«La politica è l’unico mezzo umano per liberarci. I padroni lo sanno bene e cercano di addormentarci.
Ci portano il vino, la televisione e i giradischi, macchine e altri generi di oppio.
Noi compriamo e consumiamo.
Serviamo ad aumentare la ricchezza padronale e a distruggere la nostra intelligenza.»
(Scuola 725: Lettera al sindaco, Roma, 1968)
Perché ripubblicare un libro scritto dai ragazzi di don Roberto Sardelli, il sacerdote di frontiera – “don Milani de Roma” – che nel 1968, in contrasto con i suoi superiori, acquistò, da una prostituta, una baracca dell’Acquedotto Felice al quartiere Tuscolano, per farla diventare una scuola di riscatto esistenziale e morale.
Nella baraccopoli abitavano oltre seicento famiglie di operai ed ex-contadini meridionali, vittime dei feroci pregiudizi di allora e i loro figli facevano parte delle classi differenziali della scuola pubblica, perché considerati non adatti e quindi destinati a programmi semplificati. Pagine di storia italiana forse volutamente poco note.
Roberto Sardelli (Pontecorvo, 5 aprile 1935 – Pontecorvo, 18 febbraio 2019) impegnato per un rinnovamento morale e materiale della vita politica e sociale italiana, si prese cura anche dei malati di Aids oltre a dedicarsi alla danza praticando il flamenco tra i popoli rom e sinti.
Ottenne una laurea “honoris causa” dall’Università di Roma Tre e la riedizione del testo è stata realizzata proprio con la collaborazione del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’ateneo.
In questo particolare momento, il volume edito da Libreria Editrice Fiorentina va ben oltre il merito storico legato a quel determinato contesto sociale, ma assume un valore più ampio a partire già dalla scelta del titolo.
“Non tacere” ha un doppio significato legato alla necessità di denunciare i limiti di una scuola di Stato del tutto autoreferenziale e incapace di accogliere le esigenze di una parte della popolazione, una scuola astratta e lontana dall’esperienza e dalla vita quotidiana di molti.
La Scuola 725, invece, è una scuola che forma per inserirsi nel flusso della vita.

“Non tacere” significa rompere il silenzio, parlare,denunciare, per affermare la propria dignità, prendere la parola in prima persona.
La conquista della parola, come per molti altri educatori rivoluzionari da don Lorenzo Milani a Paulo Freire, era anche per don Roberto Sardelli il centro dell’esperienza educativa. Un’esperienza educativa collettiva e non individuale perché nessuno si libera da solo.
“Non tacere“, dunque, è un atto di libertà, di dignità di cui oggi sembra ci sia un disperato bisogno…
Scuola 725
Non tacere
Pagine 198
Libreria Editrice Fiorentina
Collana: Scuola familiare
Isbn 9788865001745
In copertina
don Roberto Sardelli all’ingresso di Scuola 725 (fonte)