…eppure è proprio così! Quando stai cucinando il tuo risotto, attento/a che il riso non si attacchi al fondo della pentola, che si fonda dolcemente con il burro scelto con cura, che il brodo (fatto con ottime carni) aggiunto, poco a poco con delicate cucchiaiate, si amalgami in modo che i chicchi restino belli, tosti, individuali e che il tutto non si trasformi in una pappa informe, ma diventi esaltazione golosa di una nostrana eccellenza gastronomica, forse non sai o ti sei dimenticato/a che stai facendo una curiosa importante rievocazione di un momento di ghiotto rilievo della storia della musica! Infatti, il riso, che lo storico Fernand Braudel (1902-1985) definisce, così come il grano per i popoli del Mediterraneo, il mais per quelli del Sud ancora, pianta della civiltà quindi non solo cibo ma anche cultura per quelli del Sud Est Asiatico, divenne nel ‘700 fonte di grande ispirazione per il veronese Marchese Giambattista Spolverini (1695-1762) definito l’ “Omero del riso”. Costui dedicò l’intera sua vita a cantare in endecasillabi, le glorie del riso che, nel suo poema “La coltivazione del riso” definisce “….te dono almo del cielo candido riso…. Il Marchese che aveva speso la sua vita alla composizione di questo suo omerico poema” giocandovisi addirittura la salute per le innumerevoli versioni in cui si volle cimentare nonostante il suo titanico sforzo poetico, non ebbe il successo sperato. Anzi scatenò l’ira di un altro poeta, il milanese Giuseppe Parini (1729-1799) che, col suo poema “La salubrità dell’aria” gli rispose, con le rime….per le rime, sostenendo che il “mal nato riso” era per le acque stagnanti delle risaie, causa di inquinamento dell’aria e di tante malattie.

Ma il risotto che stai rimescolando con cura, con un mestolo di legno ben stagionato, diffondendo nell’aria un allettante gustoso profumino, ci riporta alla memoria i versi di un altro poeta, estimatore ed affezionato fruitore di questo piatto a lui molto caro e familiare Giovanni Pascoli (1855-1912) nella sua poesia-ricetta “Risotto romagnolesco”  canta quello amorevolmente preparato per lui dalla devota cara sorella Mariù.
L’ aroma di questo piatto arrivato dalla cucina era come un conforto, anzi un vero e proprio “ristoro…..dopo il mio greco, dopo il mio latino”…. Finalmente…. “già suona mezzogiorno…..ecco il risotto romagnolesco che mi fa Mariù”. In questo parlare d’amore per riso e risotti, di sapori, di appetito…anche la musica dice la sua. Ecco che il più gourmand di tutti i musicisti, il grande Gioacchino Rossini (1797-1868) alla cui gloria golosa i più grandi chef della sua epoca dedicarono centinaia di ricette (basti ricordare Antoine Carême che creò per lui i famosi Tornedos a la Rossini) si rivelò un vero autentico estimatore di questo piatto. I suoi biografi raccontano che, mentre si trovava a Venezia, nel suo ristorante preferito, mentre aspettava che dalla cucina arrivasse il suo risotto, quello con tanti e freschi funghi porcini, uova fresche ben sbattute, rassicurante parmigiano e confortante tartufo, prima della agognata forchettata, gli venisse in mente, all’improvviso, l’ispirazione di una delle sue incomparabili melodie quella “di tanti palpiti”…dell’opera Tancredi. L’aria divenuta celeberrima era, tra gli amici di Rossini, ricordata come “l’aria dei risi”.

Ma anche il grande bussetano Giuseppe Verdi (1813-1901) fu un appassionato estimatore del riso ed anche un esperto “cucinatore” di risotti. Quando partì per San Pietroburgo per presentare al Teatro Imperiale, la sua opera “La Forza del Destino” si era fatto precedere dalla spedizione di un bagaglio fornitissimo di cibarie patriottiche….. per non morire di nostalgia. Tra queste c’era una buona scorta di riso per i suoi risotti preferiti (La bomba di riso, Savarin di riso, Risotto alla Certosina etc…) Ma anche nelle sue opere si allude al riso.
Proprio nel II° atto de La Forza del Destino, appare sulla scena una grande zuppiera piena di riso, mentre gli affamati commensali intonano: “Buono eccellente, par che dica mangiami”. Ma Verdi, lo garantisce la moglie Giuseppina Strepponi: “il risotto lo sa far davvero bene”. Era infatti, un vero esperto tanto da inviare la sua ricetta autografa, con tanto di dosi e tempi di cottura, all’amico Camille Du Locle, librettista e direttore dell’Opèra Comique di Parigi. Intanto non ci distraiamo tra poesie e armonie profumate di grandi musicisti. Il tuo risotto dovrebbe essere quasi pronto…come si dice “all’onda”, in attesa di essere servito soffuso della saggezza del parmigiano grattugiato, pronto a rallegrare il cuore e il piatto tuo e di colui/lei cui lo hai dedicato cucinandolo. Ma l’ultima “nota” per concludere questa passeggiata golosa tra storia, riso, musica e poesia è quella di Franz Liszt (1811-1866) altro grande della musica, pianista, compositore direttore d’orchestra che rispondendo ad un suo editore, affermò che secondo lui il pubblico milanese applaudiva calorosamente chiunque purchè poi gli fosse garantito un buon risotto!

Didascalie immagini

  1. Giuseppe Poli, Busto di Giambattista Spolverini (fonte)
  2. Risotto al tartufo nero (fonte)
  3. Giovanni Pascoli (fonte) / Gioacchino Rossini (fonte)

IN COPERTINA
Gioacchino Rossini fu ispirato, ma fu anche fonte d’ispirazione, da e per risotti