
Una piccola distanza fisica, duecento metri facilmente percorribili anche con lo sguardo, può dilatarsi enormemente quando imposizioni politiche e protocolli burocratici soffocano la vita delle persone senza alcun rispetto, né preoccupazione per le ripercussioni quotidiane.
Mustafa Jamal Hussen Ibraheem e sua moglie Salwa, con i loro bambini, sono costretti ad abitare separati in due case che distano tra loro appena duecento metri, ma nei territori senza pace in Palestina tra i due appartamenti è stato eretto un muro, quella alta barriera della vergogna voluta dal governo di Israele.
Un ostacolo fisico e concreto che finisce con l’essere segnatamente anche psicologico e morale, dal momento che arriva a influenzare il pensiero di chi vive quei luoghi, forzato a subirne i limiti imposti, lasciando tracce feroci nello spirito e nell’anima.
Un brutto giorno a Mustafa è impedito di raggiungere i suoi tre figli – Maryam, Majd e Noora – dagli ostacoli delle umilianti procedure alla frontiera, che ad ogni passaggio esigono sempre la registrazione delle impronte digitali in una prassi di sorveglianza ossessiva, implicitamente offensiva, destinata ad alzare rabbia e tensione quando un’infausta, allarmante notizia amplifica ansia e paura di momenti già di per sé drammatici.
Per l’uomo, fino a lì accondiscendente e osservante delle regole, sarà necessario intraprendere un arduo, pericoloso viaggio che metterà a rischio la sua stessa incolumità per eludere i controlli, nel tentativo di ricongiungersi illegalmente alla famiglia. Un’odissea capace di trasformare i metri in chilometri, mischiando la sua vita con altri destini sconosciuti intrecciati dal caso lungo la via, in un susseguirsi di situazioni dalle conseguenze potenzialmente irreparabili.

Scritto dal regista Ameen Nayfeh, 200 metri segna il debutto nel lungometraggio di finzione per il cineasta palestinese laureato, nonostante la passione per la settima arte, in infermieristica all’università di Gerusalemme; il film trae la sua origine dai ricordi personali dell’autore, cresciuto tra Giordania e Palestina, e dà forma a un’amara riflessione sulle terribili cicatrici interiori lasciate dall’obbedienza a regole prevaricanti, quando l’assuefazione all’oppressione è ripetuta e diffusa.

L’attore palestinese con cittadinanza israeliana Ali Suliman, noto per ruoli che gli hanno dato fama internazionale, da Paradise now di Hany Abu-Assad in poi, offre un’ottima prova nei panni del protagonista Mustafa; un uomo segnato dalla consapevolezza che in certi casi stare alle regole imposte non dà accesso a diritti condizionati che dovrebbero essere inalterabili, ma evidenzia la necessità di opporre alla prevaricazione una più sana e proficua disobbedienza.

Dopo l’esordio nel programma della 19ª edizione delle Giornate degli Autori a Venezia77, adesso finalmente 200 metri di Ameen Nayfeh è arrivato nelle sale italiane distribuito da I Wonder Pictures.
ps: L’uscita nel circuito italiano di 200 metri al momento è stato rinviato al prossimo 25 agosto.