A Massa Marittima il piccolo museo di arte sacra San Pietro all’Orto custodisce tesori antichi meravigliosi, dai bassorilievi in alabastro della fine del XII secolo provenienti dalla cattedrale di San Cerbone alla Maestà dipinta da Ambrogio Lorenzetti intorno al 1336, ma in questo periodo c’è un ulteriore motivo che invita alla visita: la personale di Adriano Buldrini intitolata I Maestri del mondo, allestita nelle stanze della sacrestia e aperta fino al prossimo 1° novembre.

Fiorentino, classe 1969, con un’attività artistica già trentennale, Adriano Buldrini dagli anni duemila ha strutturato il lavoro in una serie di cicli pittorici improntanti alla ricerca esoterica di un’elevazione spirituale, per sé come ricerca interiore e per gli altri. Anche I Maestri del mondo si ascrive a questo ambito con una serie di ritratti, centouno per la precisione, di figure mistiche che hanno lasciato testimonianza tangibile di indagini spirituali volte alla trascendenza.

L’elenco delle personalità attraversa un po’ tutti i differenti credo religiosi del mondo – senza alcun intento dottrinale Gesù è posto accanto al Profeta Muhammad, al monaco Siddharta e alla divinità indù Krishna – e comprende figure come il Mahatma Gandhi estranee a qualsiasi carica religiosa, ma anche artisti come Dante Alighieri, Johann Sebastian Bach o William Shakespeare che attraverso le loro opere hanno esplorato l’invisibile, lasciandoci indizi nascosti sul sentiero.

Anche centouno non è cifra casuale, come spiega l’artista in un video fruibile all’interno della mostra: i numeri uno diventano grafica rappresentazione delle ideali colonne d’Ercole, confine di conoscenze e percezioni di questa materialità, posti ai lati dallo zero al centro, varco verso un Oltre da attraversare che tutte le personalità ritratte – da Edith Stein a Meister Eckhart, fino a Osho Rajneesh – invitano ancora a varcare per accedere a livelli di coscienza più rarefatti.

Nato dalla solitudine indotta dall’isolamento forzato in cui una gestione discutibile della pandemia ha relegato il Paese, il ciclo de I Maestri del mondo è stato realizzato ispirandosi al modello delle icone, con la tecnica antica della tempera a uovo su fondo d’oro; i singoli ritratti sono esposti poi in sei grandi pannelli da sedici figure ciascuno, più una croce greca che accoglie i cinque necessari ad arrivare al totale di centouno, collocati in posizione niente affatto casuale.

Contestualmente in mostra è esposto il ciclo intitolato I 24 vegliardi, formelle in resina dipinte a mano con tempera a uovo, che nonostante il titolo si compone di venticinque pezzi perché, oltre gli ignoti membri dell’ordine citato più volte nel Libro dell’Apocalisse, è presente anche il sommo sacerdote Melchisedek capo della congregazione. Questo gruppo di anonimi saggi filosofi, ascesi alla Gloria dei Cieli, presenta a fianco di ogni figura simboli esoterici che necessitano conoscenza per essere decodificati.

In questi tempi travagliati è più che mai necessario forgiare strumenti interiori per ogni avversità. Come asserito con I tappeti di Dio, altro ciclo pittorico precedente di Adriano Buldrini, ognuno deve costruire una struttura interiore per la propria esistenza, I Maestri del mondo dà forma a quel patrimonio cui attingere per un’evoluzione spirituale.