– di Fabio Giuliani –

“Dipingo solo belle cose. Uso vernici da pareti e colla, uso il pennello e le punte delle dita. In pochi anni potrei diventare un pittore di primo piano. Se lo voglio. E quando potrò vendere i mie dipinti potrò comperarmi un pianoforte e comporre musica. Perché la vita è una noia.”
(Jack Kerouac, 10 Ottobre 1956, Mexico City)

Quando domandiamo a chiunque sia abbastanza pratico di cultura e letteratura del secondo Novecento, o comunque semplice appassionato, se il nome Jack Kerouac gli suggerisce qualcosa, ci verrà risposto che è stato l’autore di Sulla strada, pubblicato nel 1957, il ‘romanzo-cult’ del movimento denominato “Beat Generation” di cui egli fu uno dei principali fondatori e l’inventore del termine. Ma Kerouac produsse altre testimonianze preziose della vita e società americana a lui contemporanea, tra libri di prosa, raccolte poetiche, oltre a disegni, dipinti in olio su tela. Proprio quest’ultima parte della sua attività lavorativa – certamente meno nota al grande pubblico – è al centro di una interessante mostra ospitata al MA*GA di Gallarate, permettendoci così di conoscerlo anche sotto questo particolare aspetto.

Vediamo qui 80 tra dipinti e disegni, in gran parte esposti per la prima volta in Italia, capaci di gettare una luce del tutto inedita analizzando il suo variegato processo creativo e le sue relazioni. Da un lato con gli altri autori del movimento “Beat”, da Allen Ginsberg a William Borroughs e dall’altro con i maestri della pittura informale e della Scuola di New York che Kerouac iniziò a frequentare dalla seconda metà degli anni Cinquanta del secolo scorso.
La forza di queste opere risiede soprattutto nell’identità totale che egli seppe condensare tra vita, produzione letteraria e ogni altra espressione creativa come la musica, il canto, la poesia, il cinema.
Un’occasione unica – questa mostra di Gallarate –  per ammirare le opere di Kerouac, finora esposte solo in alcuni selezionati musei come il Whitney Museum of American Art di New York, il Centre Pompidou di Parigi o lo ZKM di Karlsruhe e rimaste per decenni a Lowell, MA, città natale dello scrittore, all’interno del lascito testamentario gestito dal cognato, John Sampas, e in seguito ceduto ad una serie di collezionisti privati facenti capo al Rivellino LDV, Locarno (CH).

Il percorso espositivo spazia dai ritratti di personaggi famosi quali Joan Crawford, Truman Capote, Dody Muller o quello particolare del Cardinale Montini (a quei tempi Arcivescovo di Milano, poi eletto Papa Paolo VI) ai riferimenti alla cultura beat, da Robert Frank a William S. Burroughs. Vengono inoltre approfondite le relazioni tra Kerouac e l’Italia, attraverso una selezione di fotografie scattate da Ettore Sottsass alla moglie Fernanda Pivano (la scrittrice e traduttrice che fece conoscere in Italia la cultura e le figure principali della “Beat Generation”), ad Allen Ginsberg e allo stesso Kerouac; inoltre incontriamo una speciale sezione video con la proiezione dell’intervista della Pivano a Kerouac (gentile concessione di Rai Teche e di Pull My Daisy, 1964), il cortometraggio (30 min.) sceneggiato dallo scrittore, diretto da Robert Frank e Alfred Leslie, e recitato da alcuni protagonisti della “Beat Generation”, quali Ginsberg e Gregory Corso.

La rassegna, curata da Sandrina Bandera (Presidente del MA*GA), Alessandro Castiglioni ed Emma Zanella (Direttrice del museo) è organizzata dal museo con il Comune di Gallarate, con il sostegno della neonata Associazione “Amici del MA*GA” (presieduta da Luca Missoni) da Art Heritage Foundation e Fondazione Cariplo, e in collaborazione con il Rivellino LDV, Locarno (CH). 
Oltre alla dimensione espositiva, assume uno specifico rilievo anche una pubblicazione scientifica edita da Skira, che rilegge in modo complessivo l’opera pittorica di Kerouac. Apre il libro un saggio di Sandrina Bandera dedicato alle fonti e le relazioni con la storia dell’arte europea nel percorso di formazione dell’artista.

La seconda parte del catalogo è dedicato all’importanza della dimensione del sacro, dalla tradizione cattolica alla cultura buddista nell’opera di Kerouac, principalmente attraverso il contributo critico di Stefania Benini. Seguono poi una serie di saggi dedicati a diversi aspetti della cultura Beat: Franco Buffoni ne affronta la storia e le relazioni con la cultura italiana e la contemporaneità, Viginia Hill affronta le relazioni con la moda anni Sessanta ed Enrico Camporesi parla di cinema e suono. La quarta sezione, introdotta da Francesco Tedeschi, si occupa più specificatamente delle relazioni tra Kerouac e la cultura artistica a New York tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta: dall’espressionismo astratto al jazz. Completa la pubblicazione una testimonianza di Arnaldo Pomodoro sulla “Beat Generation” raccolta da Ada Masoero. Il catalogo delle opere di Kerouac si apre con un omaggio all’artista di Peter Greenaway: un disegno inedito dedicato ad On The road; il grande regista britannico, attraverso una serie di bozzetti, storyboard e scritti sta lavorando ad un nuovo progetto: la costruzione di una videoproduzione itinerante che si concentra sull’automobile descritta nel romanzo. Quest’ultima diventa sede e luogo di produzione che reinterpreta il viaggio di Kerouac mentre si muove tra i luoghi dello stesso racconto.

Ecco un brano da Sulla strada, cronaca del suo viaggio iniziato a Denver (USA) e proseguito per America del Nord, Messico, Africa, Europa: “Per me l’unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano come fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni traverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno ‘Ooohhh!’”
Infine la cronologia di Kerouac è messa in relazione con i fatti storici avvenuti durante la sua vita, dalla nascita nel 1922 a Lowell (USA) alla sua morte a St. Petersburg (USA) nel 1969.
Da non perdere questa esposizione così ben strutturata che, oltre a mostrarci la poliedricità artistica di Kerouac attraverso un percorso costruito dai contributi di autori di varie discipline, è straordinaria nel restituirci la temperie culturale, i sogni, le contraddizioni di questo nostro recente passato così difficile, così interessante.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Locandina della mostra
  2. Jack Kerouac, “Sacred Heart”, N.D., olio su carta. 23x30,5 cm
  3. Jack Kerouac, “Senza Titolo”, N.D., olio su tela, 40x29,5 cm
  4. Jack Kerouac – Ritratto del Card. Montini, olio su tela, 1959
  5. Fermo immagine da filmato archivio “Teche RAI”
  6. MAGA Gallarate – Veduta esterna

IN COPERTINA
Jack Kerouac, Sacred Heart, olio su carta, cm 23 x 30,5
[particolare]

 

Orari:
da martedì a venerdì 9.30-12.30 e 14.30-18.30
sabato e domenica 11-19

E’ possibile visitare la mostra anche il lunedì e dal martedì al venerdì dalle 12.30 alle 14.30 solo su prenotazione (progettispeciali@museomaga.it - mostre@museomaga.it)

Dove e quando

Evento:

Indirizzo:
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Fino al: 20180422