Quest’anno la Festa della Repubblica assume un valore ancora più significativo per tutto quello che stiamo affrontando così, per oggi, abbiamo deciso di parlare di Bergamo segnalando un’operazione di solidarietà attraverso l’arte.
New York e Bergamo, centri della pandemia dei rispettivi Paesi, guardano al futuro insieme divenendo simbolo di ripartenza con il prestito che The Metropolitan Museum of Art di New York ha concesso all’Accademia Carrara e accogliere il pubblico con una sorpresa: I musici di Caravaggio.
L’opera è esposta all’interno del percorso museale, nello storico palazzo sede dell’Accademia Carrara, con un allestimento studiato appositamente nella sala dedicata alla pittura del Seicento affiancata da opere di cultura caravaggesca.
Il rientro negli Stati Uniti del capolavoro – in prestito per la mostra dedicata a Simone Peterzano – era previsto subito dopo la conclusione del 17 maggio, ma l’esposizione non ha potuto però essere vista, a causa emergenza sanitaria, se non nei primi venti giorni di apertura, Per questo, e per il rapporto di stima e vicinanza che da sempre lega le due istituzioni, la direzione del MET ha permesso il permanere in Italia fino al 31 agosto.
Maria Cristina Rodeschini, Direttrice Accademia Carrara, ha dichiarato: “Esporre l’opera di un grande artista italiano, come Caravaggio, popolare in tutto il mondo per la sua capacità di coinvolgere e di conquistare, ieri come oggi, vuole dire richiamare l’attenzione sull’importanza del ruolo della cultura attraverso la quale riconoscere la propria identità, superare le
difficoltà e riaprirsi al mondo
.”

“La cultura è solidarietà di pensiero e di pratiche, lo deve essere, per poter permettere una ripartenza condivisa, per poter costruire un futuro migliore” ha sottolineato Giorgio Gori, sindaco di Bergamo e presidente di Fondazione Accademia Carrara in un sentito ringraziamento a Daniel Weiss, presidente The Metropolitan Museum of Art e a tutte le persone che hanno permesso, tramite questo prestito, di sentirsi tanto vicini.
La generosità passa da piccoli e grandi gesti e quando proviene dalle istituzioni diventa esempio e guida. Questa notizia giunge pressoché in concomitanza con la candidatura di Bergamo e Brescia a Capitale della Cultura 2023, ennesimo segno di una direzione intrapresa che dà senso a una comunità ed è un forte segnale di fiducia. Bergamo, ora anche con Caravaggio, aspetta i visitatori. 

Per organizzare la visita ricordiamo che:
Il pubblico potrà visitare, oltre a Caravaggio, la collezione permanente del museo e la mostra “Il suono del becco del picchio” di Antonio Rovaldi, ospitata in Ala Vitali, un progetto GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo.
Per agevolare l’ingresso in museo, necessariamente contingentato, è possibile prenotare la propria visita tramite prevendita on line o telefonando al numero +39 328 1721727 oppure scrivendo a prenotazioni@lacarrara.it

 

Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio
(Milano, 1571 – Porto Ercole 1610)
I musici, 1597  cm. 92×118,5
New York, The Metropolitan Museum of Art

 

Scheda dal catalogo  pp. 256-259 Peterzano, Skira 2020 a cura di Simone Facchinetti, Francesco Frangi, Paolo Plebani, M. Cristina Rodeschini

  • Giovanni Baglione (1642, p. 136) restituisce il contesto in cui il dipinto di Caravaggio fu concepito: “Fu conosciuto dal Cardinal Del Monte, il quale per dilettarsi assai della pittura, se lo prese in casa e havendo parte e provisione piglio animo, e credito, e dipinse per il Cardinale una musica di alcuni giovani ritratti dal naturale, assai bene”. Gli fa eco Bellori (1672, p. 204): “Dipinse per questo signore una musica di giovani ritratti dal naturale in mezze figure”. Nelle Considerazioni sulla pittura Giulio Mancini tace invece del dipinto e del suo committente, ma le lettere scambiate nel 1615 con il fratello Deifebo (Maccherini 1997, pp. 79-80, 86, doc. 33) costituiscono la più precoce attestazione del successo dell’opera. In esse infatti il medico senese narra l’escamotage architettato per ottenere una copia del dipinto nella fortunata occasione in cui lo stesso cardinale proprietario lo faceva copiare per un “principe tramontano” (sulla possibile identificazione del personaggio con il principe polacco, futuro Ladislao IV, si veda Maccherini 1997, pp. 79-80; e con Stanislao Poniatowski, in particolare Paganelli 2013, pp. 88-89). All’altezza del 1615 esistevano dunque già due copie accertate della tela. Il dipinto compare inoltre nell’inventario post mortem dei beni appartenuti al Del Monte nel 1627 (Frommel 1971, p. 35). Esso venne alienato l’8 maggio 1628 (Kirwin 1971, pp. 53 e 55) a monsignor Prospero Fagnani che agiva verosimilmente per conto dei Barberini (Lorizzo 2006, pp. 57-58, 107). Nel 1638 l’opera aveva già lasciato l’Italia e si trovava a Parigi nella collezione del maresciallo de Crequy, ambasciatore di Luigi XIV a Roma, dove risiedette dal 1633 al 1634 (Boyer, Volf 1988, p. 31, cat. CXIX). All’epoca il quadro e registrato con un diverso supporto: tavola anzichè tela. Passò poi nella raccolta di Richelieu (1643) e quindi in quella della nipote Marie Wignerod de Pontcourlay, duchessa d’Aiguillon (1675) il cui inventario spiega il cambio di supporto: “peint sur toille colle sur bois” (Boyer, Volf 1988, p. 31, cat. CXIX). Si trattò probabilmente di un espediente per tutelare la conservazione del dipinto, che rese però la tela estremamente fragile, e in effetti lo stato di conservazione ne fu piuttosto compromesso. Modernamente l’opera venne pubblicata da Mahon (1952 ca, in particolare pp. 3-18, 19, e 1952b) che la identificava con il quadro già di proprietà Del Monte, su segnalazione di David Carritt che la vide nella collezione di William Glossop Thwaytes da cui subito dopo entro per acquisto nel Metropolitan Museum. Twaytes era entrato in possesso del dipinto tramite un mercante, Joe Cookson, dalla famiglia di David Burns che lo possedeva dal 1920 (M. Gregori, in The Age of Caravaggio 1985, p. 234). Come documentato dalle fonti, la “Musica” fu probabilmente la prima opera eseguita da Caravaggio per esplicita volontà del cardinale Francesco Maria Del Monte (1549-1626), che lo accolse in casa sua (palazzo Madama) intorno alla primavera del 1597, e va dunque datata entro lo scadere di quell’anno. Di grande interesse e il profilo di eccezionale musicofilo del cardinale recentemente ricostruito da Domenico Antonio D’Alessandro (2018), che ha anche individuato lo stretto legame tra Del Monte e un altro fine amatore, il cardinale Alessandro Peretti Montalto. È evidente che i dipinti a tema musicale realizzati dal giovane Merisi nacquero sullo sfondo dei trattenimenti e delle esecuzioni organizzate dai due colti prelati. Dall’appena rinvenuta biografia di Caravaggio redatta da Gaspare Celio (Gandolfi 2018) apprendiamo due notizie di estremo interesse anche per il nostro dipinto. Celio sostiene infatti di aver ospitato per un periodo Caravaggio che in quel mentre avrebbe eseguito il Suonatore di liuto, mentre afferma che fu Prospero Orsi a introdurre il giovane Michelangelo presso il Del Monte che in quel momento stava cercando un copista. Alla luce della ricostruzione della stringente amicizia tra Del Monte e Montalto, e del fatto che Orsi aveva già probabilmente introdotto Caravaggio a un altro suo accorto mecenate, il banchiere Ottavio Costa (Terzaghi 2007, p. 70), mi pare più che plausibile ipotizzare ora che le cose si misero proprio in questo modo. A D’Alessandro (2018, pp. 60-61) si deve anche la corretta decifrazione della partitura della musica che i giovani si accingono a suonare e forse a cantare, giacchè il liutista che accorda lo strumento in primo piano ha le labbra schiuse come se stesse per emettere un suono. Si tratta del brano Ben può di sua ruina incluso nel primo libro di madrigali a sei voci pubblicato dal napoletano Pompeo Stabile, musico favorito per l’appunto dal cardinal Montalto. Il testo e di Jacopo Sannazzaro Icaro cadde qui queste onde il sanno, pubblicato nel 1530. Le letture iconologiche susseguitesi nel tempo devono ora fare i conti con il messaggio dolceamaro dei versi: “Ben può di sua ruina esser contento; / s’al ciel volando a guisa di colomba, / per troppo ardir fu / esanimato e spento: / ed or del nome suo tutto rimbomba / un VI.4 258 259 mar si spazioso, un elemento: / chi ebbe al mondo mai si larga tomba?”. Ma come accordare il tema del madrigale alla presenza di Eros e dell’uva sulla sinistra? Da questo punto di vista la tela offre un saggio magistrale del procedimento compositivo del giovane Caravaggio a Roma. Egli reinventa infatti iconografie che gli erano già note grazie a opere conosciute di area lombardo-veneta, in questo caso in particolare i Concerti e le Suonatrici di Simone Peterzano (Terzaghi 2015 e 2017b), ma forse anche le perdute “quattro figure che cantano la musica” realizzate da Giovanni Ambrogio Figino (Pavesi 2017, SZ20, con bibliografia precedente), fonti chiaramente identificabili appunto grazie alla costante  presenza del Cupido alato che compare in tutti i quadri di Peterzano. Caravaggio dunque coniuga in modo mirabile l’elemento allegorico a quello naturalistico dettagliato dal verismo del brano musicale e dalla connotazione ritrattistica dei personaggi, tra cui lo stesso Caravaggio, forse passando per le rappresentazioni e i trattenimenti eseguiti in casa Del Monte o Montalto dove i musici venivano abbigliati all’antica proprio come in questo dipinto. L’esplicitarsi dell’elemento allegorico lascia intendere che siamo di fronte a una delle prime opere del Merisi, quando ancora l’artista si sentiva in dovere di strizzare l’occhio all’intellettualismo di certi ambienti romani. Successivamente il pittore non avrà piu bisogno di simili ammiccamenti che lasceranno il posto al solo (ma mai mero) dato naturalistico. (Maria Cristina Terzaghi)

Dove e quando

Evento: Accademia Carrara – piazza Giacomo Carrara, 82 – Bergamo