Lo scorso 28 febbraio Oliviero Toscani ha compiuto ottant’anni e la sua citta natale, per festeggiarlo, organizzò una mostra diffusa proprio per Milano. L’evento, dal titolo “Oliviero Toscani 80” ha celebrato il fotografo per un solo giorno con centinaia di manifesti ovunque facendo giungere, contemporaneamente, migliaia di mail allo Studio Toscani che chiedevano di poter vedere l’intera mostra essendo un evento temporaneo, la mostra durò giusto le ventiquattro ore del compleanno.

A qualche mese di distanza il Comune di Milano offre lo spazio più prestigioso, Palazzo Reale, alla maggiore rassegna in Italia dedicata al suo lavoro, in continuità con l’iniziativa di fine febbraio. Aperta dal 24 giugno, la mostra – promossa dal Comune di Milano-Cultura, prodotta e organizzata da Palazzo Reale con Arthemisia e curata da Nicolas Ballario – propone oltre ottocento scatti presentando al pubblico tratti iconici del suo lavoro e opere meno conosciute. Racconta la carriera di un uomo dallo sguardo geniale e provocatorio, che negli anni ha influenzato i costumi di diverse generazioni e fatto discutere il mondo sui temi più disparati. La mostra raccoglie i lavori da lui realizzati dai primi anni Sessanta fino a oggi: immagini e campagne pubblicitarie che lo hanno reso noto e riconoscibile in tutto il mondo, nonostante la mancanza di alcun logo commerciale, perché da sempre la sua caratteristica è quella di usare il mezzo pubblicitario senza mostrare il prodotto, rendendo quindi la sua fotografia applicabile alla comunicazione di qualunque brand.

Definito “pubblicitario” da gran parte del pubblico o della critica, nella sua storia e nel suo lessico Oliviero Toscani antepone la convinzione che è nella massima diffusione che si manifesta l’efficacia del messaggio. Quindi non un pubblicitario che usa la fotografia, ma un artista che sfrutta i canali della pubblicità quale mezzo e mai come fine. Nicolas Ballario, spiega: «In questa mostra non c’è sequenza, non c’è ordine cronologico, non c’è logica. Più che in un’esposizione pare di entrare nella mente di Oliviero Toscani, in un flusso infinito di un uomo che ha cambiato la storia della fotografia. E allora a Palazzo Reale va in scena un grande show, con centinaia di fotografie stampate su manifesti (gli stessi che si usano per le affissioni stradali) incollati alle pareti. “Professione fotografo” quasi come rivendicazione di appartenenza artigianale più che artistica, ma anche come rifiuto di qualunque cosa possa sembrare una retrospettiva».

Il Curatore prosegue «Un oceano di fotografie interrotto a volte da qualche piccolo atollo che sono le parole che abbiamo usato per contestualizzare le immagini. “Io non ho idee, diffido di chi ha idee.” In queste poche parole Toscani ci spiega l’essenza del suo lavoro, che è quello del situazionista che non rincorre l’immagine, ma ne viene rincorso. Ha tanti stili, che è come non averne nessuno, ma nonostante questo le sue fotografie sono tra le più riconosciute e celebrate al mondo».
Tra gli scatti in mostra, il famoso manifesto Jesus Jeans ‘Chi mi ama mi segua’, Bacio tra prete e suora del 1992, i Tre Cuori White/Black/Yellow del 1996, No-Anorexia del 2007 e moltissime altre, ma anche le immagini realizzate per la moda (da Donna Jordan a Claudia Schiffer, fino a quelle di Monica Bellucci) e addirittura quelle del periodo della sua formazione alla Kunstgewerbeschule di Zurigo.

Una particolare sezione è invece dedicata ai lavori realizzati da Fedele e Marirosa Toscani (padre e sorella di Oliviero), rispettivamente primo fotoreporter del Corriere della Sera e fotografa tra le più importanti di sempre nel mondo del design.
Accompagna l’evento espositivo un catalogo edito da Skira.