Antonio Canova, ovvero un mito. Un artista che è stato internazionalmente celeberrimo durante la sua vita, che è morto quasi inaspettatamente, e che forse per questi motivi è stato mitizzato, soprattutto a cominciare dalla sua terra natia, il Veneto. Dopo un periodo di oblio, tanto che alcuni critici autorevoli lo stroncarono con giudizi assoluti, la fortuna critica è tornata più alta che mai ed oggi ne celebriamo le indubbie qualità artistiche. E come nel 1957 proprio a Treviso Luigi Coletti, per il bicentenario della nascita di Canova, realizzò la prima incredibile mostra monografica che riportò in auge l’arte canoviana, oggi la stessa città lo celebra nel bicentenario della morte. Treviso fu prima anche nelle celebrazioni dopo la morte: nel 1823 commissionò la realizzazione di un busto a Luigi Zandomeneghi e un componimento musicale al miglior musicista, Gioachino Rossini, per onorarne la memoria.

La mostra ‘Canova, gloria trevigiana. Dalla bellezza classica all’annuncio romantico‘ presso il Museo Bailo, fresco di un restauro completo, ci introduce in modo scenografico nel mondo che fu del grande artista, fra ricostruzioni storiche e suggestioni multisensoriali, con le musiche di Rossini ad accompagnare il visitatore in mostra. Le parole del titolo sono prese proprio dal discorso inaugurale del 1957 pronunciate dallo storico dell’arte trevigiano Coletti che, indagando criticamente l’opera dello scultore, dichiarò che “si poteva ben ascoltare, sentire l’annuncio romantico”.  Con questa mostra, a cura di Fabrizio Malachin, Giuseppe Pavanello e Nico Stringa, si completa quindi una sorta di trilogia espositiva sull’artista, dopo la recente di Napoli (che indagava il rapporto con l’antico) e quella di Roma (la bellezza): “Canova e la bellezza dell’antico quindi, ma anche Canova come straordinario contemporaneo annunciatore romantico”.
Il colpo d’occhio iniziale vale la visita: il lungo corridoio del museo ricrea l’ambiente pensato da Canova per palazzo Papafava, con il confronto fisico fra l’antico e il moderno. “L’Apollo del Belvedere a confronto con il Perseo trionfante, e il Gladiatore Borghese, altra opera celeberrima, a confronto con il Creugante. È il ‘teorema perfetto’. Per la prima volta le opere vengono inoltre esposte sui loro basamenti originali restaurati per l’occasione.”

La mostra si dipana in undici sezioni con oltre centocinquanta opere, dove accanto ai monumentali gessi possiamo anche conoscere un Canova più intimo, grazie al carteggio dell’artista, uno dei tesori dei musei civici. Si tratta di trentadue manoscritti appartenenti alla corrispondenza personale di Antonio Canova: Da Roma a Possagno, Treviso e Venezia, Ferrara e Napoli, Parigi e Vienna, i manoscritti conservati nella Biblioteca trevigiana svelano, con ricchezza di sfumature, i retroscena, i presupposti di fattibilità, i pensieri che accompagnarono la nascita dei celebri capolavori: un mondo geograficamente esteso, un campione d’umanità, una storia rivoluzionaria racchiusi nei preziosi, anzi, «preziosissimi depositi de’ suoi scritti». Canova fu un artista internazionale, che aveva capito perfettamente l’importanza delle pubbliche relazioni e che per questo mantenne rapporti cordiali con la scena intellettuale del suo tempo. Grazie a questa sezione possiamo letteralmente entrare nei momenti di vita quotidiana e talvolta intima dell’artista.

Fra le sculture la mostra propone un inedito: il gesso preparatorio, mai esposto prima, del Cavallo per il famoso gruppo del Teseo in lotta con il centauro, conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna. Per il corpo del centauro pare che Canova avesse studiato un cavallo in fin di vita.
“La mostra entra poi in temi dove il sentimento la fa da padrone, e dove emerge la modernità romantica: le stele funerarie (in mostra quelle Falier e Volpato), omaggio al defunto, ma soprattutto meditazioni sulla figura femminile afflitta”, ad esempio con le variazioni sulla figura della Maddalena o i gruppi amorosi come Amore e Psiche: “sappi disegno, anatomia e dignità: senti la grazia: intendi e gusta la bellezza: commuoviti del tuo affetto”. Aderenza alla realtà ma anche profonda partecipazione emotiva che ci indicano Canova come apripista verso lo sguardo romantico ottocentesco.

L’invenzione del mito canoviano trova la sua espressione nei tanti ritratti ed autoritratti, nelle incisioni, come il grande libro con ottantasei incisioni canoviane donate dal fratello Giambattista Sartori Canova a Treviso nel 1837, oltre a vere e proprie reliquie, quali il calco della mano destra e la maschera funeraria dell’artista.
“Per capire l’importanza di questi due «reperti»”, chiarisce il Direttore dei Musei Civici Fabrizio Malachin, “bisogna tornare al clima culturale dell’epoca. Quando, il 13 ottobre 1822, Canova muore a Venezia, scatta la caccia alle sue reliquie, quasi fosse un santo. Uno dei primi biografi, Pier Alessandro Paravia, riferisce che il giorno dopo la morte si fece la sezione del cadavere alla presenza de soprintendenti Aglietti e Zannini, a cui si aggiunsero Pietro Pezzi e Tommaso Rima, chirurgo primario di questo nostro spedale”.

 Venne quindi fatto il calco in gesso del suo volto, che mostra la decadenza fisica provocata dalla malattia e dalla vecchiaia nell’artista della bellezza ideale, ma che ha un valore documentale relativo sia all’aspetto dell’artista che al macabro ‘mercato’ che si fece subito dopo la morte, gestito dal conte ferrarese e suo amico Leopoldo Cicognara in accordo con l’erede Sartori, fratello di Canova. “Il feticismo, sostenuto certo dal mito stesso di Canova, portò a fare a pezzi il cadavere con l’idea di conservare la memoria di uno spirito geniale.”
Così il cuore, simbolo dell’amore, venne mandato alla chiesa di Santa Maria dei Frari a Venezia, da cui è tornato a Possagno da pochi anni per ricongiungerlo accanto ai resti mortali del Maestro nel suo Tempio.
La mano destra, strumento della creatività artistica, fu inviata all’Accademia delle Belle Arti di Venezia, mentre il calco della mano sinistra venne spedito a Possagno.

“I calchi di Treviso, rari, sono anch’essi l’esito di quel mito che era evoluto in un culto”.

Nella galleria dell’Ottocento, ultima sezione della mostra, troviamo il bozzetto delle Tre Grazie, vibrante delle impronte dei polpastrelli del maestro, il Ritratto dal vivo di Canova del 1817-18 dipinto da Thomas Lawrence, ed il busto scolpito da Luigi Zandomeneghi che raffigura Marianna Angeli Pascoli, bellissima contessa trevigiana, probabilmente legata all’artista sentimentalmente, visto che un piccolo cammeo con il ritratto di Canova si adagia sul turgido seno di lei. Una giovane donna colta, pittrice, allieva del Canova a Roma, che la spinse soprattutto verso la ritrattistica, divenendo molto richiesta: che tipo di sentimento li avrà uniti? Anche questo fa parte del mito.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Antonio Canova, Autoritratto, 1811-1812, gesso multiplo 2:1 ca. Collezione privata
  2. Antonio Canova, Venere italica, 1804-1812, gesso multiplo 1:1 Collezione privata
  3. Angelica Kauffmann, Ritratto di Antonio Canova, 1805 ca, olio su tela, Collezione Privata
  4. Antonio Canova, Amore e Psiche stanti, 1796- 1800, Gesso multiplo 1:1, Collezione privata
  5. Maschera funeraria di Antonio Canova, 1822, Treviso, Museo Civico
  6. Thomas Lawrence, Ritratto di Antonio Canova, 1815 ca. olio su carta incollata su tela
  7. Luigi Zandomeneghi, Busto di Marianna Angeli Pascoli, Gesso

IN COPERTINA

Antonio Canova, Venere italica, 1804-1812, gesso multiplo 1:1 Collezione privata
[particolare]

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Museo Civico di Bassano del Grappa
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Date: 15 Ottobre, 2022 - 26 Febbraio, 2023