Aprirà al pubblico il prossimo 29 agosto 2020 a Faenza, nel Museo della Città, “Mio vanto, mio patrimonio” L’arte del ‘900 nella visione di Leone Piccioni a indicare cosa, nell’arco dell’intera vita fu scelto, riunito e appeso alle pareti della sua casa da un fine intellettuale,
Ogni collezionista crea una collezione che lo rispecchia, che di lui è un po’ il reale ritratto e quella riunita da Leone Piccioni è il chiaro specchio del suo essere stato una delle personalità di spicco della seconda metà del “secolo lungo”.

Per ognuna delle cento opere esposte, c’è una frequentazione, una precisa assonanza, un richiamo con la poesia o la letteratura, un pensiero condiviso come anche la semplice emozione d’un momento.
L’elenco, in ordine alfabetico degli artisti della Collezione Piccioni, recita i nomi di: Afro Basaldella, Remo Bianco, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Carlo Carrà, Mario Ceroli, Filippo De Pisis, Piero Dorazio, Jean Fautrier, Lucio Fontana, Remo Formichi, Giosetta Fioroni, Franco Gentilini, George Grosz, Renato Guttuso,

Carlo Guarienti, Mino Maccari, Mario Mafai, Giacomo Manzù, Mario Marcucci, Giorgio Morandi, Ennio Morlotti, Aleardo Paolucci, Ottone Rosai, Piero Sbarluzzi, Mario Schifano, Gregorio Sciltian, Graham V. Sutherland, Venturino Venturi.
Presenti in Collezione talvolta con più opere, anche diversissime per caratteristiche e dimensioni.

Piero Pananti e Gloria Piccioni, figlia di Leone, che hanno curato la mostra, sottolineano lo spirito ispiratore «l’amore per il bello e per la cultura, l’impulso per la condivisione delle arti e della conoscenza, le affinità elettive che legano il critico ai pittori, poeti, intellettuali suoi amici».
Viene subito alla memoria la lunga vicinanza di Piccioni con Ungaretti e la scelta di Dorazio per illustrare “La Luce”, sua raccolta di poesie degli anni 1914-1961.

Piccioni, da autentico intellettuale, non si pone steccati, cercando semmai assonanze tra pittura, letteratura, poesia, musica, teatro. All’interno di quella Cultura che sapeva realmente divulgare nelle sue trasmissioni televisive.

Anni in cui la tv era ancora uno strumento, forse “lo” strumento, di crescita di un’Italia alla ricerca di una nuova identità, negli anni difficili, ma vitali, del secondo dopoguerra.
Didascalie immagini
- Filippo De Pisis, Il maniscalco, 1941,
Olio su tela - Mino Maccari, Ungaretti (1960-1965),
Olio su cartone telato - Graham V. Sutherland, dal “Bestiario”, 1968,
Tecnica mista su cartone telato - Giosetta Fioroni, Doppia identità, 1969,
Smalto su tela - Alberto Burri, Cretto Bianco 1971,
Acquaforte e acquatinta
In copertina
Ottone Rosai, Muro, 1953,
Olio su tela
[particolare]
- Breve biografia
Leone Piccioni (Torino 9 maggio 1925 – Roma 15 maggio 2018) è stato allievo di Giuseppe De Robertis e di Giuseppe Ungaretti.
Docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università la Sapienza di Roma e poi alla Iulm di Milano, alla carriera accademica e di critico letterario ha affiancato quella di giornalista e dirigente Rai.
È stato direttore del telegiornale, responsabile della terza pagina de Il Popolo, redattore de L’Approdo letterario e curatore dell’omonima trasmissione radiofonica e televisiva e, successivamente, vicedirettore generale della Rai.
Curatore di Vita d’un uomo, la raccolta di tutte le poesie di Giuseppe Ungaretti (Milano, Mondadori, 1969), autore di numerosi saggi dedicati a Pavese, Vittorini, Gadda, Foscolo e Leopardi, diari di viaggi, libri di memorie, ritratti.
Proprio la formula del ‘ritratto’, emblematica di quella appartenenza alla “letteratura come vita”, cifra della sua ricerca e del suo magistero, è il cuore di uno dei suoi libri più celebri, Maestri e amici (Rizzoli, 1969), dove oltre ai profili dei suoi maestri (De Robertis, Ungaretti, Cecchi, Bo),spiccano quelli degli amici pittori Alberto Burri, Renato Guttuso, Giacomo Manzù, presenti nella raccolta di opere esposte in questa mostra.
Tra i libri più recenti: Ritratto in bianco e nero (Quaderni del Circolo “Silvio Spaventa Filippi”, 2010), Un’intimità ormai impossibile (Firenze, Pananti, 2014), Attualità del mio Novecento (a cura di Silvia Zoppi Garampi e Giovanni Piccioni, Dante &D escartes, 2015), Ungaretti e il Porto Sepolto (Succedeoggi Roma, 2016), Com’è tutta la vita e il suo travaglio – Lezioni su “Ossi di seppia” di Eugenio Montale (Dante & Descartes, 2017) e, pubblicato postumo, Lungara 29 – Il caso Montesi nelle lettere a Piero (Polistampa, 2018).
Appena uscito di Leone Piccioni:Giorgio Morandi – Opere, Scritti, Corrispondenza 1952-1963 pubblicato da Gli Ori, Pistoia.
Dove e quando
Evento: Museo di Città in Palazzo Piccolomini – Piazza Pio II, 2 – Pienza
- Date : 29 August, 2020 – 10 January, 2021