“Quei giochi tra le macerie sono stati la mia prima grande scuola di fantasia.”
Non disse altro, ed era sufficiente per immaginare un intero mondo aperto al suo sguardo di bambino. Un mondo dove distruzione e costruzione, gioco e tragedia, dovevano apparire indissolubilmente legati. Dove ruderi e materiale accatastato, l’informe e il distrutto, si mostravano accanto all’integro disegno di decori d’interni esposti all’aria aperta e alla luce del sole. Dove rovine da abbattere resistevano accanto a palazzi in costruzione. Un mondo fatto di cose trovate tra la polvere, dove l’improvviso bagliore di un vetro, di un frammento di specchio o il semplice spuntare di un colore acceso fra cumuli di mattoni e legni incrostati di intonaco e calce, poteva suscitare il senso di un racconto. Era il materiale stesso a conservare in sé la memoria delle sue vicissitudini, a parlare col suo proprio timbro, come per vibrazione. Più tardi, in una serie di lavori iniziata nel 1975, Icaro espose piccoli parallelepipedi di diversi materiali, i primi erano di acciaio, paraffina e gesso, sui quali aveva inciso la parola racconto e li aveva posati su grandi fogli di carta violacea ripiegata, carta da oscuramento con cui si abbuiavano le finestre durante i bombardamenti.”

(dal testo in catalogo ‘Giocavo tra le macerie’ di Elena Volpato, curatrice della mostra)


Elegante omaggio a Paolo Icaro attraverso cinquanta opere di cui alcune realizzate appositamente per l’esposizione: una delle più importanti figure dell’arte italiana degli ultimi decenni è al centro di una mostra, che racconta cinquantacinque anni di lavoro – dal 1964 al 2019 – presso la GAM di Torino fino al 1° dicembre 2019.

Nella città che ha visto gli inizi della sua storia personale e professionale è stata allestita per la prima volta – ed in uno spazio museale – una mostra che attraversa le diverse stagioni del suo lavoro sino agli esiti attuali.
Una rilettura dell’opera di Paolo Icaro che intende mostrare la continuità e l’evoluzione del pensiero poetico dell’artista attraverso i decenni: la sua particolarità stilistica, la sua costante riflessione che ininterrottamente rivede e rilegge lo spazio e la scultura, la sua piena (e personalissima) dimensione concettuale.
Un principio mistico per il quale la vita delle forme coincide con il senso del divenire, dove il mondo reale si riempie della forza vitale del tutto, dove nulla è visto nella luce asettica e atemporale del pensiero ma tutto nasce nel fluire del tempo, tutto viene alla luce del mondo dove si mescola l’universale e l’umano.
È una mostra in cui il percorso tende a muoversi in maniera circolare, dove le energie creative vanno crescendo, dove ogni granello di riflessione risuona ad anni di distanza con sviluppi di inesauribile vitalità.

Paolo Icaro è un artista entrato per la prima volta a far parte delle collezioni della GAM più di cinquant’anni fa (nel 1967) con l’opera Bicilindrica, un cemento del 1965, acquisita con il nucleo di opere del Museo Sperimentale di Eugenio Battisti. In seguito, negli anni duemila, altre sei opere di rilevante valore storico sono giunte a rappresentare la stagione dei primi anni ottanta, grazie ai fondi della Città di Torino e della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT.
Era il 1988 quando Icaro scrisse, in occasione di una mostra presso la Galleria Martano a Torino, Riflessioni. Questo l’incipit:

La scultura si rivela e viene percepita
là dove un momento drammatico del…
là dove un momento drammatico…
là dove un momento drammatico dello spirito…

La scultura è là dove un momento drammatico
si concentra in materia e il tempo si arresta.


Come si legge nel testo in catalogo di Bernard Blistène “Icaro è, a mio parere, una alternativa essenziale e radicale alla storia della scultura modernista e una delle pietre miliari determinanti di un atteggiamento critico fra arte italiana ed europea. Il suo percorso artistico così come il suo esilio americano, per due volte, sono tuttavia ambedue aspetti determinanti per elaborare su di lui una necessaria riflessione sulla dimensione molto ideologica della scultura dell’ultimo mezzo secolo e per capire che il suo intento costituisce una alternativa molto originale a modelli diventati ormai canonici.”

Riuscire a leggere l’opera di Icaro può sembrare un atto intenso e laborioso orientato alla ricerca dello spazio e della materia che lo occupa. Può anche essere, però, un gesto intimo e personale attraverso il quale scoprire che, tra le linee, le curve, la scultura e il gesso, c’è sempre lo spazio giusto per reinventare la “propria poetica”.

Didascalie immagini

  1. Paolo Icaro, Viaggio senza data, 2019, proiezione video, tondino di alluminio, dimensioni ambientali 
    (opera realizzata in occasione della mostra)
  2. Paolo Icaro, Cornice, 1982, gesso e pigmento, cm. 100x120x20, Courtesy dell’artista
  3. Paolo Icaro, Personae, 1991, Gesso e acciaio
  4. Paolo Icaro, Faceless Dark, 1987 Gesso, carbon coke / Inwards, 1985, gesso e acciaio, luogo del ramo, orizzontale, 1985 Gesso, ramo / Nido di Torino, 2019 Gesso, pigmento, vetro
  5. Paolo Icaro, Etcoetera (Square Spirals), 1978 Legno d’abete sbiancato, progressione 1, 3, 9, 1978 Legno sbiancato, chiodi di alluminio, cassa di legno / Window show, 1974, diciotto misure in gesso su due ripiani in legno sbiancato
  6. Paolo Icaro, Luogo dei punti eccentrici, 2007 Cemento e grafite / Linea di equilibrio, 2011 Acciaio armonico e granito / Esplosa, 1990 Acciaio, gesso / Lunatici, 1988 Foglio di piombo e gesso / Lunatici, 1976, secchio di acciaio zincato, gesso / Personae, 1991, gesso e acciaio

IN COPERTINA
Paolo Icaro, Viaggio senza data, 2019, proiezione video, tondino di alluminio, dimensioni ambientali
(opera realizzata in occasione della mostra)

 

GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea
Via Magenta, 31 Torino
Da martedì a domenica: 10 – 18 lunedì chiuso
Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura

Dove e quando

Evento: Paolo Icaro. Antologia/Anthology 1964-2019
  • Fino al: – 01 December, 2019