“L’arte del vetro è antica quasi come la storia della civiltà.
Già si facevano oggetti di vetro quando ancora non si conosceva la sua composizione
ed una tecnica di produzione: così l’origine di questa materia è rimasta nella leggenda.”
Pino Clinanti
(da Il Fuoco il Vetro il Vino,
Fondazione Banfi, Montalcino, 1992, p. 17)
Palazzo Mazzetti di Asti propone “Il vetro è vita. La collezione Pino e Donatella Clinanti” in continuità con la rassegna sugli arazzi tenutasi tra il 2020 e il 2021. Aperta lo scorso 25 giugno, l’esposizione è dedicata al territorio e al collezionismo locale – nell’Anno Internazionale del Vetro designato dalle Nazioni Unite – e ospita la preziosa raccolta nata dalla passione di Pino Clinanti e proseguita con entusiasmo dalla figlia Donatella.

All’interno di un percorso che racconta l’impiego del vetro nell’arte attraverso i secoli, la testimonianza di come l’intreccio tra vita e sentimento estetico reso straordinario con la presenza di un importante e antico nucleo di contenitori in lattimo, un vetro “mimetico” di colore bianco opaco come il latte, risalente al 1450 circa e utilizzato come imitazione della porcellana cinese giunta a Venezia, materiale di cui l’ingegnere Pino Clinanti (1914 – 2007) fu grande studioso.

Ad accogliere i visitatori un ritratto del collezionista scolpito in un monoblocco di cristallo, insieme, nella sala espositiva al gallo in vetro policromo di Murano che, con l’esemplare di cristallo firmato Lalique, rende omaggio alla città di Asti della quale è l’animale simbolo. Infatti, è l’emblema della libertà comunale e, fin dal Tredicesimo secolo, ornamento terminale della cupola della chiesa Collegiata di San Secondo.

Durante il percorso espositivo vari esemplari raccontano le particolari e decorate “forme del bere”, narrate da antiche bottiglie da vino e da liquore, delicate caraffe, bicchieri, calici e oggetti decorativi prodotti dalle manifatture veneziane, italiane e straniere che testimoniano l’uso del vetro tra Diciassettesimo e Ventesimo secolo.

Oltre al vetro soffiato, inciso o smaltato, i lavori esposti sono realizzati con note tecniche decorative, a iniziare dalla filigrana di vetro lattimo a reticello, che crea l’effetto di un merletto all’interno della parete vitrea. Seguono i calici con decorazione “a pettine” o “graffito” di origine antica, ottenuta applicando sulla pasta vitrea soffiata fili di lattimo pettinati e inglobati così nella superficie.
Tra i diversi tipi di vetro anche l’avventurina e il calcedonio, inventati a Murano (il primo nel XVII e il secondo nel XIV secolo) per imitare rispettivamente il quarzo avventurina e le pietre semipreziose, come l’agata, e l’onice, la malachite, i lapislazzuli e il diaspro.

Insieme a questi, raffinati vasi in stile liberty: uno in vetro verde decorato da peonie, un vaso a campana rosso di manifattura francese e, soprattutto, un vasetto decorato da violette firmato dalla manifattura Daum, la famosa cristalleria di Nancy fondata nel 1878 da Jean Daum, i cui figli divennero rapidamente una delle principali forze del movimento Art Nouveau.