‘Se custodire e tramandare la bellezza è la forma più elementare di civiltà, questo grado minimo in Italia è sempre stato a rischio. La nostra storia civile, densa di crimini e oscurità, offre infatti una cronaca mutilata di cui solo un atto fantastico può restituirci il senso. Ecco, il mio film è un atto fantastico.‘                                                                                                  (Roberto Andò)

Alessandro Pes firma prestigiosa del cinema italiano, vincitore di premi e riconoscimenti per le sue sceneggiature originali, in realtà da oltre dieci anni non scrive più niente ed è Valeria Tramonti, segretaria del suo produttore, a scrivere in segreto per lui. 
Timida e dimessa, la ragazza vive in un appartamento sullo stesso pianerottolo della madre, donna invadente e iperprotettiva che per troppo amore ha ostacolato la sua indipendenza. Un giorno Valeria è avvicinata da uno sconosciuto, un vecchio in pensione che le racconta una storia da trasformare in soggetto per un film; un complicato intrigo scaturito dal furto di un’opera d’arte, che coinvolge servizi segreti e criminalità organizzata.
Il reclutamento nella produzione del grande regista Jerzy Kunze attira sul progetto un’attenzione mondiale, compresa quella di ambienti malavitosi che si sentono chiamati in causa dalla coincidenza incredibile di molti dettagli reali con quelli ‘immaginati’ in sceneggiatura; pericolose reazioni a catena si mettono in moto spingendo le loro conseguenze fino al palazzo del governo.

Partendo da uno dei molti misteri italiani – il furto della Natività di Caravaggio avvenuto a Palermo nell’ottobre 1969, mai recuperato, sul cui destino molti pentiti di mafia hanno raccontato versioni diverse – Roberto Andò ha realizzato Una storia senza nome, un’opera in perfetto equilibrio fra thriller e commedia che traccia un ritratto caustico e impietoso della volgarità dei nostri tempi. Sotto un aspetto disimpegnato e divertente, il film cela la tagliente denuncia dell’ignoranza e dell’inettitudine dilaganti nella classe politica del nostro Paese.

Il ministro della Cultura Arturo Onofri interpretato da Renato Scarpa, sempre a caccia di aforismi che la sua collaboratrice occulta Amalia gli fornisce per fare sfoggio di una statura intellettuale che non ha, è emblema perfetto dell’inadeguatezza di certi uomini in alti ruoli istituzionali. Renato Carpentieri, nei panni del misterioso narratore che dà alla protagonista il pericoloso soggetto, sa ogni volta regalare ai suoi personaggi una forte carica umana piena di tenerezza. Menzione speciale al bravissimo Gaetano Bruno, il nobile Diego Spadafora socio di produzione in odore di mafia, ottimo attore ancora poco valorizzato dal cinema.

Omaggio al potere creativo della settima arte, Una storia senza nome è ricco di divertite citazioni – da La grande guerra di Mario Monicelli a Il generale Della Rovere di Roberto Rossellini, passando per Viale del tramonto di Billy Wilder – utilizzate anche in modo ironico per riflettere sul rapporto tra realtà e finzione, tra copia e originale, che raggiunge l’apice con la domanda (retorica): ‘Lei non crede che la verità sia sempre necessaria?‘
Seguendo Valeria, una sempre brava Micaela Ramazzotti, nelle sue rocambolesche avventure assistiamo a esempi di manipolazione dell’informazione, cui la cronaca purtroppo ci ha abituato.

La riunione segreta del Presidente del Consiglio, malcostume ormai ben radicato, con la ventilata possibilità di un recupero del Caravaggio rubato riverbera ben altra ‘trattativa’ tra stato e cosa nostra, ma denuncia anche l’uso strumentale del nostro patrimonio artistico a fini politici – illuminante per quanto riguarda certi meccanismi il volumetto pubblicato da Tomaso Montanari nel 2011 dal titolo A cosa serve Michelangelo? – in un’Italia sempre più assediata da predoni stranieri, cui le agenzie di rating non sono completamente estranee.

Mettendo in scena la produzione di un film nel film, che scatena reazioni nel mondo reale, Una storia senza nome auspica una ritrovata centralità del Cinema nel dibattito sociopolitico e culturale italiano come in passate stagioni ormai lontane. Una commedia non così innocua come vorrebbe apparire.

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Roberto Andò sul set con i suoi attori
  3. La Natività del Caravaggio / Poteri occulti di Sicilia / Servizi segreti
  4. Renato Carpentieri misterioso sconosciuto / Gaetano Bruno è Diego Spadafora / Jerzy Skolimowski è il cineasta polacco ingaggiato dalla produzione
  5. Micaela Rmazzotti è Valeria Tramonti
  6. Altri momenti del complicato intrigo

© 2018 Bibi Film / Agat Film & Cie

IN COPERTINA
Micaela Ramazzotti e Renato Carpentieri sono Valeria e il suo misterioso informatore
© 2018 Bibi Film / Agat Film & Cie

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Una storia senza nome
  • Regia: Roberto Andò
  • Con: Micaela Ramazzotti, Renato Carpentieri, Laura Morante, Jerzy Skolimowski, Antonio Catania, Gaetano Bruno, Marco Foschi, Martina Pensa, Renato Scarpa, Silvia Calderoni, Emanuele Salce, Paolo Graziosi, Filippo Luna, Michele Di Mauro, Allan Pearce Caister, Giovanni Martorana, Alessandro Gassmann, David Sebasti
  • Sceneggiatura: Roberto Andò e Angelo Pasquini con la collaborazione di Giacomo Bendotti
  • Fotografia: Maurizio Calvesi
  • Musica: Marco Betta
  • Montaggio: Esmeralda Calabria
  • Scenografia: Giovanni Carluccio
  • Costumi: Lina Nerli Taviani
  • Produzione: Angelo Barbagallo e Patrick Sobelman per Bibi Film con Rai Cinema in coproduzione con Agat Film & Cie, Paris
  • Genere: Thriller / Commedia
  • Origine: Italia / Francia, 2018
  • Durata: 110′ minuti