Quanto e cosa c’è dietro una fotografia?
Il peso di un ricordo; il desiderio di tornare in un posto; un modo per sentirsi parte di un luogo e con questo prendere confidenza; dare un senso e un significato a un panorama, a un oggetto, a uno sguardo. Attimi e luoghi immortalati da una camera, apparentemente privi di vita ma carichi di energia.

Certo oggi siamo molto lontani da tanta poetica ma artisti si nasce… e senza social network.
Sono passati esattamente sette anni dalla scomparsa di uno degli ultimi grandi artisti della fotografia che oggi Roma vuole celebrare con una mostra a lui interamente dedicata.
Al Palazzo delle Esposizioni fino al 13 aprile 2020 va in scena la mostra Gabriele Basilico. Metropoli, una rassegna di oltre duecentocinquanta scatti di uno dei nomi più autorevoli della fotografia contemporanea italiana e internazionale.

Milanese di nascita, classe 1944 e scomparso a febbraio 2013, Gabriele Basilico racconta – attraverso i suoi scatti di diversi formati e “creati” tra gli anni Settanta e i Duemila – Paesi e paesaggi, centri urbani e sobborghi, zone industriali e aree considerate architettonicamente mediocri.
Un percorso artistico sempre coerente e puntuale che trova il suo fil rouge nel voler rappresentare e “significare” aree metropolitane e paesaggi antropizzati, frutto non solo di uno sviluppo socio-economico ma anche di stratificazioni storiche che a quelle aree conferiscono dignità e identità ben precise.
Non solo fotografo ma – più in generale – documentarista, il tratto distintivo di Basilico è il suo astenersi dal giudizio: pacatezza e imparzialità nel raccontare i fatti, le crisi e le trasformazioni senza mai andare alla ricerca di artifici scenici o prospettici; una narrazione non di ricercati scorci ma di evidenze preponderanti ritratte però con assoluto equilibrio con la sua polaroid.

A questo architetto di professione ma narratore visuale per vocazione, è dedicato il percorso espositivo che divide il suo lavoro in cinque grandi sezioni con alcune delle sue immagini proposte per la prima volta al pubblico.
Si parte da “Milano. Ritratti di fabbriche 1978-1980”, il primo importante progetto realizzato da Basilico che della sua città iniziò a osservarne e studiarne i margini e la periferia in continua trasformazione. Già da qui si delinea il suo “stile” compositivo dove a parlare sono spazi avvolti da silenzi, nessuna presenza umana ma la sola luce a dar vita alle geometrie urbane.
Capannoni e magazzini artigianali con la giusta luce acquistano quasi una materia diversa, diventano quasi dipinti sulla carta fotografica.
Ci sono poi le “Sezioni del paesaggio italiano” con frammenti di Como, Treviso, Venezia, Rimini e Riccione, Firenze, Pistoia, Napoli, Caserta, Gioia Tauro e Siderno: un’indagine sul nostro Paese suddiviso in sei itinerari realizzata nel 1996 in collaborazione con Stefano Boeri e presentata alla Biennale Architettura di Venezia.

Nella sezione “Beirut” sono protagoniste le due campagne fotografiche – per la prima volta esposte insieme – realizzate nel 1991 in bianco e nero e nel 2011 a colori, la prima alla fine di una lunga guerra durata oltre quindici anni, la seconda per raccontarne la ricostruzione.
Qui c’è la massima espressione della sua ricerca: un’osservazione quasi passiva e oggettiva del paesaggio che, attraverso l’immagine fotografica, Basilico cerca di riportare nella pellicola caricandolo della sua personale dimensione percettiva. Non uno sguardo veloce ma un’attenta analisi del presente in cui ha luogo l’azione per conferirgli un significato attraverso ciò che lo circonda.
Un approccio concreto ma empatico allo stesso tempo, di rispetto dei luoghi e della loro natura, belli o brutti ma pur sempre degni di essere riconosciuti perché in grado di destare la nostra curiosità e richiamare il nostro sguardo.
Soggetti senz’anima ma che ci parlano e ci raccontano di un periodo, di uno stile, di un gusto, di un passato che è ancora presente.

E per ultime “Le città del mondo” – un viaggio nel tempo e nei luoghi da Palermo, Bari, Napoli, Genova e Milano sino a Istanbul, Gerusalemme, Shanghai, Mosca, New York, Rio de Janeiro e molte altre ancora – e “Roma”, la città nella quale Basilico ha lavorato a più riprese, sviluppando progetti sempre diversi fino al 2010, in occasione di una stimolante quanto impegnativa messa a confronto tra la città contemporanea e le settecentesche incisioni di Giovambattista Piranesi.
Tutto ritratto col massimo dell’equilibrio in cui l’artificio della veduta è quasi ridotto a zero. A parlare è il luogo stesso che ci suggerisce dove stare e da dove vuole essere guardato.

Palermo, Barcellona, Madrid, Lisbona, Parigi, Berlino, Buenos Aires, Gerusalemme, Londra, Boston, Tel Aviv, Istanbul, Rio de Janeiro, San Francisco, New York, Shanghai, accostate secondo analogie e differenze, assonanze e dissonanze, punti di vista diversi nel modo di interpretare e di mettere in relazione lo spazio costruito.
Con un approccio coraggioso e per nulla ipocrita, Basilico ritrae il vero volto dei vari contesti urbani che visita e fa suoi, volando tra costruzioni ammassate e posizionate senza una logica evidente che fanno talvolta da quinta a svettanti grattacieli che portano a ragionare sulla trasformazione del luogo, con miriadi di stratificazioni prospettiche, luci e altezze.

Carico di quella pazienza indispensabile per i fotografi di architettura, Gabriele Basilico “legge” la città e le sue architetture, non fotografa le persone ma sempre e solo lo spazio costruito. Attraverso uno sguardo indagatore ma allo stesso tempo empatico guarda soprattutto alle situazioni architettonicamente medie, quotidiane e reali che accomunano tutte le città a qualsiasi latitudine.
Perché la città odierna è questa, un fenomeno inclusivo di bellezza e mediocrità, specchio di un continuo divenire storico e sociale.
Belle o brutte che siano, le composizioni urbane sono il suo oggetto del desiderio perché tra i monumenti e le architetture di valore storico conclamato ci si trovano anche quelle contemporanee, paesaggi urbani che nessuno vuol vedere o capire ma che sono ormai preponderanti nelle nostre città. Elementi orridi che, se osservati con attenzione, sono un po’ meno terrificanti o, comunque, degni di essere riconosciuti proprio in virtù di una bellezza che forse non hanno mai avuto.

La mostra Gabriele Basilico. Metropoli, a cura di Giovanna Calvenzi e Filippo Maggia, è promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale e dall’Azienda Speciale Palaexpo ed è realizzata in collaborazione con l’Archivio Gabriele Basilico.
Didascalie immagini
- Gabriele Basilico, Milano Porta nuova, 2012
© Archivio Gabriele Basilico - Gabriele Basilico, Milano ritratti di fabbriche 1978-80
© Archivio Gabriele Basilico - Gabriele Basilico, Milano ritratti di fabbriche 1978-80
© Archivio Gabriele Basilico - Gabriele Basilico, Parigi, 1997
© Archivio Gabriele Basilico /
Gabriele Basilico, San Francisco, 2007
© Archivio Gabriele Basilico - Gabriele Basilico, Madrid, 1993
© Archivio Gabriele Basilico /
Gabriele Basilico, Porto, 1995
© Archivio Gabriele Basilico - Gabriele Basilico, Gerusalemme, 2006
© Archivio Gabriele Basilico /
Gabriele Basilico, Roma, 2007
© Archivio Gabriele Basilico - Gabriele Basilico, Istanbul, 2005
© Archivio Gabriele Basilico /
Gabriele Basilico, Mosca, 2007
© Archivio Gabriele Basilico - Gabriele Basilico, Roma, 2007
© Archivio Gabriele Basilico
IN COPERTINA
Gabriele Basilico, Mosca, 2007
© Archivio Gabriele Basilico
[particolare]
Informazioni Sede
Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale 194 – 00184 Roma
Orari
domenica, martedì, mercoledì e giovedì: dalle 10.00 alle 20.00 venerdì e sabato: dalle 10.00 alle 22.30
lunedì chiuso
Dove e quando
Evento: Gabriele Basilico. Metropoli
- Fino al: – 13 April, 2020
- Sito web