A Roma, l’Ala Brasini del Vittoriano accoglie, fino al prossimo 24 febbraio, uno dei nuclei più preziosi della collezione permanente del Whitney Museum di New York: Jackson Pollock, Mark Rothko, Willem de Kooning, Franz Kline e molti altri rappresentati di quella che viene definita la “Scuola di New York” la rivoluzione nata nel maggio del 1950 per lo scandalo del Metropolitan Museum che organizzò un’importante mostra di arte contemporanea escludendo la cerchia degli action painter e quindi scatenando la rivolta degli esponenti del movimento.

In queli clima di insurrezione e stravolgimento sociale, l’espressionismo astratto diventa un segno indelebile della cultura pop moderna, attraverso il particolare connubio tra espressività della forma e astrattismo stilistico influenzando sensibilmente tutti gli anni Cinquanta del secolo scorso.

Anche se provenivano da contesti diversi, e nella maggior parte dei casi avevano solo contatti informali, tutti questi artisti condividevano la necessità di creare una forma significativa di astrazione che potesse parlare in maniera metaforica, ma coerente con l’epoca e il paese in cui vivevano: gli Stati Uniti.

Jackson Pollock e gli artisti della Scuola di New York svilupparono così un linguaggio visivo radicalmente nuovo capace di incarnare lo spirito dell’America del secondo dopoguerra condividendo l’urgenza di nuova forma significativa per la loro generazione ed espressiva dell’esperienza umana cambiando il corso della storia dell’arte.

La mostra “Pollock e la Scuola di New York” – prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con museo Whitney e curata da David Breslin e Carrie Springer con Luca Beatrice – focalizza sull’influenza di Pollock e indaga i suoi rapporti con alcuni importanti artisti attivi a New York tra il 1930 e la metà degli anni Sessanta.

Se ognuno dei pittori presentati meriterebbe un’ampia trattazione, l’impatto dell’arte di Pollock è da molti considerato il più profondo e, nell’esplorare il rapporto tra la prospettiva soggettiva e le forme archetipiche che emergono dall’inconscio collettivo, Pollock sviluppò tecniche di pittura spontanea: dallo sgocciolare (dripping) al versare (pouring) il colore sulla tela stesa sul pavimento dello studio infondendo, alle opere eseguite con questo metodo, un’energia, un’apertura e un’immediatezza senza pari.

Willem de Kooning affermava: “Di tanto in tanto un pittore deve distruggere la pittura. Lo fece Cézanne, poi Picasso con il cubismo. E poi Pollock, che ha mandato in frantumi la nostra idea di che cos’è un dipinto. In seguito potranno essercene degli altri”.

Volendo ben focalizzare il periodo storico, nel catalogo edito per l’occasione da Arthemisia Books, si legge:
Tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta, a New York cominciò a emergere un’estetica astratta del tutto inedita. Questo fenomeno è stato spesso attribuito al senso di angoscia che caratterizzava gli artisti americani nel secondo dopoguerra e alla crescente influenza degli emigrati giunti di recente dal vecchio continente, come Arshile Gorky e Hans Hofmann, la cui profonda comprensione dell’astrazione e del Surrealismo europei ha avuto un impatto significativo su molti degli artisti presenti in mostra. Sebbene influenzati dal Cubismo e dall’estetica surrealista, molti artisti statunitensi si rivolsero anche a fonti d’ispirazione extra occidentali e indigene, nel tentativo di produrre un linguaggio visivo prettamente americano. Oltre a queste influenze, vi era la crescente convinzione che un linguaggio astratto potesse rappresentare metaforicamente le diverse sensibilità soggettive e allo stesso tempo attingere a un’energia, o a una percezione, universale. In un articolo apparso sul “New Yorker” nel 1946 il critico d’arte Robert Coates definì gli artisti della nuova tendenza “espressionisti astratti”, ma il termine entrò in uso solo dopo il 1960. Molti di questi pittori, tuttavia, non riconducevano le proprie opere alle caratteristiche attribuite a questa corrente, né si riconoscevano nelle altre etichette in uso, come Action Painting, Color Field Painting, American-Type Painting o New York School. Le diverse denominazioni descrivono aspetti specifici del movimento nel suo significato storico, come l’accento sull’astrazione gestuale (Action Painting), l’impatto del colore immersivo (Color Field Painting), il distacco dalla sensibilità estetica tipicamente europea (American-Type Painting), l’influenza e l’estetica condivisa da una comunità di artisti che vivono ed espongono insieme a New York (New York School). A partire dagli anni Cinquanta la letteratura sull’Espressionismo astratto ha tentato di definire e delimitare l’astrattismo (in parte attraverso l’uso delle etichette illustrate in precedenza) individuandone il significato specifico rispetto alla storia della pittura americana del dopoguerra. Nel suo celebre volume sul tema, The Triumph of American Painting (pubblicato per la prima volta più di quarant’anni fa, nel 1970), Irving Sandlerha accuratamente descritto quelli che considerava gli anni più significativi del movimento (1942-1952), riferendosi al gruppo soprattutto nei termini di “espressionisti astratti” e focalizzandosi su circa quindici artisti, la maggior parte dei quali presenti. Una visione d’insieme: l’Espressionismo astratto e il Whitney Museum of American Artcontemporanea ha ricevuto un trattamento più liberale dalla maggior parte degli altri musei americani, il merito è soprattutto del Whitney. Fin dalla sua inaugurazione, il Whitney è stato un modello in questo paese rispetto a ciò che un’istituzione può fare per l’arte del proprio tempo”. Il museo rinunciò definitivamente al progetto nel 1948, spiegando che “la fusione avrebbe alla fine distrutto lo scopo originale principale della signora Whitney nel fondare il suo museo”, che invece adottò una visione più ambiziosa e degna di un’istituzione ormai matura, aprendo un proprio spazio al numero 22 di West 54th Street. In quel momento di ripensamento della sua funzione, il museo definiva così la propria missione: “Presentare mostre di artisti viventi la cui opera è stata ignorata dalle accademie tradizionali”. Le prime importanti esposizioni rivelano uno spiccato interesse per l’astrazione, in linea con l’intento dichiarato di privilegiare l’opera degli artisti viventi. Nel 1935, il Whitney allestì una mostra dal titolo “Abstract Painting in America” che, pur concentrandosi su artisti americani affermati come Charles Demuth, Arthur Dove e Georgia O’Keeffe (l’introduzione al catalogo era di Stuart Davis, la cui opera era presente in mostra), presentava anche l’opera di Gorky e una serie di dipinti astratti di altri autori realizzati quello stesso anno. Il proposito di divulgare l’arte astratta presso il pubblico americano rimase un punto focale del programma del Whitney negli anni Quaranta e oltre. Alla mostra del 1935 seguì l’esposizione annuale del 1945 che segnò l’esordio di figure chiave come William Baziotes, Hans Hofmann, Mark Rothko e Mark Tobey. Dei 165 artisti partecipanti, più di 50 fecero il loro debutto al Whitney in quell’occasione. In questo stesso spirito, la collezione del Whitney comprende una serie di opere fondamentali che costituiscono il nucleo primario dell’Espressionismo astratto in senso ampio e fanno della raccolta uno dei principali custodi degli interessi estetici del movimento. Ma la collezione si distingue anche per il patrimonio di opere di artisti che potremmo definire secondari, quali Gottlieb e Bradley Walker Tomlin. The Beach di Gottlieb (1955), ad esempio, è un’astrazione lirica che si confronta ancora con un luogo e un paesaggio. L’opera è in parte la rielaborazione di un viaggio in Florida, con il suo caldo opprimente, e al tempo stesso una lettura astratta del genere del paesaggio: evoluzione importante questa, condivisa da altri espressionisti astratti. Allo stesso modo, Number 2 – 1950 (1950) di Tomlin è l’interpretazione personale di un comune interesse “I solenni personaggi ritratti qui sopra, insieme ad altri tre, formano il gruppo degli artisti “irascibili” che hanno sollevato un gran polverone sul concorso del Metropolitan. Tutti rappresentanti dell’avanguardia, dipingono in stili che variano dagli sgocciolamenti di Pollock ai ciclopici fantasmi di Baziotes, e tutti diffidano del museo da quando il suo direttore li ha paragonati a ‘pellicani senza petto che si pavoneggiano nel mezzo di desolate terre intellettuali’ […] La loro rivolta e il conseguente boicottaggio della mostra sono in linea con una vecchia tradizione degli artisti d’avanguardia […] L’effetto della protesta degli “irascibili” resta da vedere, ma sembra comunque che essa abbia indotto i giurati del Metropolitan a trasformare più della metà della mostra in una baraonda d’arte moderna.”

Action painting è quindi innovazione, trasformazione, rottura dagli schemi e dal passato. L’allestimento catapulta in quel mondo permettendo al visitatore di entrare in contatto con emozioni e sentimenti propri di quegli artisti.
Didasclie immagini
- Helen Frankenthaler (1928-2011) Blue Territory, 1955 Oil and enamel on canvas, 291,6×150,3 cm Whitney Museum of American Art, New York; purchase, with funds from the Friends of the Whitney Museum of American Art 57.8 © Helen Frankenthaler by SIAE 2018
- Arshile Gorky (c. 1902-1948) The Betrothal, II, 1947 Oil and ink on canvas, 128,9×96,5 cm Whitney Museum of American Art, New York; purchase 50.3 ©Arshile Gorky by SIAE 2018
- Adolph Gottlieb (1903-1974) The Frozen Sounds, Number 1, 1951 Oil on canvas, 91,9×122,4 cm Whitney Museum of American Art, New York; gift of Mr. and Mrs. Samuel M. Kootz 57.3 © Adolph and Esther Gottlieb Foundation by SIAE 2018
- Philip Guston (1913-1980) Dial, 1956 Oil on linen, 182,9×194 cm Whitney Museum of American Art, New York; purchase 56.44
- Franz Kline (1910-1962) Mahoning, 1956 Oil and paper on canvas, 204,2×255,3 cm Whitney Museum of American Art, New York; purchase, with funds from the Friends of the Whitney Museum of American Art 57.10 ©Franz Kline by SIAE 2018
- Willem de Kooning (1904-1997) Door to the River, 1960 Oil on linen, 203,5×178,1 cm Whitney Museum of American Art, New York; purchase, with funds from the Friends of the Whitney Museum of American Art 60.63 © The Willem de Kooning Foundation, New York by SIAE 2018
- Jackson Pollock (1912-1956) Number 17, 1950/ “Fireworks”, 1950 Oil, enamel, and aluminum paint on composition board, 56,8×56,5 cm Whitney Museum of American Art, New York; gift of Mildred S. Lee 99.59 © Pollock-Krasner Foundation / Artists Rights Society (ARS), New York by SIAE 2018
- Jackson Pollock (1912-1956) Untitled, c. 1950 Ink on paper, Sheet (Irregular): 44,5×56,2 cm Whitney Museum of American Art, New York; Gift of an anonymous donor 74.129 © Pollock-Krasner Foundation / Artists Rights Society (ARS), New York by SIAE 2018
In copertina un particolare di
Jackson Pollock (1912-1956) Number 27, 1950, 1950 Oil, enamel, and aluminum paint on canvas, 124,6×269,4 cm Whitney Museum of American Art, New York; purchase 53.12 © Pollock-Krasner Foundation / Artists Rights Society (ARS), New York by SIAE 2018
courtesy Gruppo Arthemisia
Orario apertura
dal lunedì al giovedì 9.30-19.30
Venerdì e sabato 9.30- 22.00
Domenica 9.30- 20.30
(la biglietteria chiude un’ora prima)
Ci scusiamo con i lettori per l’eventuale non corretto
funzionamento delle mappe. Trattandosi di problematica
di Google Map è impossibile intervenire.
Dove e quando
Evento: POLLOCK e la Scuola di New York
- Fino al: – 24 February, 2019
- Indirizzo: Complesso del Vittoriano – Ala Brasini – via di San Pietro in Carcere – Roma
- Sito web