Lui George Wurts è un giovane diplomatico americano con la passione per il collezionismo. Lei Henrietta Tower è la ricca ereditiera di una delle famiglie emergenti di Philadelphia. Dopo il viaggio di nozze si stabiliscono a Roma. E’ il 1898, l’Italia è fresca di Unità e da non molto Roma è tornata ad essere la capitale del giovane regno che per celebrarne la ricorrenza ha iniziato la costruzione del Vittoriano. E’ questo lo scenario dove inizia una grande storia dove si intrecciano collezionismo, passione dell’arte e “frenesia dell’acquisto” che durerà tutta la vita dei protagonisti e andrà anche oltre.

I Wurts si stabilirono quasi subito a Villa Sciarra, acquistata nel 1902, a cui aggiunseno anche Palazzo Antici Mattei e incominciarono a collezionare una immane quantità di oggetti d’arte, dalle provenienze e tipologie più disparate. Si acquista di tutto dai dipinti alle porcellane, dagli strumenti musicali passando per gli arazzi e tappeti, agli avori, dalle sculture lignee ai bronzetti, dai reperti antichi agli oggetti contemporanei. Un turbine di oggetti che concorreranno a creare un immane patrimonio stimato in ben 4.000 pezzi.
Quando nel 1928 George Wurts muore dona Villa Sciarra al Comune di Roma. Cinque anni più tardi lo segue la moglie Henrietta che nel testamento lascia allo Stato italiano quella enorme collezione fra arte e curiosità. Parte della collezione ha trovato spazio a Palazzo Venezia, ma è la grande mostra Voglia d’Italia. Il collezionismo internazionale nella Roma del Vittoriano che fino al prossimo 4 marzo svelerà al pubblico, per la prima volta in modo organico, la vastissima raccolta dei coniugi Wurts, offrendo in un solo biglietto le chiavi di due sedi prestigiose: Palazzo Venezia e le Gallerie Sacconi del Vittoriano.

Il lavoro dello storico dell’arte Emanuele Pellegrini affiancato da un comitato scientifico composto da Francesca Baldry, Roberto Balzani, Flavio Fergonzi, Annamaria Giusti, Donata Levi e Carl Brandon Strehlke, ha permesso un lettura completa dei pezzi della collezione – alcuni tirati fuori dai magazzini e studiati per l’occasione – accanto alla ricostruzione del contesto e al sapore della storia e delle atmosfere di quella Roma e quell’Italia a cavallo fra Otto e Novecento che fecero da sfondo alla nascita della collezione e resero possibile questo tipo di collezionismo.
Due anime e due atmosfere della mostra palpabili anche varcando la soglia di ingresso delle due prestigiose sedi, così vicine nello spazio. Palazzo Venezia offre le sue sale ai Wurts e alla loro collezione con l’esposizione delle opere più significative della raccolta, aprendo di volta in volta, grazie agli oggetti della collezione, l’immagini dei luoghi e delle città frequentati nel corso della sua carriera diplomatica da George Wurts.

Accanto ai ricordi dei suoi acquisti fatti a San Pietroburgo – dove aveva lavorato per dieci anni prima del matrimonio, come membro dell’ambasciata americana – che spaziano dalle balalaike agli abiti popolari, alle statuette in bronzo raffiguranti ussari a cavallo, alle stoffe finemente decorate, si affiancano pezzi orientali in prevalenza giapponesi come paraventi laccati e piccoli netsuke, le sculture tradizionali giapponesi, o oggetti di uso comune per decorare la casa. Di grande interesse è il gruppo delle opere di area germanica, soprattutto le sculture lignee: la loro presenza così massiccia si lega certamente alla volontà dei Wurts di riallacciarsi a un’ascendenza familiare europea di radice svizzero-tedesca. Tra quelle italiane sono degne di nota le pitture su tavola del Tre e Quattrocento, che facevano parte della collezione del reverendo americano Nevin Jenkins, fondatore della chiesa anglicana a Roma.

E se il tondo del Della Robbia figura accanto alla balalaika, questa collezione rivela di essere priva un criterio tematico ma svela la voglia dei Wurts di acquisire qualcosa di tipicamente italiano: come i merletti o i vetri di Murano, le scatole in pastiglia, le maioliche e cosi via.
Il secondo atto si svolge negli spazi delle Gallerie Sacconi del complesso del Vittoriano dove entrano in scena le dinamiche del collezionismo soprattutto quello anglo-americano a cavallo dei due secoli scorsi, che si legò così profondamente all’ Italia fino a lasciare spesso la donazione di singole opere o di intere raccolte allo Stato italiano.

Un mondo fatto di aste, di mercanti più o memo scrupolosi, di mercati d’arte nazionali e internazionali fra luci e ombre. Un nutrito numero di opere provenienti da prestigiosi musei e collezioni private accompagna il visitatore in questo mondo dove, in quegli anni, iniziano i dibattiti sulla tutela del patrimonio culturale conservato sul territorio nazionale, sulla produzione artistica in quel rapporto complicato e spesso inestricabile tra copia e originale, fra derivazione e “da modello”.

L’ultima sezione dell’ esposizione chiude il cerchio del viaggio accendendo i riflettori sul monumento che ospita la mostra: il Vittoriano costruito e inaugurato nel periodo in cui in Wurts si stabilirono a Roma con l’esposizione del fregio in bronzo e di alcuni bozzetti e disegni. Con lo stesso biglietto è possibile accedere all’ultima spettacolare opera in mostra: la terrazza panoramica del Vittoriano che con un vista unica al mondo avvicina tutti a capire la Voglia d’Italia di tanti collezionisti non solo del passato.
Dettagli
Didascalie immagini
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John Singer Sargent (1856-1925), At Torre Galli. Ladies in a Garden, 1910 olio su tela, 71.1x91.5 cm, Londra, The Royal Academy of Arts
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Donato di Niccolò di Betto, detto Donatello, San Lorenzo, verso il 1440, terracotta già dipinta h 74,5 centimetri; larghezza massima 62 centimetri; larghezza della base: 47 centimetri, Parigi, collezione Peter e Kathleen Silverman
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Luca Della Robbia, Ritratto di giovinetto, 1445 ca, Terracotta invetriata, cm 28 x 20 x 18, Napoli, Museo Civico Gaetano Filangieri
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Michael Pacher (o à la manière de?), San Michele Arcangelo, 1480 ca. (?) Legno, cm. 93 x 37 x 35, Roma, Museo Nazionale del Palazzo di Venezia
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Ritratto di Socrate tipo B, copia romana, metà del I secolo d.C, Marmo pentelico, cm 36 x 23 x 24, Roma, Museo Nazionale Romano
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Cartonista fiammingo della cerchia di Jan van Roome per manifattura di Bruxelles non identificata, Episodi della storia di Giuseppe ebreo, 1515 circa, Arazzo in lana e seta, cm 413 x 417, Firenze, Museo Stibbert
IN COPERTINA
John Singer Sargent (1856-1925), At Torre Galli. Ladies in a Garden, 1910 olio su tela, 71.1x91.5 cm, Londra, The Royal Academy of Arts
[particolare]
Dove e quando
Evento: Voglia d'Italia. Il collezionismo internazionale nella Roma del Vittoriano
Indirizzo:
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Fino al: 20180304