Forse spinto dai fatti che stanno accadendo in questo scorcio finale dell’anno, forse richiamato dal prestigio degli studiosi chiamati a presentare il volume (Marta Baiardi per ISRT, Caterina Del Vivo, ANAI e lo storico Giovanni Gozzini), sono andato all‘Istituto storico toscano della resistenza e dell’età contemporanea a Firenze per la presentazione del libro di Lionella Neppi Modona Viterbo: Cronaca a due voci. Storie, vicende, persecuzioni di una famiglia ebraica (1938-1945), Aska edizioni, 2017. La cronaca è a due voci perchè il libro ripercorre i ricordi di fanciullezza dell’autrice – il periodo è per lo più quello dal 1938 al 1945 – a partire da quelli del padre Aldo Neppi Modona che di quegli anni tenne un diario che rielaborò circa trent’anni dopo. E che il volume si inserisca in un genere che abbina la forma del diario di famiglia al saggio storico è confermato dalle risorse delle appendici, una documentaria e una fotografica, tratte dagli archivi di famiglia.
Secondo Marta Boiardi ci troviamo alla presenza di un libro necessario perchè siamo in un momento in cui si vuole ricordare quel passato. E tra le cose da ricordare, secondo la storica, c’è il senso di paura che provava l’autrice, bambina ai tempi dei fatti narrati, paura di non avere più un luogo sicuro nel quale rifugiarsi. Ma da ricordare c’è anche l’infinita catena di solidarietà, fatta per lo più di piccoli gesti, che aiutò molte persone a sopravvivere e salvarsi. Già, proprio il salvarsi, la necessità di pensare solo a sopravvivere, una presa di coscienza che, nella mente di una bambina, equivale un po’ a dire addio alla propria fanciullezza e a tutti quei sogni che sono propri di quella età.
Anche Giovanni Gozzini ha notato questi fatti minimi, la quotidianità raccontata anche attraverso i particolari dei luoghi abitati (comodini, specchiere, altri arredi), piccoli segni che servono all’autrice per orientarsi nella propria memoria. E il libro secondo l’autore rientra perfettamente in un percorso di indagine storica che, abbandonata la storia dei grandi attori sociali (classe operaia, borghesia, Stato), torna a guardare i fatti con la lente del singolo.
Ma anche lo storico è rimasto colpito dai molti gesti di solidarietà, alcuni fatti con coscienza da parte di chi faceva parte della rete che si opponeva al regime, altri fatti da persone comuni che sentivano il dovere di aiutare, semplicemente perchè sentivano che le leggi razziali e l’apparato repressivo che ne conseguiva era contrario ai diritti umani (per farsi velocemente un’idea su come tale apparato pervase l’ordinamento giuridico si veda sul sito del Governo l’elenco delle norme antiebraiche che furono emanate in Italia dal 1938 al 1945). Secondo Gozzini molte persone dell’epoca aiutarono quei loro concittadini obbedendo a un riflesso atavico che porterebbe l’uomo ad aderire ai diritti umani.
Sempre qualche giorno fa, assistendo alla presentazione del libro del noto antropologo Marco Aime – La macchia della razza – quest’ultimo rifletteva sul fatto che forse nel nostro Paese non si sono mai fatti davvero i conti con il passato: con il colonialismo, col fascismo, con le leggi razziali, con gli anni del terrorismo.
Volevo chiedere a lui come agli studiosi che ho sopra ricordato, come si fa a fare i conti con il passato: serve una legge ? Servono dei programmi scolastici ? 
Poi mi sono risposto da solo e ho comprato il libro di Lionella Neppi Modona Viterbo.
Buon 2018.

Dettagli

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copertina del volume



Lionella Neppi Modona Viterbo
Cronaca a due voci. Storie e vicende, persecuzioni di una famiglia ebraica (1938-1945)
Pagine 104
Aska Edizioni