana.

Siccità di Paolo Virzì è un esempio di cupo intrattenimento che aspirerebbe al ritratto sociale, un film che abbaia e non morde; ma non poteva essere altrimenti come espressione di un autore che, dichiarando commozione alla vista del banchiere che illegittimamente ha governato, palesa la sua appartenenza a una minoranza privilegiata che ha perso contatto con la realtà quotidiana comune.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Dal Tevere prosciugato riemerge il Colosso di Nerone, mentre le piscine di lusso sono piene
  3. L’arresto del trasgressore che lavava l’auto / Vinicio Marchioni e Claudia Pandolfi sono i coniugi Luca e Sara / Tommaso Ragno è l’egocentrico Alfredo
  4. Silvio Orlando è Antonio / Emanuela Fanelli è la ricca Raffaella / Sara Serraiocco è Giulia
  5. Gabriel Montesi è Valerio / Valerio Mastandrea è il tassista Loris coi suoi fantasmi / Monica Bellucci è la dissoluta Valentina
  6. Max Tortora è il povero Jacolucci in miseria / Emma Fasano è Martina / Diego Ribon è l’esperto professor Del Vecchio
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    © 2022 Wildside / Vision Distribution

IN COPERTINA

Silvio Orlando è Antonio, che disorientato si aggira  in una Roma allo stremo
© 2022 Wildside / Vision Distribution

courtesy Ufficio stampa Vision Distribution

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Siccità
  • Regia: Paolo Virzì
  • Con: Silvio Orlando, Valerio Mastandrea, Elena Lietti, Tommaso Ragno, Claudia Pandolfi, Vinicio Marchioni, Monica Bellucci, Diego Ribon, Max Tortora, Emanuela Fanelli, Gabriel Montesi, Sara Serraiocco, Emma Fasano, Emanuele Maria Di Stefano, Malich Cissè, Paola Tiziana Cruciani, Gianni Di Gregorio, Andrea Renzi, Giovanni Franzoni, Federico D’ovidio, Federico Maria Sardelli
  • Soggetto: Paolo Giordano, Paolo Virzì
  • Sceneggiatura: Francesca Archibugi, Paolo Giordano, Francesco Piccolo, Paolo Virzì
  • Fotografia: Luca Bigazzi
  • Musica: Franco Piersanti
  • Montaggio: Jacopo Quadri
  • Scenografia: Dimitri Capuani
  • Costumi: Ottavia Virzì
  • Produzione: Mario Gianani e Lorenzo Gangarossa per Wildside con Vision Distribution e Sky
  • Genere: Cupo
  • Origine: Italia, 2022
  • Durata: 124′ minuti