Il prossimo autunno inverno, sino al 13 gennaio, sarà certamente il periodo migliore per visitare il Cenacolo vinciano in Santa Maria delle Grazie.

Senza nessun sovraccarico sul prezzo, proprio nella sala del Refettorio saranno infatti esposti al pubblico dieci studi provenienti dalle collezioni reali inglesi, a documentare i diversi stadi elaborativi di un’opera universalmente nota. Riguardo all’eccezionale prestito concesso per la mostra Leonardo da Vinci: Prime idee per l’Ultima Cena Martin Clayton, Head of Prints and Drawings della Royal Collection Trust sottolinea infatti: “Questi disegni ci dimostrano che la sua rivoluzionaria opera fu il risultato di lunghe meditazioni e di una preparazione meticolosa. La possibilità di ammirare i disegni originali a confronto diretto con il dipinto murale di Leonardo offrirà a ogni visitatore una nuova prospettiva su quest’icona dell’arte”.
Proprio per celebrare degnamente l’occasione, fino al termine della mostra il tempo di permanenza all’interno del refettorio è stato eccezionalmente aumentato da 15 a 20 minuti. 

Non è tuttavia la prima volta che i disegni, parte del corpus di 550 fogli di Leonardo databili tra il 1478 e il 1518 lasciati in eredità all’allievo Francesco Melzi e già documentati nelle collezioni reali inglesi nel 1690, giungono al Cenacolo. Erano infatti già stati esposti nel Refettorio trentacinque anni fa, nel 1983, ma solo per poco più di un mese.

Oggi i preziosi fogli, collocati all’interno di teche appena percettibili che non disturbano la fruizione dell’opera, sono posizionati in punti che permettono di osservarne i dettagli a diretto confronto col grande affresco. Come sottolinea Stefano L’Occaso, Direttore del Polo Museale della Lombardia: “È difficile tentare uno sguardo nuovo su un’opera che ormai è parte dell’immaginario collettivo e sulla quale si sono cimentati i più grandi studiosi. I fogli esposti agevolano la comprensione del dipinto, forniscono un’importante chiave di lettura del processo creativo dell’artista, suggeriscono quanto la pittura mostrò in origine a un pubblico che ne rimase abbagliato”.

La selezione di disegni mostra ai visitatori tutta la preziosità della mano di Leonardo, vero e proprio padre del disegno di epoca moderna, e che di questo fece il suo fondamentale strumento di studio, conoscenza e indagine della realtà.
Dei dieci esemplari esposti, sette sono tradizionalmente attribuiti a Leonardo, uno è la copia di mano di Francesco Melzi della Testa di San Simone di cui non si conserva più alcuno studio preparatorio originale dell’artista, ed infine proprio in questa sede si è colta l’occasione per arricchire il corpus vinciano con due disegni che la critica sinora assegnava a Cesare da Sesto.

Tra le prime opere esposte spicca l’importante bozzetto a penna dov’è messa su carta l’idea germinale della composizione, un’immagine che l’artista deve aver avuto la necessità di appuntare velocemente tanto da usare il margine di un foglio già adoperato per elaborare alcuni studi del tiburio del duomo di Milano. L’importanza di questo schizzo sta nell’aver dimostrato come Leonardo fosse inizialmente partito da una concezione tradizionale dell’Ultima Cena dove, sulla scia dei modelli fiorentini, Giuda è isolato sul lato opposto della tavola rispetto agli Apostoli, per poi avere solo in seguito la grande intuizione di allinearlo agli altri discepoli, affidando alla sola fisiognomica e alla resa dei “moti dell’animo” l’identificazione del sommo traditore.

Si prosegue poi con un nucleo di studi per lo più a matita rossa o nera che si soffermano sui singoli dettagli di gesti ed espressioni, in un vero e proprio preludio di qualcosa di straordinario che di lì a poco sarebbe stato realizzato sul muro. Tra questi vi sono anche i due fogli di cui viene proposta la nuova attribuzione leonardesca, come scrive ancora L’Occaso: “Proprio in considerazione della loro superlativa qualità grafica, per due di questi disegni, i due studi rispettivamente per la mano sinistra di san Tommaso e la mano sinistra di san Bartolomeo – tradizionalmente attribuiti dalla critica a Cesare da Sesto – si avanza in questa sede l’ipotesi della paternità leonardesca.”

Tra i nuovi spunti di riflessione posti dalla mostra, vi è inoltre la possibilità di anticipare le prime idee leonardesche per il Refettorio, sinora tradizionalmente collocate dalla critica nel periodo compreso tra il 1493 e il 1495. Scrive infatti Pietro Marani, Presidente dell’Ente Raccolta Vinciana: “Tutti questi e altri indizi sembrano quindi ricondurre la fase iniziale degli studi preparatori assai più vicina ai primi anni novanta del Quattrocento, così da rendere anche più evidente il trascorrere di Leonardo da una tecnica all’altra, dai disegni che riflettono il perdurare dello stile e dei media ancor fiorentini.. a quelli a penna e inchiostro, usati per lo più in associazione a disegni di tipo tecnico e architettonico.. a quelli che mostrano l’apparire dello “sfumato” a matita nera con gli studi “di naturale” delle teste e delle parti anatomiche, a quelli pittoricamente rifiniti e ormai del tutto prossimi alla realizzazione dipinta, come quelli per le teste di Bartolomeo e Giuda, appunto realizzati a matita rossa su carta preparata rossa, e forse da datare ormai attorno al 1495-1497.” 

Studi e nuovi considerazioni in merito a questa importante mostra dossier che, di fatto, inaugura nella città meneghina le celebrazioni per il cinquecentenario della morte dell’artista, sono approfonditi dai curatori nell’interessante catalogo edito per l’occasione da Skira.

Concludiamo infine con un accenno all’importanza di questo luogo tanto apprezzato dai visitatori di tutto il mondo, ma che tuttavia non vuole essere solo un’icona, e come indica il Direttore L’Occaso in apertura del catalogo: “Lo sponsor unico di questa mostra è Leonardo stesso; le risorse generate dell’Ultima Cena dell’artista sono la benzina per l’intero istituto e servono a restaurare e migliorare anche le altre realtà museali. E ve n’è d’avanzo.”
Grazie ai nuovi e più efficienti impianti di purificazione dell’aria realizzati anche grazie al contributo di uno sponsor, la capienza di persone all’interno del Refettorio aumenterà nei prossimi quattro anni sino a raggiungere il 33% di incremento: sempre più persone potranno godere del capolavoro di Leonardo, e contemporaneamente contribuire a preservare e mantenere tante altre opere del territorio messe a disposizione di chi, auspicabilmente, vorrà dedicare anche a loro una visita.

Didascalie immagini

  1. Leonardo da Vinci, Studio per san Giacomo Maggiore e schizzi di architettura, ca. 1495, matita rossa e penna e inchiostro bruno, mm 252 x 172, Inv. 912552, Lent by Her Majesty Queen Elizabeth II
  2. Leonardo da Vinci, Le mani di san Giovanni, ca. 1495, matita nera su carta, mm 117 x 152, Inv. 912543, Lent by Her Majesty Queen Elizabeth II
  3. Francesco Melzi – attribuito a, Testa di san Simone, ca. 1515-1520, matita rossa, mm 185 x 148, Inv. 912549, Lent by Her Majesty Queen Elizabeth II
  4. Leonardo da Vinci, Studi per l’Ultima Cena e schizzi di geometria e architettura, ca. 1494, penna e inchiostro, mm 260 x 110, Inv. 912542, Lent by Her Majesty Queen Elizabeth II
  5. Leonardo da Vinci, Il braccio destro di san Pietro, ca. 1495, matita nera con ritocchi a penna e inchiostro e lumeggiature bianche su carta, mm 166 x 155, Inv. 912546, Lent by Her Majesty Queen Elizabeth II
  6. Leonardo da Vinci, Studio per san Bartolomeo (?), ca. 1495, matita rossa con lumeggiature bianche su carta preparata rossa, mm 193 x 148, Inv. 912548, Lent by Her Majesty Queen Elizabeth II

In copertina, un particolare di:
Leonardo da Vinci, Studio per san Giacomo Maggiore e schizzi di architettura, ca. 1495,

 

 

 

 

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Dove e quando

Evento: Leonardo da Vinci: Prime idee per l’Ultima Cena
  • Fino al: – 13 January, 2019
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