La città di Cracovia è sul piano logistico la base migliore per pianificare una visita al museo dell’Olocausto di Auschwitz / Birkenau, ma ha anch’essa molto da offrire a chi vuole approfondire la storia della shoah e dell’antisemitismo, di tradizione millenaria, che nel ventesimo secolo ha raggiunto vette particolarmente cruente.

Nella zona di Podgórze fuori dal centro storico, oltre la più nota fabbrica di Oskar Schindler – l’industriale nazista che ha salvato i suoi operai dallo sterminio, celebre grazie al film Schindler’s list di Steven Spielberg – al centro dell’area dove era segregato il popolo ebraico, sul lato meridionale di piazza Bohaterów Getta, si trova l’Apteka pod Orłem [Farmacia sotto l’Aquila] oggi luogo di documentazione sulla vita nel ghetto di Cracovia, uno dei principali della Polonia, costituito ufficialmente nel marzo del 1941 e liquidato due anni dopo con l’eliminazione degli ultimi abitanti.

Attiva come farmacia anche negli anni dell’occupazione nazista, il luogo riproduce gli arredi originali andati distrutti e deve il suo nome all’aquila che accoglie il visitatore, sovrastando il bancone, nella prima stanza all’ingresso. Tadeusz Pankiewicz (1908-1993) proprietario della farmacia, aperta dalla sua famiglia nel 1909, nelle sue memorie ricorda l’atmosfera irreale di calma apparente che dominava il quartiere e come, anche se la parola ‘deportazione’ non era mai pronunciata direttamente, si percepisse nell’aria l’aleggiare sinistro del Male già all’opera sullo sterminio.

Nelle piccole stanze sul retro della farmacia, da cui molti sono fuggiti in cerca di salvezza, sono esposti documenti e fotografie che dai cassetti della mobilia narrano storie di vita ordinaria in una condizione straordinaria; la prigionia nel ghetto, istituito nella zona più fatiscente del quartiere, senza acqua corrente o energia elettrica, senza servizi igienici nelle case e con una sola cucina a disposizione che doveva essere condivisa da tutta la popolazione, costituita all’origine da tremila persone, salite fino a quindicimila quando la politica del Terzo Reich ha imposto ulteriori ammassamenti.

Tre quarti delle case nel ghetto erano praticamente rovine e le condizioni igieniche si prestavano al proliferare di epidemie, molti vi abitavano clandestinamente senza permesso quindi fuori dalle stime ufficiali e la vita era particolarmente dura, anche per i bambini sotto i quattordici anni che, esclusi da attività lavorative, durante il giorno vagavano abbandonati a sé stessi nelle strade deserte del quartiere. Negli album e nei cassetti della farmacia si scoprono racconti di gente comune, con le semplici aspirazioni di tutti, il desiderio di una vita migliore per sé e per i propri affetti.

La Farmacia sotto l’Aquila è un luogo di memoria importante, dove i numeri statistici di deportati e trucidati nei campi di sterminio tornano ad avere un’identità, dei nomi, dei volti, che al di là di un atroce destino devono essere ricordati. Perpetuare questa memoria nutre la speranza che, attraverso un’immedesimazione in queste vite comuni, sia possibile coltivare e diffondere la consapevolezza necessaria a riconoscere, e quindi sottrarsi al loro fascino populista, nuove discriminazioni sociali che troppo spesso certa politica cavalca in cerca di consenso.

Inserito tra i Giusti di Israele, il farmacista Tadeusz Pankiewicz – assistito dalle sue lavoranti Irena Droździkowska, Aurelia Danek-Czortowa e Helena Krywaniuk – fece del suo negozio luogo d’incontro e rifugio, contribuendo a salvare vite e a rendere ogni servizio possibile alla collettività oppressa dall’occupazione tedesca, il museo ne celebra l’esempio ribadendo la necessità senza tempo della disobbedienza davanti a leggi inique.

Didascalie immagini

  1. Cracovia, salita alla collina di Wawel dietro la cattedrale / L’ingresso di Auschwitz / Il terminal ferroviario di Birkenau
    © 2019 foto Andrea Mancaniello
  2. L’ingresso della farmacia sulla piazza / Il bancone all’ingresso col registratore di cassa / La prima stanza del museo
    © 2019 foto di Andrea Mancaniello
  3. L’aquila che dà il nome alla farmacia © 2019 foto Andrea Mancaniello / Tadeusz Pankiewicz all’epoca del ghetto / Il ghetto di Cracovia, 1941-1943. Courtesy Yad Vashem Photo Archive / Preghiera nel ghetto, 1941-1942. Courtesy Yad Vashem Photo Archive
  4. La stanza sul retro da cui si apre una via di fuga all’esterno / Frammenti di vita nei cassetti della farmacia / I curriculum vitae delle impiegate della farmacia
    © 2019 foto Andrea Mancaniello
  5. La piccola Basia Israel con un’altra bambina, ghetto di Cracovia, 1941. Courtesy United States Holocaust Memorial Museum / Bambini nel ghetto, 1941-1942. Courtesy Yad Vashem Photo Archive / Ludwik Wiesen, nato a Cracovia il 7 giugno 1938, fu ucciso con la madre durante una deportazione dal ghetto il 28 ottobre 1942. Courtesy Ghetto Fighters’ House Museum / Ragazzi nel ghetto di Cracovia, 1941-1943. Courtesy Yad Vashem Photo Archive
  6. Strade deserte nel ghetto durante un giorno di lavoro, 1941-1943. Courtesy Yad Vashem Photo Archive / Interni della farmacia, il negozio / Frammenti di vite perdute 
    © 2019 foto Andrea Mancaniello

IN COPERTINA
Apteka pod Orłem [Farmacia sotto l’Aquila] scrigno di memorie lontane
© 2019 foto Andrea Mancaniello

Apteka pod Orłem
Plac Bohaterów Getta, 18 – Cracovia, Polonia

Orari:
lunedì 10:00-14:00
da martedì a domenica 9:00-17:00

Dove e quando