Μοῦσαι: che creano con la fantasia e meditano.
Nella Teogonia di Esiodo erano nove le figlie di Zeus e di Mnemosýne, Dea della Memoria, che tra le varie divinità dell’Olimpo erano state investite del compito di rappresentare l’ideale supremo dell’Arte, espressione più alta e nobile dell’eterna magnificenza del divino.
Erano loro a mettere in musica e versi storie quali l’origine del mondo, la nascita degli dei e degli uomini, a proteggere ogni campo della sapienza umana, a celebrare gesta eroiche o tener memoria di eventi nefasti.
Che la si chiami Musa, Ispirazione, Sentimento o Ninfa, di una cosa si può esser certi: sarà sempre Donna. Una parola che – per etimologia – racchiude in sé concetti di potere e rispetto, quello che nelle antiche civiltà e culture del Mediterraneo era riservato alle reggenti del matriarcato.

Una Musa che, se in tutti i campi dell’arte mantiene la sua aura “divina”, nel tempo – soprattutto con la società patriarcale romana – cambia la sua collocazione e percezione sociale, soggetta a un’impostazione sempre più maschilista e relegata in ambiti sempre meno alti o degni di accoglierla.
Espropriata di questa investitura classica, si delinea quindi l’idea di una Domina assolutamente opposta, fisicamente e spiritualmente debole, non pienamente capace di autonomia nelle scelte e nell’agire, alla costante ricerca di un appoggio maschile se non (forse) in quel ristretto privato di moglie e madre.

Da sempre ci si chiede dove siano andate a finire tutte quelle qualità che un tempo non spettavano nemmeno al genere umano, tanto forte era la loro influenza. O forse qualcuno ha voluto nasconderle appropriandosene poi indebitamente?
Certo è che, al di là della miriade di risposte e supposizioni che si può tentare di dare a questi interrogativi, sarà sempre difficile trovare motivazioni plausibili a questa discesa dall’Olimpo del genere femminile che però non ha mai smesso di essere soggetto prediletto e custode delle Arti tutte.
Un percorso, una storia di genere che al Centro Matteucci per l’Arte Moderna di Viareggio ci viene presentata attraverso una galleria di tipi femminili, quaranta ritratti di non-dive, donne normali, di famiglia o della porta accanto; una moltitudine di personalità che – a modo loro – vengono rese e tornano protagoniste, anche se solo di un piccolo frammento spazio-temporale immortalato nella tela.
Uno spaccato dell’arte a cavallo tra Ottocento e Novecento ci viene restituito attraverso opere (alcune mai esposte prima) firmate da artisti tra i quali emergono Fattori, Lega, Induno, Favretto, Casorati e Sironi che – fino al 3 novembre – ci raccontano il caleidoscopico mondo femminile in tutte le sue sfaccettature: moglie e madre, eterna Eva, sirena ammaliatrice, popolana o borghese, lavoratrice o avvezza agli agi della buona società, allegra o nostalgica, dinamica o meditativa.

In questo appello di caratteri reali e idealizzati tornano non solo la Musa ispiratrice, ma anche gli infiniti altri archetipi cristallizzati nell’immaginario culturale d’Occidente: la purissima Maria Vergine e la peccatrice Maddalena, Lia e Marta simboleggianti la vita attiva con Rachele e Maria allegorie della vita contemplativa, la carnale Venere e la materna Giunone, Salomè la seduttrice e Circe la maga.
Tutte donne fiere del loro essere, perfettamente consapevoli del loro valore, ricche di una sensualità che, proprio perché non platealmente esibita, cattura sguardo e sentimento.

L’eterna Musa. L’universo femminile tra ‘800 e ‘900 – curata da Giuliano Matteucci con interventi di Cristina Acidini e Camilla Testi – differisce dalle altre mostre per il taglio critico che propone, in cui al centro dell’indagine non è la figura di un singolo artista, un periodo storico o una data collezione, ma un tema sociale da sempre sotto analisi.
In un gioco tra iconografia e valenza storico-artistica dell’opera, quel che emerge è proprio l’immagine femminile, a prescindere sempre vincente.

Tra questi quaranta volti salta subito però all’occhio come, nonostante fossero esponenti di differenti correnti artistiche, gli artisti presenti in mostra abbiano rappresentato in momenti storici diversi effigi di donne sempre serie, mai accennanti un sorriso, retaggio di una tradizione ritrattistica che imponeva alla modella da immortalare quella serietà che avrebbe poi donato un’aura d’austerità all’opera ultima.
Una caratteristica comune ma non assoluta: molti sorrisi sono infatti riservati a donne e modelle che da una qualsiasi manifestazione non avrebbero avuto nulla da perdere, come le zingare e le musicanti soprattutto d’oltralpe che possiamo riscontrare in opere di De Nittis, Zandomeneghi e Boldini (vicine in spregiudicatezza, ma sempre più eleganti delle ballerine dei bordelli frequentati da Toulouse Lautrec).

Come fossero foto rubate, le figure qui esposte affrancano le donne scelte a modello restituendone la dignità e facendone emergere il fascino celato, mostrandole nella loro più schietta espressività ed ergendole a protagoniste di storie e passioni.
Caratteristiche inossidabili di donne sempre meno passive ma – anche qui – riprese, sorvegliate e analizzate dall’occhio maschile che le reinterpreta attratto dal loro universo di sottile seduzione e arrendevole dolcezza, dalle loro problematiche spesso in contrasto con la percezione maschile.

Parlando di stagioni ed esiti più o meno felici, all’interno dell’elegante palazzina liberty decorata da piastrelle di Galileo Chini, la mostra offre anche una panoramica di quelli che furono – a livello sociale – gli eventi storici nei due dopoguerra, entrambi momenti che diedero il via a importanti cambiamenti con la loro “mobilitazione totale” che offriva alle donne l’opportunità di lavorare fuori casa e di dedicarsi a mansioni più elevate e gratificanti, di dimostrare il proprio valore al pari degli uomini, di acquisire maggiore consapevolezza di sè e autostima.
Naturalmente questo durò finché con la fine della guerra tornò lo status quo e alle donne il tradizionale ruolo di consolatrici, madri, tutrici degli affetti e asservite alla famiglia.

Di tutte queste lotte e sforzi sono ormai storia la corsa alla conquista dei diritti femminili favorita dalla Rivoluzione francese e alimentata dall’Illuminismo, i grandi capolavori della letteratura anche “in rosa”, le riflessioni di Freud fino ad arrivare ai movimenti femministi che ancora oggi lottano cercando di “emancipare” la donna dall’avvilente appellativo di “bambola”.
Bambola e Musa. Per certi versi molti sono stati portati a pensare i due termini come complementari, quando le modelle ispiravano col loro compito del tutto passivo gli artisti, uomini, dell’epoca. Un essere musa che conferisce quasi una nota di demerito al netto dell’essere semplicemente bella suscitando così attenzione e attrazione.

Magari domani torneremo tutti a chiamarle semplicemente Muse.

Didascalie immagini

  1. Renato Natali, Donna con pappagalli, 1920 ca., olio su tavola, cm 50×70,5
  2. Virgilio Guidi, Donna dalla cintura rossa, 1934 ca., olio su compensato, cm 90×72,2
  3. Federico Zandomeneghi, La guardiana dei tacchini, 1890-1895, olio su tela, cm 55×46
  4. Francesco Hayez, Ritratto di Elisabetta Bassi Charlé, 1829, olio su tela, cm 71×64
  5. Giovanni Fattori, Ritratto della cognata Carlotta Scali, 1865 ca., olio su tela, cm 68×52
  6. Michele Tedesco, Lettura in terrazza, 1875 ca., olio su tela, cm 62×48
  7. Silvestro Lega, Ritratto della signorina Elisa Titta Guidacci, 1888, olio su tavola, cm 61×40
  8. Vittorio Corcos, Anna Belimbau, 1900, olio su tela, cm 78×88
  9. Giuseppe De Nittis, In vedetta, 1880-1882, olio su tela, cm 90×60

IN COPERTINA
Renato Natali, Donna con pappagalli, 1920 circa, olio su tavola, cm 50×70,5
[particolare]

Informazioni e prenotazioni
Centro Matteucci per l’Arte Moderna
Via G. d’Annunzio, 28 Viareggio
tel. 0584 430614 info@cemamo.it

Orari
dal 2 giugno al 1 settembre:
mar / ven 17.30 – 22.00 ;
sab / dom 10.00 – 13.00; 17.30 – 22.00

dal 3 settembre al 3 novembre
mar / ven 15.30 – 19.30
sab / dom 10.00 – 13.00; 15.30 – 19.30

lunedì chiuso

Dove e quando

Evento: L’eterna Musa. L’universo femminile tra ‘800 e ‘900
  • Fino al: – 03 November, 2019
  • Sito web