Tabù – In etnologia e in storia delle religioni, interdizione o divieto sacrale di avere contatto con determinate persone, di frequentare certi luoghi, di cibarsi di alcuni alimenti, di pronunciare determinate parole, e sim., imposti per motivi di rispetto, per ragioni rituali, igieniche, di decenza o per altri motivi…

Adesso, al di là di qualsiasi tipo di definizione si possa dare alla suddetta parola e lontano dal voler inciampare in bassi populismi o moralismi, nella società di oggi che senso avrebbe appellarsi al sacro in merito a un divieto di avvicinarsi a qualcuno?
Vuol dire che – nel distacco – qualcuno è più sacro di altri? O forse, al contrario, sacro dovrebbe essere proprio l’avvicinarsi? E poi, definire un qualcuno o un qualcosa “sacro” non determina forse una distanza, una differenza, un gap tra ciò che noi siamo e l’altro?

E ancora, cosa o chi è altro rispetto a chi? Cosa o chi è l’”altro che merita tale rispetto quasi unilaterale?
Quindi: non sarà forse a causa di tali definizioni che nella storia si sono acuiti e cristallizzati pensieri, comportamenti e atteggiamenti che oggi hanno aumentato distanze e creato differenze di ogni tipo, al netto di giochi di potere?

Probabilmente oggi l’andare contro tendenza rispetto a quanto finora è stato ormai interiorizzato potrebbe quasi risultare anacronistico, al limite del “sovversivo” o semplicemente da illusi sognatori…ma c’è anche chi continua sempre a provarci.

Diversamente abile, handicappato o portatore di handicap; inclusione e accettazione; emarginazione e “attenzione”: tutti termini banditi – almeno nel loro uso etimologico – nel progetto di Armanda Salvucci intitolato Sensuability, nato nel 2016 quando una famosa regista pubblicò un annuncio in cui cercava “un nano che facesse tenerezza”.
Armanda, affetta da acondroplasia che colpisce lo sviluppo scheletrico, da 4 anni ha alzato la testa con orgoglio e intelligenza, cercando di sganciarsi non tanto dalla sua fisicità quanto più da quello che la sua condizione ispira nell’immaginario collettivo: la tenerezza.
Altro che tenerezza!

Sessualità, fantasia, desiderio sono esigenze vitali di tutti come bere l’acqua, dormire, mangiare.
Fare l’amore. Se non ti ha detto niente la mamma… Te lo diciamo noi!

Oggi, e fino al 22 marzo, la Casa del Cinema di Roma ospita la mostra “Sensuability. Ti ha detto niente la mamma?” realizzata dall’Associazione Nessunotocchimario (della quale la Salvucci è Presidente) e con il patrocinio del Comicon.
Protagonisti dell’esposizione sono corpi imperfetti ma estremamente sensuali, che esprimono la bellezza e la potenza della loro natura, nell’ideale di far emergere una cultura nuova e senza pregiudizi, libera, capace di ironia e leggerezza anche su temi considerati intoccabili come il rapporto tra il sesso e la disabilità.

Il tutto parte proprio dalla seconda edizione del concorso Sensuability & Comics – quest’anno in una special edition dal titolo “Francamente me ne infischio” – culminato il 14 febbraio con la premiazione di tavole e illustrazioni aventi come tema scene ispirate ai grandi film d’autore ma riprodotte in chiave ironica e, soprattutto, ricche di rimandi a qualsiasi forma di disabilità, visibile o meno, in modo leggero e umoristico.
Tre donne sul podio: prima Anna Peroni con Lilli e il Vagabondo; seconda Claudia Pasquini con Titanic; terza Martina Dorescenzi con A qualcuno piace caldo.

Come spiega la Salvucci, l’edizione di quest’anno “Francamente me ne infischio!” strizza l’occhio al cinema riprendendo l’epica frase del film Via col Vento e vuole essere “un grido liberatorio, un invito a piacersi, a essere sensuali, a vivere la sessualità oltre i pregiudizi, oltre l’ossessione di corpi perfetti e performanti. La sfida contro gli stereotipi legati a disabilità e sessualità, per questa nuova edizione, si fa ancora più ambiziosa e tocca proprio la decima arte.”

Una mostra di fumetti, quindi, alla quale hanno scelto di contribuire grandi artisti come Milo Manara, Fabio Magnasciutti, Frida Castelli, Stefania Infante, Pietro Vanessi, Frad, Andy Ventura, Stefano Tartarotti e tanti altri.

Fin dalla sua originalissima presentazione al pubblico – avvenuta su un grande letto matrimoniale dal quale Armanda Salvucci, insieme al regista Giovanni Lupi e alla presenza del vignettista Vanessi, ha spiegato le ragioni fondanti del progetto – la mostra “più spudorata dell’anno” rappresenta un invito ad abbattere qualsiasi tipo di stereotipo, ad affrontare temi che solitamente si evitano o che alcuni pensano non possano quasi nemmeno esistere, a liberarsi dai propri tabù anche in ambito sessuale, a non essere miopi ma progredire nell’evoluzione del pensiero.

Come spiega ancora la curatrice della mostra “Io non voglio essere una super eroina, i supereroi sono distanti, sono perfetti non ti ci puoi avvicinare. Io invece voglio essere toccata, avvicinata, non voglio dover sublimare il mio corpo che c’è, esiste, e non voglio nasconderlo. Bisogna ripensare anche il linguaggio… Io non mi sento diversamente abile. Non è che non sono capace di essere alta, io non posso essere alta. Io non voglio essere inclusa, io abito il mondo come tutti. Signori stiamo parlando di sessualità e per fortuna, quando entra in ballo la chimica, i pregiudizi dovrebbero andare a farsi friggere…Disabilità non fa rima con castità.”

Quindi una lotta a suon di scherno contro tutti quei pregiudizi per i quali la disabilità è sinonimo di essere asessuato, quasi un angelo o un bambino che non può che anelare a una carezza senza poter ambire a nulla di più. Scardinare le convinzioni attraverso un nuovo linguaggio che comprenda tutte le forme artistiche ma soprattutto inventando un nuovo immaginario sulla disabilità.
È così che la Salvucci sceglie di parlare al pubblico e vuole essere presentata, attraverso le sue sensazioni, la normalità di una condizione e la naturalezza di un istinto perché, mettendo la tenerezza da parte, tutto appare molto più semplice di quel che è.

“Fare cultura sulla disabilità e diversità – dice la Salvucci – è ancora necessario. Non siamo i soli a parlare di disabilità, ma siamo fra i pochi a presentare le persone con disabilità per quello che sono, senza i filtri del paternalismo, del buonismo, della beatificazione. Ecco perché affrontiamo anche temi considerati tabù come la sessualità e l’eros disgiunti dall’Amore con la “A” maiuscola, vissuti fra persone maggiorenni e consenzienti. Il nostro obiettivo è passare dall’“ancora” al “non più”.”

Un progetto seducente e ambizioso, che tende la mano a tutti nel voler accompagnare verso una nuova percezione dei corpi, dei sentimenti e delle inclinazioni; verso una rielaborare l’idea della disabilità a favore di un nuovo immaginario erotico.
Oltre al concorso e alla mostra, in programma anche un film – già presentato con un tagliente e ironico trailer e in cerca di “benefattori” che aiutino economicamente nella realizzazione dello stesso – e una mostra fotografica per poter avvicinare sempre di più i giovani al tema, oltre a un progetto di sportello di ascolto sia per i singoli con disabilità che per le famiglie che spesso si trovano sole ad affrontare alcune criticità.

Siamo vittime inconsapevoli di noi stessi, di schemi preconcetti, di idee quasi dogmatiche. Ma se ci fermiamo un attimo a pensare, tutti i “normodotati” siamo appartenuti (in un modo o in un altro) alla categoria/stereotipo di disabile, con le nostre paure e incertezze, prima di sperimentarci nel rapporto con qualcuno o forgiare il nostro corpo con estenuanti ore in palestra, dal chirurgo o alla ricerca di creme miracolose che ci facciano sentire più giovani, prestanti e meno diversi da come la società oggi ci vorrebbe.

La prima volta siamo tutti disabili.
Il piacere fisico aumenta quando ci si libera dall’idea di normalità
che abbiamo nella vita non sessuale.
(Armanda Salvucci)

Didascalie immagini

  1. Alessio Atrei, Jessica Rabbit
  2. Conferenza stampa della mostra “Sensuability. Ti ha detto niente la mamma?”.
    Relatori Armanda Salvucci e il regista Giovanni Lupi
  3. Anna Peroni, Lilli e il Vagabondo.
    Primo classificato del concorso Sensuability & Comics
  4. Claudia Pasquini, Titanic.
    Secondo classificato del concorso Sensuability & Comics
  5. Martina Dorescenzi, A qualcuno piace caldo.
    Terzo classificato del concorso Sensuability & Comics
  6. Allestimento della mostra “Sensuability. Ti ha detto niente la mamma?”
  7. Marco Gava Gavagnin, Shining – Narrow doors Hotel
  8. Armanda Salvucci durante le riprese del cortometraggio

IN COPERTINA
Anna Peroni, Lilli e il Vagabondo.
Primo classificato del concorso Sensuability & Comics
[particolare]

Prorogata al 22 marzo 2020

Dove e quando

Evento: Sensuability. Ti ha detto niente la mamma?
  • Fino al: – 22 March, 2020