È in corso presso le Sale Duca di Montalto del Palazzo Reale di Palermo un’esposizione autoriale della Fondazione Federico II, con l’intento di rivendicare l’attenzione del pubblico dal virtuale a ciò che chiamiamo “reale”.
.ЯƎ sta infatti per “realtà reale”, intesa come .ЯƎconstruction, .ЯƎbirth, .ЯƎboot, ЯƎnaissance: gli autori auspicano il risveglio di un’esistenza attiva e consapevole, non limitata all’ambito digitale, ma sensibile alle manifestazioni storiche e culturali della nostra epoca, attraverso la riproposizione di ventotto opere che sono pietre miliari nella storia dell’arte contemporanea.
Ne deriva un progetto concreto, irriverente e anticonformista, che vede protagonisti sedici personalità artistiche che hanno operato dagli anni Sessanta a oggi.

Polisemico e sfaccettato il racconto proposto da .ЯƎ, ma scandito dall’unico moto dello stupore verso il mondo, di contro alla disumanizzazione dilagante, la pandemia, le guerre.
In un panorama incentrato sull’utilizzo di linguaggi sperimentali in epoca contemporanea un pioniere è Alberto Burri, con il suo speciale Grande Bianco Cretto del 1974, in acrovinilico su cellotex. L’artista ivi riflette sul degrado della materia, con una disillusione antinaturalistica da molti interpretata come prodotto dell’esperienza dolorosa di medico durante la seconda guerra mondiale e della prigionia in Texas; altresì, l’equilibrio tra forma e spazialità e la morfologia precipua dell’opera, di forma semicircolare, hanno indotto i critici a scorgere analogie con il Polittico della Misericordia di Piero della Francesca. Ma l’opera potrebbe anche invitare il visitatore a rielaborare i lutti per le ferite del suolo subite dalla natura, mai come oggi dileggiata e stravolta.

Sono stati selezionati per la mostra alcuni lavori di Michelangelo Pistoletto, celebre interprete della stagione dell’Arte Povera, che ancora irradia i suoi influssi sulle pratiche odierne. Possiamo osservare, ad esempio, la sovversiva e antinomica Venere degli stracci, vera icona del movimento teorizzato da Germano Celant e strumento di invettiva contro la mercificazione dell’opera d’arte propria di un sistema consumistico.
In mostra anche l’opera di un altro protagonista dell’Arte Povera, Gilberto Zorio, noto per aver eletto come cifra paradigmatica del proprio linguaggio la forma archetipica della stella. L’installazione Monotype è costituita infatti da quattro elementi a forma di stella, risultanti dalla sovrapposizione di alluminio, ferro, bronzo e rame; ne consegue una presenza simbolica che orienta nello spazio e nell’oscurità e che condensa in sé flussi di energia e suggestioni alchemiche.

Presenti in mostra due opere di Mimmo Paladino, Hortus conclusus e Testimone, in cui si legge l’interesse verso la mitologia e le simbologie antiche, nonché l’apertura che tra gli anni Ottanta e Novanta l’artista mostra verso le sperimentazioni su larga scala, come grandi sculture e installazioni: una fra tutte, la bianca Montagna di sale con i cavalli di legno a Gibellina. In Hortus conclusus Paladino associa il giardino a figure totemiche e ascetiche, che instaurano un ponte tra la dimensione terrena e quella ultraterrena; mentre il Testimone, come un reperto silente e arcaico, presente nella poetica di Paladino già dagli anni Ottanta, si materializza in un kouros contemporaneo che accoglie anche l’influsso di Arturo Martini.
Allestimenti pop e seducenti quelli di Jeff Koons, in mostra con Balloon Dog: l’opera rientra tra gli inflatable toys della serie Celebration, sculture-feticcio in acciaio sospese a metà tra la veste ludica di palloncini gonfiabili e quella ieratica di reliquie religiose. Oltrepassando la connotazione più disimpegnata e fanciullesca di una visione letterale ci accorgiamo anche dei sofisticati rimandi all’iconografia pop di Andy Warhol, alla poetica dadaista di Duchamp o New Dada di Oldenburg. Ballon Dog quindi, splendente palloncino a forma di cane, recupera un oggetto del mondo decontestualizzandolo ma al contempo includendo lo stesso mondo da cui è stato prelevato grazie alle sue superfici specchianti e quindi onnicomprensive.

.ЯƎ è dunque la mostra che snocciola pagine ineludibili di storia dell’arte contemporanea e che vuole offrire e ricordare il valore della conoscenza e dell’operato umano, con la speranza di potere anche indicare una scappatoia all’atrofia della coscienza.

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  1. Mimmo Paladino, Testimone, 1988, 145 x 135 x 25 cm, bronzo
    © Salvo Militello per la Fondazione Federico II
  2. Michelangelo Pistoletto, Venere degli stracci, 1968, statua in cemento ricoperta di mica, stracci, 190 x 250 x 140 cm, collezione Di Bennardo, Napoli
    © Salvo Militello per la Fondazione Federico II
  3. Gilberto Zorio, Monotype, 1990, 61 x 81 x 3 (quattro elementi), alluminio, ferro, bronzo, rame
    © Salvo Militello per la Fondazione Federico II
  4. Jeff Koons, Balloon Dog, 1994-2000, resina, 30 x 30 cm
    © Salvo Militello per la Fondazione Federico II

IN COPERTINA

Mimmo Paladino, Testimone, 1988, 145 x 135 x 25 cm, bronzo
© Salvo Militello per la Fondazione Federico II
[particolare]

Orari:

dal lunedì al sabato
dalle ore 8,30 alle ore 16,30 (ultimo ingresso)
domenica e i giorni festivi
dalle ore 8,30 alle ore 12,30 (ultimo ingresso)

Sito web: http://www.federicosecondo.org

Dove e quando

Evento: ЯƎ

Indirizzo: Palazzo Reale - Piazza della Vittoria, 23 - 90134 Palermo
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Fino al: 31 Ottobre, 2022