La Sua Fondazione lo promuove e il Guggenheim lo accoglie: Marino Marini al centro dell’attenzione in quel di Venezia.
La produzione artistica di uno degli scultori più rappresentativi del Novecento italiano, tra importanti raffronti e significative citazioni, in una retrospettiva mai realizzata prima e interamente dedicata all’artista pistoiese.
Fino al 1° maggio 2018, un percorso che mira a collocare (non che lui ne avesse bisogno) Marino Marini nel mondo della scultura attraverso le diverse epoche della storia dell’arte.

La Collezione Peggy Guggenheim ospita così la mostra Marino Marini. Passioni visive, a cura di Barbara Cinelli e Flavio Fergonzi, con la collaborazione di Chiara Fabi e con oltre settanta opere, dagli anni ‘20 agli anni ’50. L’esposizione è allestita negli spazi delle mostre temporanee, nonché nelle Project Rooms del museo e nella veranda adiacente tali spazi.
L’esposizione che racconta il percorso dell’artista scultore pistoiese è organizzata in collaborazione con la Fondazione Marino Marini e si avvale di un Comitato scientifico composto dai curatori e da Philip Rylands, Salvatore Settis, Carlo Sisi e Maria Teresa Tosi.
Più di cinquanta sculture di Marino Marini e di venti opere, dall’antichità al ‘900, con cui la scultura di Marini si è confrontata: dall’antichità egizia a quella greco-arcaica ed etrusca, dalla scultura medievale a quella del Rinascimento e dell’Ottocento.

“Si è preferito considerarlo un artista fuori dalla storia” così scrivono di lui, cercando forse di sottrarlo al confronto diretto con le vicende della scultura europea del Novecento, con le quali egli si è invece sempre misurato; e peggio ancora, al confronto con la scultura antica, che fu per lui oggetto di costante ispirazione.
Così, in questa mostra, la sua scultura e la sua opera si pongono a confronto con i nudi maschili di Arturo Martini e Giacomo Manzù e con quelli femminili di Ernesto De Fiori e Aristide Maillol; con la scultura fiorentina del Quattrocento e, insieme, verso Auguste Rodin, che coincide con la sua fase più espressionista degli anni Quaranta. E ancora, attraverso la frequentazione di Henry Moore e la conoscenza delle opere di Pablo Picasso, la sua rimeditazione di alcuni modelli della grande scultura medievale italiana e Giovanni Pisano in particolare.

Al fine di collocare in una dimensione internazionale la sua vicenda di scultore il percorso espositivo si suddivide così in 10 sezioni che partono dai suoi esordi, per arrivare ai nudi anni trenta, alle lezioni e al grande riferimento di Rodin, al soggiorno svizzero, fino al 1945, alle piccole sculture in terracotta di cavalli, per soffermarsi sui ritratti (quale genere amato e assiduamente praticato) e chiudere con le sfide formali del secondo dopoguerra.
Un percorso che racconta i legami esistenti, dagli anni Venti agli anni Sessanta, tra l’opera di Marino Marini e le vicende del più alto modernismo novecentesco.
Un dialogo nuovo e forse insolito attraverso un punto di vista innovativo attorno ai temi affrontati dallo scultore, andando oltre gli schemi cronologici, gli stili e le periodizzazioni
I progetti educativi correlati all’esposizione sono realizzati grazie alla Fondazione Araldi Guinetti, Vaduz.
Tutti i giorni alle 15.30 vengono offerte visite guidate gratuite alla mostra, previo acquisto del biglietto d’ingresso al museo.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Marino Marini davanti ai ritratti di Marina e Anita, Fondazione Marino Marini
  2. Marino Marini con “Miracolo”, 1955, Fondazione Marino Marini
  3. Marino Marini con la moglie Marina, Fondazione Marino Marini

IN COPERTINA
Marino Marini fotografato da Paolo Monti, 1958 (fonte)
[particolare]

Orario
10:00 – 18:00
chiuso il martedì

 

Dove e quando

Evento: Marino Marini. Passioni visive

Indirizzo:
[Guarda su Google Maps]

Fino al: 20180501