Non si può finire senza aver cominciato. È necessario arrivare fino in fondo, rischiare.
A tal proposito non esiste miglior esempio di Picasso.

Fernando Botero

Dallo scorso 24 novembre e fino all’11 marzo 2018 presso l’Hotel de Caumont di Aix-en-Provence, l’esposizione Botero, dialogue avec Picasso presenta la ricca e variegata produzione del maestro colombiano a partire da un inedito punto di vista, che intende esplorare le sue affinità artistiche in relazione con uno dei principali protagonisti dell’arte del XX secolo, Pablo Picasso. Alle circa 60 opere di Botero, fanno così eco una ventina di capolavori dell’artista spagnolo, provenienti dalle collezioni del Musée National Picasso-Paris e dal Museu Picasso di Barcellona.
Nonostante due origini piuttosto distanti, due storie e due percorsi molto differenti, questi due grandi esponenti dell’arte di tutti i tempi condividono alcuni comuni riferimenti geografici e culturali. Fin dalla sua gioventù pittorica, Fernando Botero (nato nel 1932) ha osservato l’opera di Picasso, apprezzandone la ricca tavolozza, la monumentalità e la sensualità dei volumi. Ma Botero ammira soprattutto il cosiddetto “non conformismo” del collega, in quanto in entrambi i maestri la deformazione dei corpi e delle forme corrisponde a uno sguardo del tutto soggettivo sulla realtà ed è testimonianza di una postura radicalmente moderna all’interno della storia della raffigurazione pittorica, traducendo in entrambi i casi un linguaggio artistico pressoché inimitabile. Inoltre, sia la carriera di Botero che quella di Picasso sono attraversate dai più grandi e importanti interrogativi sulla storia della pittura e dell’arte, ed è proprio per questa ragione che l’esposizione in corso all’Hotel Caumont propone di ripercorrere, una sala dopo l’altra, le tematiche principali di cui i due si sono fatti portatori, nonché di rispondere proprio a queste fondamentali questioni, offrendo al pubblico dei visitatori una visione del tutto nuova e originale sull’evoluzione delle loro produzioni.
Tra le opere esposte si ricordano il dittico Piero della Francesca (1998), la gigantesca Pera (1976), il Pierrot (2007) o ancora La Fornarina (2008); ma anche L’acrobata (1930), La danza di paese (1922), Massacro in Corea (1951) di Pablo Picasso, così come la sua interpretazione di Las Meninas (1957) di Diego Velázquez. E in parallelo ai dipinti, la mostra presenta anche alcune opere scultoree di Botero, come l’imponente Cavallo (1999), assieme a una ventina di disegni dei due artisti. Tecnica ampiamente utilizzata da entrambi, il disegno permette, infatti, di scoprire e approfondire in maniera significativa un aspetto meno conosciuto della produzione di Botero, se non addirittura una declinazione più intima della sua pratica artistica.

La prima sala presenta al visitatore la biografia di Fernando Botero, dalle origini colombiane al suo cammino professionale internazionale e cosmopolita, fungendo da spazio introduttivo e preliminare al soggetto della stessa mostra: appunto, il dialogo immaginario tra Botero e Picasso. Un insieme di ritratti e autoritratti mette in luce l’interesse condiviso per la figura umana, la loro auto-rappresentazione come artisti, nonché lo sguardo condotto fissamente dal primo verso l’opera del maestro spagnolo. Nella seconda sala, un’ampia sezione di dipinti presenta evidentemente gli omaggi di Botero agli artisti di tutte le epoche: siamo di fronte, talvolta, anche a personalità che lo stesso Picasso aveva a suo modo studiato e osservato, tra cui Velázquez, Ingres e Cranach. In ogni caso, non si tratta di semplici copie, ma di vere e proprie appropriazioni: in entrambi, infatti, la conoscenza approfondita dei grandi del passato consente di sviluppare un proprio e originale linguaggio di espressione e raffigurazione pittorica.

La successiva sala è interamente consacrata alla natura morta, tematica inesauribile nella storia dell’arte e che i due maestri hanno esplorato con dovizia di particolari e grande interesse, permettendo a ognuno dei due di elaborare il loro proprio stile distintivo. Là dove Picasso decide di abolire il punto di fuga per mezzo della decomposizione delle forme, Botero abbandona le proporzioni favorendo piuttosto la deformazione dei volumi. L’eredità del classicismo, soprattutto per quanto riguarda lo studio dei volumi, è particolarmente significativa per quest’ultimo, le cui nature morte arrivano a raggiungere anche dimensioni monumentali. Come la natura morta, il nudo femminile è un altro grande genere al quale Botero si dedica in maniera costante e ripetuta nel corso della sua intera carriera, soprattutto nel momento in cui l’artista sente la necessità di rigenerarsi per mezzo dei valori fondamentali della pittura; giacché, come ogni pittore, egli sa bene che le forme più ordinarie (una figura umana, un frutto) sono anche le più lunghe da sondare e le più difficili da rappresentare. Proseguendo nel percorso, il visitatore è condotto all’interno di una sala video, dove viene presentata un’inedita intervista a Botero, interrogato sulla sua opera e su quella del suo amato Picasso.
Artisti del XX secolo con alle spalle la storia dei loro rispettivi paesi, Botero e Picasso si sono dedicati in ugual modo alla rappresentazione dell’attualità politica e sociale anche nei suoi momenti più drammatici. Nella produzione dei due maestri, il tema della violenza coinvolge uno studio approfondito della deformazione dei volti e dell’esplosione delle forme. Dalle dittature sudamericane del secolo scorso agli omicidi di strada in Colombia, passando per i terremoti, Botero è spettatore attento dei drammi della sua epoca, persuaso dalla sua responsabilità da artista a essere a tutti gli effetti un uomo del suo tempo: «Attraverso la pittura, l’odio si trasforma in amore», dirà.

A sua volta sublimazione della violenza, la rappresentazione della corrida e uno dei soggetti preferiti da Botero, genere entrato con forza all’interno della tradizione artistica occidentale soprattutto grazie a Picasso e alle sue numerose raffigurazioni. Una sezione importante dell’esposizione è così consacrata ai quadri e ai disegni di toreri, picadores, tori morenti e altre scene tipicamente appartenenti a questo tipo di intrattenimento. E proprio le tradizioni popolari fanno parte del bagaglio culturale sia di Botero che di Picasso. Così come la corrida, numerose espressioni popolari derivanti dalla cultura ispanica e colombiana attirano fortemente la sensibilità dei due artisti: soprattutto il circo, il carnevale e gli spettacoli ambulanti. I colori dei saltimbanchi di Botero, le posizioni dei suoi acrobati e la malinconia dei suoi Pierrot, mostrano un occhio attento alle molteplici opere che anche Picasso dedicò agli stessi soggetti e tematiche.
Come Picasso, Botero combina nella sua opera riferimenti colti e al tempo stesso popolari, senza che alcuna gerarchia si introduca tra questi. Anche soggetti in apparenza minori, come i concerti di strada, i balli e le sagre di paese, sono magnifiche nei grandi formati tipici delle sue tele, e sono importanti testimoni del profondo attaccamento dell’artista alle sue origini e all’immaginario arcaico e popolare tipico della Colombia.

Fin da giovane, Botero sognava di “essere come” Picasso e oggi, a 85 anni, colui che si definiva il pittore dei volumi esagerati, dialoga con il maestro spagnolo, ritenuto a suo avviso il più grande artista del secolo passato. La dimensione ‘esasperata’ dei suoi soggetti, dona alle figure una grande sensualità, quasi un’esistenza più intensa e importante, sostiene Cecilia Braschi, curatrice dell’esposizione, grazie alla quale il legame e la messa in luce del rapporto tra i due artisti consente un’analisi dell’opera di Botero da molteplici e inediti punti di vista, a partire dall’emulazione della giovinezza, all’ombra di Picasso, fino al più costruttivo vis à vis con il maestro spagnolo. Siamo di fronte a un’occasione culturale unica nel suo genere, che vuole essere per il visitatore un vero e proprio dialogo artistico, fatto di scambi, andate e ritorni e talvolta, come in ogni buon rapporto alla pari, anche di colorate e stuzzicanti divergenze.

Dettagli

Didascalie Immagini:

  1. Locandina esposizione Botero, dialogue avec Picasso, 24 novembre 2017 – 11 marzo 2018, Hotel de Caumont, Aix-en-Provence.
  2. Fernando Botero (1932-), Da Piero della Francesca (dittico), 1998, Olio su tela, Ciascun pannello 204 x 177 cm, Collezione privata
    © Fernando Botero.
  3. Pablo Picasso (1881-1973), Les Ménines [Isabel de Velasco, María Barbola et Nicolasito Pertusato], Cannes, 24 ottobre 1957, Olio su tela, 130 x 96 cm, Museu Picasso, Barcellona, Dono di Pablo Picasso, 1968 © Succession Picasso 2017
    © Foto: Museu Picasso, Barcelona / Gasull Fotografia.
  4. Pablo Picasso (1881-1973), Massacro in Corea, Vallauris, 18 gennaio 1951, Olio su pannello controplaccato, 110 x 210 cm, Musée national Picasso-Paris, Dation Pablo Picasso, 1979 MP203
    © Succession Picasso 2017 © Foto: RMN Grand Palais (Musée national Picasso-Paris) / Jean-Gilles Berizzi.
  5. Fernando Botero (1932-), Musicisti, 2008, Olio su tela, 178 x 100 cm, Collezione privata
    © Fernando Botero.

IN COPERTINA
Fernando Botero (1932-), Trapezio volante, 2007, Matita su carta, 30 x 40 cm, Collezione privata
© Fernando Botero.
[particolare]

Dove e quando

Evento: Botero, dialogue avec Picasso

Indirizzo:
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Fino al: 20180311