Una mostra fotografica per ripercorrere i sentieri della Prima Guerra Mondiale, attraverso splendide immagini di Alessio Franconi, è allestita a Palazzo Besta di Teglio. Patrocinata dalla Commissione Europea, prosegue il percorso espositivo europeo per non perdere la memoria di chi partì per non tornare. All’inaugurazione il fotografo – che è anche scrittore, oltre a esercitare la professione forense – ha spiegato il desiderio di ricordare le sofferenze di chi ebbe a combattere quella Guerra e il dovere di non dimenticare il costo del sacrificio umano, spinte propulsive per affrontare vette vertiginose e paesaggi cristallizzati nel gelo per realizzare il reportage.

“È stato un insegnamento di vita, un percorso introspettivo verso una maggior comprensione del mondo contemporaneo; osservare dal vivo i luoghi della Grande Guerra è un’esperienza faticosa e dolorosa dal momento in cui ancora si possono vedere le ossa sparse sui campi di battaglia”.

Campi che l’autore ha ritratto in bianco e nero, a cento anni dalla fine delle ostilità infatti, il progetto di Alessio Franconi, è il risultato di un lungo lavoro durato oltre cinque anni in cui si è recato lungo tutto l’arco alpino, passando dalla Slovenia, dall’Italia e dall’Austria, ripercorrendo quello che fu il fronte italo–austroungarico della Prima Guerra Mondiale, raggiungendo campi di battaglia a oltre tremila metri di quota.

Nel 2017, con una lunga e delicata missione fotografica, ha attraversato i Monti Carpazi, per ricordare il dimenticato fronte orientale raggiungendo l’Ungheria, l’Ucraina, la Polonia, la Slovacchia e la Repubblica Ceca. Questa di Teglio è la trentaduesima tappa espositiva e potrà essere visitata fino al 30 ottobre.

La direttrice di Palazzo Besta, Giuseppina Di Gangi, ha ribadito l’importanza delle imprese di chi combatté “la Guerra Bianca anche sui massicci della Valtellina, dove le condizioni climatiche estreme, talvolta di ghiaccio perenne, hanno reso estremamente difficile la vita dei soldati al fronte, ma hanno anche favorito la conservazione di manufatti, postazioni, camminamenti“.
Ha poi sottolineato “l’occasione stimolante per i visitatori del museo che, attraverso la documentazione fotografica di questi segni ancora oggi leggibili, potranno riscoprire le tracce indelebili che la storia ha lasciato sul territorio; un racconto fatto di testimonianze del passato che al tempo stesso ci ammonisce sul futuro”.

Con una selezione di scatti del fronte italo-austroungarico delle Alpi, l’allestimento intende guidare il visitatore verso una più profonda comprensione del valore della pace illustrando i luoghi dei combattimenti di una guerra corpo a corpo, con continui assalti in trincee inespugnabili, episodi tragici, orrori, drammi e disumanità.

Tutte le tappe del reportage sono accompagnate da un volume che raccoglie le esplorazioni fotografiche dell’autore sui fronti della Grande Guerra per uno sguardo approfondito su cime innevate, pareti scoscese ed altipiani pietrosi; scenari dove si è combattuto, oggi avvolti nel silenzio di una natura maestosa. La novità storiografica e iconografica del libro consiste nel trattare anche, e per la prima volta, il fronte orientale, lungo i Monti Carpazi, dove combatterono i soldati di origine italiana, ma nati sotto l’Impero austroungarico.