“A volte, ho la sensazione che viviamo in un’epoca nella quale il risentimento occupa,
nell’ambito di un’ipotetica competizione tra le emozioni, il più alto gradino del podio.”
Toni Baldi
A Merano Arte è ancora in scena la mostra Risentimento/R
essentiment – frutto della collaborazione tra Kunst Meran | Merano Arte, l’associazione ed ensemble di archi Conductus e la casa editrice Alpha Beta – che, nonostante la chiusura forzata a causa del Covid-19, è stata resa fruibile grazie a numerose attività pensate dal museo tramite approfondimenti online, visite guidate su Zoom, workshop e anche un videogioco.
L’esposizione, in programma fino al 23 agosto (sarebbe terminata il 14 giugno), materializza attraverso forme, performance e parole il “risentimento”, uno stato d’animo dall’accezione perlopiù negativa ma molto comune e tipico del nostro tempo.
Se da una parte il risentimento connota un approccio intimo e personale nei confronti dell’altro, della vita, delle cose e – a volte – di se stessi, dall’altra assume una valenza più allargata, quasi sociale e politica.
Tredici artisti contemporanei internazionali – chiamati dalla curatrice Christiane Rekade – sono stati invitati a reinterpretare il risentimento e lo fanno in chiave positiva: che sia attraverso un velato humor o in poesia, mostrando il loro coinvolgimento politico o celando il tutto dietro la bellezza dell’arte figurativa o performativa, lo fanno tutti in maniera personale cercando di far emergere vari spunti di riflessione che portino a una via di uscita, a un’alternativa meno astiosa rispetto allo sperimentare un sentimento tanto negativo.

In mostra si viene accolti da opere di autori fortemente impegnati nel sociale che vogliono portare il visitatore a una riflessione su usi e asservimento politico del risentimento e a questi replicano con una visione critica sul presente.
È il caso del fotografo tedesco Wolfgang Tillmans che, coi suoi poster dedicati a quel tipo di risentimento che scaturisce ad esempio da piani di isolamento, risponde col suo impegno sociale realizzando diverse campagne (come quella concepita per osteggiare la Brexit).
Accanto a lui l’italiana Francesca Grilli e le sue sculture ci parlano del fenomeno migratorio contemporaneo: l’artista mette in scena tracce di passato di una presenza umana (attraverso oggetti quotidiani e monili come una saponetta, uno spazzolino o un capo di biancheria) usurate ma rese immortali nella forma del bronzo. Sculture ma non solo: con The forgetting of air, performers di varie etnie condividono col pubblico il loro respiro, l’atto di vita essenziale per eccellenza.

Sempre nella sfera del sociale si inserisce Riccardo Previdi col suo concetto di appartenenza in Tavoli – Fun with Flags, un’ideale cartina politica del mondo in cui bandiere di stati confinanti – attualmente in guerra o interessati da conflitti in passato – sono stampate e sovrapposte su dei tavoli, alterandone quindi simboli, colori e valori. A far da cornice all’installazione troviamo “LaLaLaLaLaLa”, una scritta murale che rievoca la provocazione di chi, disinteressato ad ascoltare il proprio interlocutore, cerca di prevalere sull’altro urlando parole e suoni privi di senso.
Abbandonando la sfera politica si passa al confronto tra il pensiero e lo spazio – quest’ultimo inteso sia in accezione pubblica che privata – perché proprio qui molto spesso nascono forme di alienazione, separazione ed esclusione che fanno da sostrato alla nascita del rancore e del risentimento.
A fare da ponte alle due sezioni è il binomio realtà sociale/attivismo politico che interessa invece Raul Walch che in mostra propone una serie di Mobiles, sculture semoventi sospese, dalle forme di aquiloni e composte da materiale recuperato soprattutto presso l’Ufficio oggetti smarriti di Merano: un invito a riflettere sul delicato equilibrio della giustizia sociale.

Il risentimento acquista quindi un valore più intimo, entra sempre più nella sfera personale, si lega al vissuto dell’artista che potrebbe essere ciascuno di noi con la propria esperienza, ma che a Merano si estrinseca nei vari linguaggi del fare artistico.
Incontriamo allora la svedese Klara Lidèn che inserisce se stessa in Grounding, un video in cui cammina per le strade di Manhattan cadendo e rialzandosi ripetutamente. Una scena al limite del fantozziano, buffa e quasi comica, ma che testimonia il faticoso tentativo di riprendersi da un fallimento per poi fallire ancora. Una ridefinizione dello spazio – sia domestico che urbano – che attraverso i gesti destabilizzanti dell’artista viene stravolto per permettere all’individuo di potersene riappropriare.
Gioca più sul sentimento dell’angoscia che il risentimento può provocare Monika Sosnowska, maestra nella progettazione di installazioni dagli ambienti insoluti, che a Merano Arte propone Irregular room, un labirinto senza uscita, un circolo vizioso che costringe lo spettatore a sperimentare la mancanza, la limitazione fisica che diventa psichica e dalla quale spesso nasce il risentimento. L’altro lato della medaglia? Un invito a non darsi per vinti, a pensare, a ragionare e a trovare altre infinite e possibili vie d’uscita.
Al letterario si rifà Massimo Grimaldi coi suoi Comulbo Texts, un omaggio a Peter Falk (interprete del leggendario ispettore Colombo) che raccontano la scomparsa di un amore. I Texts dell’artista tarantino (come i cartelloni di Tillmans) utilizzano lo spazio pubblico ma lo ridefiniscono in chiave privata e poetica, entrano a volte nel sociale e nel politico.
Pura dimensione personale è quella presente nei dipinti di Barbara Tavella: colori e ripetizioni sono la sua firma; sovrapposizioni di pennellate generano una continua ridefinizione dell’immagine; ripetizione di un gesto ma anche di una sensazione. Da qui l’identificarsi col tema della mostra, col risentimento che diventa ri-sentimento, un sentimento continuamente reiterato. La Tavella tende con le sue opere a dare un punto a questo ciclo continuo, anelando a una guarigione che giunge solo nel momento in cui – solo attraverso le varie sovrapposizioni – nascerà una nuova figura, una rielaborazione, un nuovo sentimento.

Attraverso la pittura si esprimono anche Teodora Axente col suo Senza titolo e Christian Niccoli. Quest’ultimo mette su carta un vissuto intimo e personale con disegni quasi surreali che trasmettono spesso un forte senso di ansia. Perlopiù autoritratti che – per la prima volta a Merano – raccontano l’artista in chiave autoironica, riflettono sue proprie tensioni interiori e lo raccontano in varie situazioni.
Una dimensione poetica, spesso tragicomica, caratterizza i lavori di Gernot Wieland che in mostra presenta il modello in scala di un’enorme installazione che a caratteri cubitali in cemento riproduce la scritta “Deutscher Humor” (l’idea originale la vuole di ventidue metri), destinata a uno spazio pubblico. Raccontate nelle sue installazioni anche vicende autobiografiche e storiche, reali e immaginate in cui il suo vissuto si scontra con l’esperienza più sociale.

Chiudono il percorso di mostra due donne: Liesl Raff e la sua esperienza personale con Transitional Space, una sorta di rifugio con un tetto di lattice e palme, un luogo sicuro ma anche di cambiamento, di cura, di presa di coscienza. Lungo le pareti perimetrali della sala un rotolo di paglia, Corn Dolly, rimanda a un passato “propiziatorio” e alle figure realizzate con questo materiale in tutta Europa come simboli di fertilità.
La seconda e ultima è invece Beatrice Volpi con la sua idea di “cura”: terapeuta specializzata in respiro, voce, canto e ipnosi presenta Per-Dono e invita a “entrare nella stanza del risentimento” e a vivere un’intensa esperienza sensoriale capace di portare a un nuovo inizio, a uscire dal circolo vizioso che il risentimento innesca attraverso una propria “stanza del perdono”.
Questa meditazione rende possibile sperimentare l’aspetto più intimo di questo sentimento che costituisce uno dei fattori su cui continua a basarsi la nostra società.

Dopo il lockdown, anche l’attività di Kunst Meran | Merano Arte è ripartita in tutta sicurezza e anche l’allestimento della mostra è stato ripensato attraverso pannelli e sistemi audio che permettano un ascolto individuale dal proprio smartphone o anche, successivamente, da casa propria.
E come se non bastasse, già in quarantena, l’artista Hannes Egger ha progettato il videogioco “jump and run” volto a rendere accessibile e “percorribile” lo spazio espositivo. Impegnato nella raccolta di monetine, il protagonista del gioco si imbatte nelle opere presenti in mostra, accompagnate da testi esplicativi in italiano e tedesco.
Didascalie immagini
- Wolfgang Tillmans, Anti-Brexit Campaign, 2016
Courtesy the artist - Francesca Grilli, The Forgetting of Air, 2016
© Fondazione Teatro Metastasio di Prato. Photo: Simone Ridi - Raul Walch, Azimut, 2018
Courtesy the artist - Barbara Tavella, Senza titolo / Ohne Titel, 2016
Courtesy the artist - Christian Niccoli, Autoritratto, 2019
Courtesy the artist - Gernot Wieland, fotogramma dal film Thievery and Songs, 2016
Courtesy the artist - Liesl Raff, Retreat, 2019 Exhibition view: Cäcilia Brown, Christoph Meier, Liesl Raff, curated by Peter Pakesch, Nicolas Krupp, Basel / CH, 2019
IN COPERTINA
Gernot Wieland, fotogramma dal film, Thievery and Songs, 2016
Courtesy the artist
[particolare]
Orari
Dal martedì al sabato 10.00 – 18.00
Domenica e festivi: 11.00 – 18.00
Biglietti
Intero: € 6,00
Ridotto: € 5,00
Studenti fino ai 26 anni: € 2,00
Gratis fino ai 14 anni
Informazioni
T. +39 0473 212643
info@kunstmeranoarte.org
Dove e quando
Evento: Risentimento/ Ressentiment
- Date : 19 May, 2020 – 23 August, 2020
- Sito web