Debutto assoluto, all’84º Festival, per I due Foscari di Giuseppe Verdi mai rappresentata al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino essendo andata in scena, sulle rive dell’Arno, nel gennaio del 1845 al Teatro della Pergola.
Chi scrive ama profondamente questo sesto lavoro verdiano considerato ingiustamente minore posto come, il Maestro, nel 1844, scrisse pagine avveniristiche di almeno un secolo e non si può non pensare alla sua vita. In meno di due anni – dal 1838 – perse due figli e la moglie a cui si aggiunse il clamoroso insuccesso di Un giorno di regno da indurlo a pensare di smettere di comporre.

Proprio in quel dramma dove manca l’azione – costruito sull’antinomia dell’amore paterno con i doveri di 65º Doge e sulle pene di suo figlio, accusato ingiustamente di omicidio e di aver tramato contro la Repubblica di Venezia – il Maestro poté riversare sentimenti profondamente intimi. In una musica tanto drammatica da non lasciare spazio alla speranza riuscì, addirittura, a dare suono alla solitudine e già dai primi accordi è chiarissima la condanna pendente. Impossibile non cogliere la facilità con cui, un appena trentunenne, riesca a rendere limpida la disperazione di Jacopo e l’infinito amore della moglie Lucrezia. Inoltre, storicamente, I due Foscari vide la luce in un anno in cui lo spirito patriottico assume connotazioni importanti e la visione del Maestro culmina con il conflitto di Francesco impregnando il personaggio della potenza paterna più alta di tutta la sua poetica.

Carlo Rizzi, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, alla presentazione stampa, aveva sottolineato: “nella nuova sala Zubin Metha, una sala dall’acustica viva ma non spigolosa e che permette un rapporto molto diretto tra la buca e il palcoscenico, è possibile percepire tutte le sfumature che Verdi ha inserito in quest’opera, dal pianissimo mormorato del tema affidato al clarinetto all’esplosione violenta a tutta che sottolinea l’incubo di Jacopo Foscari in prigione. È un’ opera relativamente breve dove le scene si susseguono e il dramma si svolge rapidamente, mettendo a nudo i diversi stati d’animo dei personaggi che Verdi sottolinea anche con dei ‘ leitmotiv’ ante litteram“. Parole divenute realtà. Orchestrazione accurata con tinte strumentali elegiache e notturne perfettamente aderenti all’immagine di Venezia descritta da Byron. In aggiunta, i finali d’atto che Verdi conclude senza la tradizionale stretta, fanno apparire, in modo sistematico, motivi di reminiscenza così da associare, a ogni personaggio, un tema che ricompare ogni volta i protagonisti tornano in scena. La pregevole lettura del Maestro Rizzi è resa possibile dall’eccellente esibizione dell’Orchestra e di un Coro da annoverare tra i migliori al mondo.

La regia è firmata da Grischa Asagaroff che, sempre in conferenza stampa, aveva asserito di vedere l’opera solo con scene e costumi d’ispirazione d’epoca realizzati da Luigi Perego (luci di Valerio Tiberi e coreografia curata da Cristiano Colangelo) per sottolineare la funzione allusiva dell’ambientazione storica. Al riguardo, Perego, entra nel dettaglio: “Venezia è da sempre una fonte inesauribile di creazioni evocative: il fatto stesso che sia una città destinata a scomparire sprofondando nelle acque, evidenzia perfettamente quello che è il cuore del capolavoro verdiano. Il mondo del Doge svanisce letteralmente davanti a lui. Per quanto riguarda le scene mi sono lasciato ispirare dal ‘Monumento al Doge Francesco Foscari’ nella Basilica dei Frari a Venezia, penso che sia perfetto: elaborando scenograficamente il monumento come se fosse una grande torre, facendolo girare esso crea gli ambienti dell’opera.” 

Come ripetiamo spesso, se alla base c’è una grande idea di teatro, qualsiasi opera lirica può viaggiare nel tempo soprattutto per avvicinare i più giovani. Le sensazioni sono soggettive, quindi concedetemi l’inciso di non aver mai vissuto in teatro un’emozione totalizzante come a Parma, alla scena del “Va pensiero“, nell’allestimento di Nabucco ambientato nel 2046 dal progetto creativo Ricci/Forte con la regia di Stefano Ricci al Festival Verdi del 2019.

Nel cast canoro Placido Domingo è Francesco Foscari. Domenica scorsa ha raggiunto il numero 4100 di recite operistiche ed è stato festeggiato al momento degli applausi finali. Ottantuno anni compiuti a gennaio, nei sei decenni di attività musicale, il tenore ha costruito uno tra i più ampi ed eclettici repertori musicali del Novecento affrontando oltre centotrenta ruoli e, nel corso degli ultimi anni, di imporsi, non solo come direttore d’orchestra, ma anche come baritono.

Tenore di potenza espressiva e toni radiosi, senza dubbio tra i più dotati della sua generazione, Jonathan Tetelman, al debutto al Maggio, interpreta Jacopo Foscari. Alla ricca quanto agile tavolozza di colori vocali, ha fatto suo il ruolo da artista navigato e una sorprendente mimica facciale. L’eloquenza drammatica gli ha così permesso di connotare Jacopo, non solo nel figlio del Doge, ma in un padre tormentato, oltre dall’ingiusta condanna dell’esilio, anche da quella di dover vivere lontano dalla famiglia.

Apprezzata protagonista di Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea, opera inaugurale dello scorso Maggio Musicale, María José Siri ha confermato la grandissima voce verdiana nei panni di Lucrezia Contarini.

Il basso Riccardo Fassi, anche lui al debutto fiorentino, bene interpreta Jacopo Loredano membro del Consiglio dei Dieci. Bravi anche i quattro artisti dell’Accademia del Maggio: Joseph Dahdah è il senatore Barbarigo, Xenia Tziouvaras nel ruolo di Pisana, Lulama Taifasi come Fante del Consiglio dei Dieci e Adam Jon come Servo del Doge.
Alla fine tanti, tantissimi applausi.

Dettagli

I due Foscari
Tragedia lirica in tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi
Edizione: Edwin F. Kalmus & Co., Inc., Boca Raton, Florida

Maestro concertatore e direttore Carlo Rizzi

Regia Grischa Asagaroff

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Personaggi e interpreti

  • Francesco Foscari, Doge di Venezia, ottuagenario Plácido Domingo
  • Jacopo Foscari, suo figlio Jonathan Tetelman
  • Lucrezia Contarini, moglie di Jacopo María José Siri
  • Jacopo Loredano, membro del Consiglio dei Dieci Riccardo Fassi
  • Barbarigo, senatore, membro della Giunta Joseph Dahdah
  • Pisana, amica e confidente di Lucrezia Xenia Tziouvaras
  • Fante del Consiglio dei Dieci Lulama Taifasi
  • Servo del Doge Adam Jon

Danzatori:
Elena Barsotti, Deborah Marrella Di Noto, Ginevra Ferraris, Chiara Gagliardo, Sofia Indovina, Melvin Boshat, Filippo Del Sal, Giuseppe Giacalone, Damiano Gorgoglione, Giorgio Otranto

Scene e costumi Luigi Perego
Luci Valerio Tiberi
Coreografia Cristiano Colangelo
Assistente regista Stefania Grazioli

Figuranti speciali Andrea Bassi, Lorenzo Braus, Alessandro Ciardini, Egidio Egidi, Edoardo Groppler, Francesco Pacelli, Federico Vazzola

Nuovo Allestimento Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Prossime repliche:
25, 31 maggio e 3 giugno alle ore 20
e il 28 maggio alle ore 17

(la recensione si riferisce alla prima di
domenica 20 maggio 2022)

Brevissima nota storica
Sesto titolo del catalogo verdiano realizzato durante gli ‘anni di galera’, I due Foscari, su libretto di Francesco Maria Piave a sua volta ispirato all’omonima opera teatrale in versi di Lord Byron del 1821.
Il debutto avvenne al Teatro Argentina di Roma il 3 novembre del 1844 e la première, come riferì Verdi stesso, si rivelò «un mezzo fiasco», dovuto in parte a un cast vocale impreparato e in parte ai limiti del soggetto scelto anche se, in prima battuta, Verdi si era entusiasmato per quel «bel dramma, bellissimo, arcibellissimo» (come aveva descritto a Piave il lavoro di Byron).

Didascalie immagini

alcuni momenti dell’opera
foto © Michele Monasta
Courtesy Festival del Maggio Musicale Fiorentino

 

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Teatro del Maggio Musicale Fiorentino - Piazza Vittorio Gui, 1 - Firenze
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Fino al: 03 Giugno, 2022