“E tu come lo sai che il liutaio era tedesco?”
“Lo so e basta. Si vede. Guarda le punte, il modo in cui la linea rientra sui bordi, la posizione delle effe. È
per forza di cose un artigiano che ha imparato il mestiere in Baviera”
Ha tutti i connotati di un giallo d’altri tempi il nuovo libro di Philipp Blom, Un viaggio italiano. Storia di una passione nell’Europa del Settecento, appena pubblicato da Marsilio. Gli ingredienti ci sono tutti: uno storico e musicista appassionato, un violino orfano di padre e uno specialista che ha gli strumenti (è proprio il caso di dirlo) per indirizzare l’indagine sulla pista giusta. Inizia così un viaggio che parte da Füssen, nella Baviera meridionale, luogo in cui per secoli centinaia di liutai hanno iniziato la loro avventura emigrando poi in tutta Europa, e arriva in Italia, seguendo le tracce del nostro, che chiameremo Hanns, ragazzino nella Germania che ha da poco faticosamente archiviato la guerra dei trent’anni e pronto ad affrontare “il più grande viaggio della sua vita”. Assieme ad Hanns e allo storico che si porta (quasi) sempre appresso il suo violino ripercorriamo una fetta della storia d’Europa d’allora, fatta di guerre, lunghi viaggi tra le Alpi e Milano, Vienna e Venezia, commerci avventurosi, ma anche della musica di Bach, Mozart e Vivaldi; una sorta di Grand Tour dell’anima, insomma, e delle idee. Un’indagine che ci mostra come la curiosità è sempre il motore primario del viaggio, reale o del pensiero.
Philipp Blom
Un viaggio italiano. Storia di una passione nell’Europa del Settecento
pp. 320
Marsilio Editori