… l’Arno balsamo fino
Lapo Gianni
Una botta di stocco nel zig zag
del beccaccino –
e si librano piume su uno scrìmolo
(Poi discendono là, fra sgorbiature
di rami, al freddo balsamo del fiume)
(Eugenio Montale, Alla maniera di Filippo De Pisis nell’inviargli questo libro, in Le occasioni)
La lirica che Eugenio Montale dedicò a Filippo de Pisis (Ferrara 1896 – Milano 1956) inviandogli una copia dell’appena pubblicato volume di poesia Le occasioni (1939), era un segno dell’ormai lunga consuetudine fatta di incontri, scambi epistolari, reciproche citazioni, che legava poeta e pittore-poeta ormai da venti anni, dalla visita che l’inquieto de Pisis, sempre in movimento, fece nel 1919 a Genova, dove incontrò per la prima volta Montale grazie ad amici comuni. Alla lirica montaliana de Pisis rispose con il dono di una sua tela, Natura morta con beccaccino, che aveva dipinto nel 1932.

L’intreccio fra poesia e letteratura nella vita creativa di Luigi Filippo Tibertelli de Pisis – questo il nome completo dell’artista – sarà sempre presente e indissolubile; una vocazione che si manifesta durante l’adolescenza, quando produce i primi testi poetici e allo stesso tempo prende lezioni di disegno nella città natale di Ferrara. Negli anni del liceo il giovanissimo Filippo inizia a intrattenere rapporti epistolari con artisti e scrittori, fra i quali Pascoli e D’Annunzio. A Bologna dal 1916, iscritto alla Facoltà di Lettere, scrive e pubblica intensamente; questo periodo è segnato dall’incontro con i fratelli Giorgio de Chirico e Alberto Savinio, incontro fondamentale per de Pisis, perché gli apre gli orizzonti delle avanguardie parigine e in particolare della Metafisica.

Alla fine degli anni Dieci, entra in contatto epistolare con Ardengo Soffici, esponente del Futurismo in letteratura e pittura, e con Tristan Tzara, fondatore del movimento Dada, che incontrerà personalmente quando nel 1925 si trasferirà a Parigi. Dalla frequentazione con Carrà, militare distaccato nei pressi di Ferrara durante la prima guerra mondiale, nasce l’articolo dedicato a “Carrà e de Chirico”, pubblicato nel 1918 sulla “Gazzetta Ferrarese”, a cui fa seguito una conferenza sulla pittura moderna che de Pisis tiene a Viareggio nell’estate dello stesso anno, un’appassionata difesa dell’avanguardia e del Futurismo.

Nel 1920 si stabilisce a Roma, dove Anton Giulio Bragaglia gli organizza la prima mostra. Il soggiorno romano segna per de Pisis una svolta verso la figurazione: dipinge en plein air insieme ad Armando Spadini, mentre la frequentazione dei musei romani accende il suo entusiasmo per Guercino, Poussin e Rubens, ai quali guarda come punti di riferimento. Accanto alle nature morte dipinge scene di osteria e paesaggi sia marini che montani – questi ultimi durante le vacanze estive in Cadore. Nel novembre del 1923 tiene a Roma una mostra personale che riscuote qualche apprezzamento da parte della critica, ma durante la quale non riesce a vendere nessuna delle ventiquattro opere esposte.

Parigi, dove si trasferisce nel 1925, sta vivendo un momento straordinario, crogiolo d’idee e sperimentazioni per tutti i movimenti d’avanguardia, offrendo terreno fertile per nuove avventure nel mondo della letteratura e dell’arte: è del 1924 il primo Manifesto del Surrealismo di André Breton; nelle nature morte che de Pisis dipinge negli anni parigini spesso tra gli oggetti rappresentati – e accostati secondo processi mentali che appaiono ispirati a metafisica e surrealismo – figurano “citazioni” di artisti contemporanei (la Natura morta con quadro di de Chirico) o di maestri del passato, come nella Natura morta con “Il Capriccio di Goya”.

Scrive de Pisis: “La poesia è fatta di immagini, ma dalla fantasia del poeta un oggetto che sia può equivalere a un fantasma: il reale l’irreale, nelle zone rarefatte della poesia, si incontrano e si confondono”. A Parigi l’artista esprime in pieno le sue potenzialità nella figurazione, senza comunque abbandonare mai la produzione letteraria, campo nel quale nutriva grandi ambizioni. S’incanta davanti a Delacroix, guarda a Manet e agli impressionisti come punti di partenza per l’elaborazione di un proprio compiuto linguaggio, studia con occhio attento le sperimentazioni di Matisse e dei fauves.

La sua ricca produzione di questi anni si articola tra nature morte, suggestive vedute urbane e marine fissate in un tempo sospeso, dove le sirene del Surrealismo dispiegano il loro fascinoso canto; nei ritratti esprime una profonda capacità di analisi psicologica: è il caso del Ritratto del pittore Rocchi, colto con incisivo e penetrante realismo; i soggiorni a Londra gli offrono spunti di riflessione sulle suggestioni luministiche dei quadri di Turner, con lo sfaldarsi della forma in un pulviscolo impalpabile.

Nel 1939 lo scoppio della guerra spinge de Pisis a rientrare in Italia: si stabilisce dapprima a Milano e nel 1943 – in seguito al bombardamento del suo studio – si trasferisce a Venezia, una città amata da sempre alla quale dedica numerose vedute, spaziando dal Ponte di Rialto con i monumentali palazzi affacciati sul Canal Grande agli scorci di modesti campielli e rii appartati.

Dalla fine degli anni Quaranta la salute dell’artista declina rapidamente per l’insorgere di gravi disturbi nervosi: trascorre lunghi periodi nella clinica psichiatrica Villa Fiorita vicino a Milano, dove continua a dipingere a fasi alterne, distillando il proprio stile in una semplificazione di segni sempre più sinteticamente scarni e abbreviati, con una tavolozza che riduce all’essenziale, come nella struggente Natura morta con ragnatele, del 1951. Infine, il silenzio degli ultimi anni, in cui cesserà l’attività creativa, chiudendosi a ogni contatto esterno. La morte lo coglie a Milano, in casa del fratello Francesco, il 2 aprile 1956.

Il Museo del Novecento di Milano dedica all’opera pittorica di Filippo de Pisis una rassegna monografica aperta dal 4 ottobre 2019 al 1° marzo 2020. Attraverso una novantina di opere l’esposizione percorre in senso cronologico tutti i temi della poetica dell’artista. Primeggiano le nature morte, venate dall’attrazione di sapore decadente e un po’ morboso verso il relitto, il disfacimento delle cose: dal ferro arrugginito – “In un angolo sterposo / fra ferri rossi di ruggine, barattoli e immondizie”, inizia una sua lirica – ai pesci lasciati imputridire sul tavolo dello studio, fino ai fiori appassiti e stroncati, come il Gladiolo fulminato di uno dei dipinti più celebri. Nature morte fatte di povere cose, nelle quali l’artista coglieva un significato trascendente: “Alle volte una penna di pollo, una povera penna polverosa raccolta sulla via e contemplata in un’ora di grazia, può esser stata il tocco spento per la composizione di un bel quadro, una bella natura morta, ripiena di quel segreto spirito che sa di eterno”.
Didascalie immagini
- Natura morta occidentale, 1919 – Collezione della Fondazione Cariverona
© Archivio fotografico della Fondazione Cariverona
© Filippo de Pisis by SIAE 2019 - Natura morta con il “Capriccio di Goya”, 1925 – Collezione privata
© Fotografia di Fabio Manter
© Filippo de Pisis by SIAE 2019 - I pesci sacri, 1925 – Milano, Pinacoteca di Brera
© Filippo de Pisis by SIAE 2019 - La cupola degli Invalidi e la Torre Eiffel (Paesaggio parigino), 1926 – Milano, Collezione Augusto e Francesca Giovanardi.
Foto di Alvise Aspesi
© Filippo de Pisis by SIAE 2019 - L’archeologo, 1928 – Genova, Galleria d’Arte Moderna Credits: Comune di Genova – Musei di Nervi – Galleria d’Arte Moderna
© Filippo de Pisis by SIAE 2019 - Ritratto del pittore Rocchi, 1931 – Milano, Museo del Novecento Credits: Mondadori Portfolio Electa, Luca Carrà – Museo del Novecento
© Filippo de Pisis by SIAE 2019 - Grande Natura morta, 1944 – Milano, Museo del Novecento
© Filippo de Pisis by SIAE 2019 - Ponte di Rialto, 1947 – Courtesy Galleria Tega e Farsetti Arte
© Farsetti Arte
© Filippo de Pisis by SIAE 2019 - Natura morta con ragnatele, 1951 – Firenze, Gallerie degli Uffizi- Palazzo Pitti, Galleria d’Arte Moderna
(foto Donata Brugioni)
in prima pagina: dettaglio de L’archeologo, 1928 – Genova, Galleria d’Arte Moderna
Credits: Comune di Genova – Musei di Nervi – Galleria d’Arte Moderna
© Filippo de Pisis by SIAE 2019
courtesy Uffici stampa Comune di Milano / Museo del Novecento / Electa