Identità, apparenza, stereotipi razziali e culturali. Potere, autorità, inganno, illusione. Sono i temi fondamentali di Mark Wallinger Mark, la prima personale dell’artista inglese in Italia da cui prende il nome. La mostra, visitabile fino al 3 giugno al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, rende omaggio ad uno dei più importanti artisti del Regno Unito attivi sulla scena contemporanea, esponendone le opere più significative delle diverse fasi della carriera e mettendone in luce la multiforme pratica artistica, che si esprime attraverso una grande varietà di mezzi espressivi, dalla pittura alla scultura alle installazioni, passando per video, performance e arte pubblica.

Ad aprire il percorso Ecce Homo (1999-2000), la prima scultura contemporanea che ha occupato il piedistallo storicamente vuoto di Trafalgar Square a Londra. La statua, a grandezza naturale, rappresenta un perseguitato tormentato da una corona di spine e allude a un tempo alla figura di Cristo. Collocata in uno spazio di così primo piano, provocatorio e irriverente risulta il confronto con le altre sculture presenti nella piazza, in pietra e bronzo, che simboleggiano i principi della nazione. “Ecco l’uomo”, oggi come ieri, circondato dal dubbio, in attesa del verdetto finale.

La mostra prosegue con Passport Control, una serie di ritratti composta dagli ingrandimenti di alcune fotografie di passaporti di Mark Wallinger, sulle quali egli interviene con pennarello nero e bianchetto di volta in volta dando luogo ad un’immagine viene immediatamente associata ad uno stereotipo razziale e culturale. Si tratta del ciclo di opere più datate fra quelle esposte, realizzata nel 1988, lo stesso anno di fondazione del Pecci.

A seguire la serie dei Self Portraits (2007-2015), dove l’artista parte della lettera maiuscola “I” (in inglese “io”), pronome personale che ciascuno riferisce a sé stesso, e ne estrae la forza espressiva traducendolo in scultura e pittura. Allo stesso modo, in Self (Symbol, 2017) di nuovo la “I” nel font Symbol si dilata nello spazio fino a diventare una statua della stessa altezza di Wallinger.

I Self Portraits costituiscono il punto di partenza per la serie Id Paintings (2015-2016) dove si istaura una stretta relazione tra identità e corpo: la dimensione dell’opera è infatti determinata dall’altezza di Wallinger sommata all’ampiezza delle sue braccia spalancate, in quanto l’artista stesso si stende al centro della tela con le mani cosparse di vernice, adottando gesti spontanei e simmetrici, andando a creare un’opera perfettamente speculare. Il rimando in per questa tipologia di lavoro è da un lato all’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci, dove l’uomo, nelle sue proporzioni, sulla base di calcoli matematici, è esempio di perfezione, e dall’altro alle macchie del test di Rorschach, che pone invece l’attenzione sull’indagine psicologica della personalità, in particolar modo sul disagio affettivo e sulla rappresentazione di sé nelle relazioni.

La presenza fisica di Wallinger è fondamentale anche in altri due lavori. Gli Shadow Walker (2011), un video in cui l’artista, riprendendo la propria ombra mentre cammina per le strade di Londra, ipotizza un’esistenza autonoma della sagoma, reale tanto quanto il corpo che le ha dato origine. E ancora in MARK (2010), dove l’artista scrive all’infinito il suo nome in vari luoghi di Londra con un gessetto, in una dimensione standard che si inscrive in un mattone. Questa operazione di ‘tagging’ viene riprodotta in uno slide-show di fotografie, in cui il nome ‘MARK‘ viene ripetuto nello stesso punto di fuga prospettico in 2265 immagini.

Segue Uncoscious (2010), una serie costituita da ingrandimenti di fotografie digitali che l’artista ha trovato online, e che ritraggono persone addormentate sui mezzi pubblici. Immagini spesso sgranate o comunque non in alta risoluzione, come se i soggetti immortalati stessero scivolando via dalla realtà del posto in cui si trovano per inoltrarsi verso la dimensione del sonno.

Ed eccoci davanti all’installazione site specific intitolata Pietre Prato (2018), che si compone da centinaia di sassi che l’artista inglese ha raccolto e numerato uno ad uno, mettendo a confronto il lavoro dell’uomo con la monumentale scala temporale della geologia. Questo progetto, per il quale Wallinger si è avvalso della curatela di Marta Papini, è una riflessione sulla mortalità, sulle liste degli scomparsi e degli ignoti.

Chiudono il percorso due video-documentazioni speculari, una di fronte all’altra. Da una parte Construction Site (2011), dove tre operai edili innalzano sulla spiaggia una torre di impalcature perfettamente allenata con l’orizzonte del mare e che, una volta completata, viene smantellata e riassemblata, dando luogo ad un ciclo senza fine.
Dall’altra Sleeper (2004), un video in cui l’artista indossa un costume da orso e viene ripreso mentre per tutta la notte percorre in incognito gli immensi spazi deserti della Neue Nationalgalerie di Berlino, in tutta la sua solitudine. Un’immagine potente e di forte impatto emotivo, che diviene il manifesto di questa esposizione.

Con le sue provocazioni e le sue domande, la mostra di Mark Wallinger invita a riflettere sulle contraddizioni e le difficoltà in cui versa l’uomo e la società dei nostri giorni. Fa tappa oggi a Prato dopo essere stata ospitata al Serlachius Museum di Mänttä in Finlandia nel 2016 e presso il The Fruitmarket Gallery di Edimburgo e il Dundee Contemporary Arts di Dundee in Scozia nel 2017.
Con il debutto dell’artista in Italia si apre anche una nuova stagione per il Pecci, dopo la nomina di Cristiana Perrella come neo Direttrice del Centro. A lei va il nostro augurio di buon lavoro, in un contesto non sempre facile, ma fertile e innovativo, qual è quello della città di Prato e dell’arte contemporanea.

Dettagli

Didascalie immagini

In copertina:
Mark Wallinger, ‘Mark Wallinger’ (detail), Kunstnernes Hus,
Oslo/NO 27 March 2010 – 9 May 2010
Installation view
Courtesy the artist and Hauser & Wirth

  1. Mark Wallinger, Ecce Homo, 1999 – 2000
    White marbleised resin, gold-plated barbed wire, Life size
    Installation view St. Paul’s Cathedral, London/UK, 2017
    Courtesy the artist and Hauser & Wirth
    Photo: © Graham Lacdao
  2. a) Mark Wallinger, Passport Control, 1988
    6 C-prints mounted on aluminium, 132 x 101.6 cm / 52 x 40 inches each, 6 parts
    Photo: © Alex Delfanne
    Courtesy the artist and Hauser & Wirth
    b) Mark Wallinger, Passport Control (detail), 1988
    6 C-prints mounted on aluminium, 132 x 101.6 cm / 52 x 40 inches each, 6 parts
    Photo: © Alex Delfanne
    Courtesy the artist and Hauser & Wirth
    c) Mark Wallinger, Passport Control, 1988
    6 C-prints mounted on aluminium, Exhibition Copy, 132 x 101.6 cm / 52 x 40 inches each, 6 parts
    Photo: © Alex Delfanne
    Courtesy the artist and Hauser & Wirth
  3. Mark Wallinger, Id Painting 56, 2015
    Acrylic on canvas, 360 x 180 cm / 141 3/4 x 70 7/8 inches
    Photo: © Alex Delfanne
    Courtesy the artist and Hauser & Wirth
  4. Mark Wallinger, ‘Mark Wallinger’, Kunstnernes Hus, Oslo/NO 27 March 2010 – 9 May 2010
    Installation view
    Courtesy the artist and Hauser & Wirth
  5. Mark Wallinger, Construction Site, 2011
    Projected video installation, no sound, 1h 23 minutes
    Courtesy the artist and Hauser & Wirth
  6. Mark Wallinger, Sleeper, 2004
    Projected video installation, silent, 2 hours, 30 minutes, 52 seconds
    Courtesy the artist and Hauser & Wirth

Dove e quando

Evento: Mark Wallinger Mark

Indirizzo:
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Fino al: 03 Giugno, 2018